www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
Dietro la retorica dei “mercati” si nasconde un sistema dominato da oligopoli e conflitti globali. Dalla fine della Guerra fredda, l’Italia ha perso autonomia mentre politica e alleanze riproducono equilibri esterni. Guerra ed economia sono ormai un unico sistema.
Capitalismo senza mercato: la guerra come regola, non eccezione
– Pasquale Cicalese*
La retorica dei “mercati” continua a occupare editoriali e dibattiti pubblici, ma sempre più spesso appare come un simulacro. La realtà concreta del capitalismo contemporaneo è fatta di concentrazioni di potere: grandi conglomerati, cartelli, oligopoli che dominano settori strategici e orientano decisioni politiche ben oltre i confini nazionali.
Non è una deviazione recente. Già tra Otto e Novecento, con l’espansione coloniale e l’ascesa delle grandi potenze industriali, la competizione economica si traduceva in conflitto geopolitico. Oggi quel meccanismo non è scomparso: si è semplicemente sofisticato. Alle guerre tradizionali si affiancano quelle finanziarie, commerciali, tecnologiche e, sempre più, quelle per il controllo delle rotte energetiche e marittime.
I ruolo di attori globali come Stati Uniti, Cina e alleati strategici come Regno Unito e Israele evidenzia una competizione sistemica. La crescita cinese, in particolare, richiama dinamiche già viste nella storia europea di fine Ottocento, quando l’ascesa della Germania alterò gli equilibri esistenti.
Dalla Guerra fredda alla subordinazione europea
Per comprendere la posizione dell’Italia, è necessario guardare alla cesura storica rappresentata dalla fine della Guerra fredda. Durante il confronto tra blocchi, l’equilibrio internazionale offriva margini di autonomia anche ai paesi europei, sostenuti da una combinazione di peso politico interno, conflitto sociale e presenza dell’Unione Sovietica.
La dissoluzione di quell’equilibrio ha prodotto una ridefinizione dei rapporti di forza. L’Italia, come altri paesi europei, ha progressivamente ridotto la propria capacità di manovra, inserendosi in una struttura internazionale più rigida, in cui le decisioni strategiche vengono prese altrove.
Parallelamente, sul piano interno, si è assistito a una trasformazione profonda del modello socio-economico. La stagione della concertazione degli anni Novanta – legata a figure come Carlo Azeglio Ciampi e Giuliano Amato – ha segnato il passaggio da un sistema basato su diritti sociali universali a uno fondato su strumenti integrativi: previdenza complementare, sanità integrativa, enti bilaterali.
Un cambiamento presentato come modernizzazione, ma che ha comportato una progressiva individualizzazione dei rischi sociali e una riduzione delle tutele collettive.
Politica e conflitto: tra rappresentazione e realtà
Nel frattempo, il dibattito politico italiano ha assunto sempre più i tratti di una competizione tra élite, spesso descritta attraverso categorie morali piuttosto che analitiche. La contrapposizione tra schieramenti viene narrata come scontro tra “buoni” e “cattivi”, mentre le strutture di potere rimangono sostanzialmente intatte.
In questo contesto, la ricerca ciclica di figure salvifiche – leader capaci di risolvere crisi sistemiche con soluzioni rapide – rappresenta una costante della cultura politica nazionale. Una dinamica che tende a deresponsabilizzare il corpo sociale e a semplificare problemi complessi.
L’attuale fase politica, con il riemergere di coalizioni ampie e trasversali, si inserisce in questa logica. Le alleanze vengono costruite per garantire stabilità e governabilità, ma spesso finiscono per riprodurre equilibri già esistenti, senza incidere sulle cause profonde delle disuguaglianze.
Guerra diffusa, economia integrata
La dimensione globale del conflitto contemporaneo rende sempre più difficile distinguere tra guerra e pace. Non esiste più un unico teatro, ma una molteplicità di fronti interconnessi: militari, economici, tecnologici.
In questo scenario, le economie nazionali risultano sempre più integrate e, allo stesso tempo, più vulnerabili. Le decisioni prese in un contesto – dalle sanzioni commerciali alle politiche energetiche – producono effetti immediati su scala globale.
L’Italia, inserita in questa rete, si trova a subire dinamiche che spesso non controlla pienamente. Le scelte strategiche vengono influenzate da vincoli esterni, mentre il dibattito interno si concentra su questioni di superficie.
Il nodo irrisolto
Il risultato è un sistema in cui la percezione di conflitto non sempre coincide con la sua reale natura. Le tensioni politiche interne appaiono spesso come riflesso di dinamiche più ampie, che sfuggono al controllo nazionale.
In assenza di una riflessione critica su questi processi, il rischio è quello di continuare a interpretare la realtà attraverso categorie inadeguate. Moralismo e personalizzazione della politica non sono strumenti sufficienti per comprendere fenomeni strutturali.
La questione centrale resta aperta: in un sistema dominato da grandi concentrazioni di potere economico e da conflitti globali diffusi, quale spazio resta per decisioni autonome e per un’effettiva rappresentanza degli interessi collettivi?

* Riadattamento e rielaborazione da un post di Pasquale Cicalese
Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- L’Occidente e il martirio incomprensibile del nemico
- Che vi piaccia o meno, quella dell’Iran è una guerra anticoloniale
- Nigeria, tra guerra e fintech: il Paese dove jihadisti e startup convivono
- Un Paese senza passato: come l’Italia ha smesso di capire se stessa
E ti consigliamo
- Malagrazia, viaggio tra streghe e inquisizione
- Un’abitudine inesauribile, scrivere di cinema
- Oltre il confine. Riflessioni dal crepuscolo dell’Occidente
- Pancia di balena
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Dittature. Tutto quanto fa spettacolo: si può essere ironici su temi serissimi e al contempo fare opera di informazione e presidio della memoria?
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult













