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lunedì 16 Maggio 2022
NewsRoger Waters: non sventolo bandiere per incoraggiare il massacro in Ucraina

Roger Waters: non sventolo bandiere per incoraggiare il massacro in Ucraina

Il fondatore dei Pink Floyd, Roger Waters, noto attivista dei diritti civili, definisce Putin e Biden come dei gangster. Chiede a Zelensky di mettersi ad un tavolo per trattare. Meglio vivere in un paese neutrale che uccidere ed essere uccisi.

Roger Waters risponde ad una fan ucraina: non sventolo bandiere per incoraggiare il massacro in Ucraina

Roger Waters, mitico bassista dei Pink Floyd, ha pubblicato sulla sua pagina social ufficiale, un interessante scambio epistolare con tale Alina Mitrofanova, che si è presentata come una 19enne ucraina, che ha chiesto al musicista -noto per le sue battaglie pacifiste e per i diritti civili- di prendere posizione sull’invasione russa.

Waters ha voluto ricordare alla ragazza, di non aver mai taciuto sulla questione Ucraina “sono disgustato dall’invasione dell’Ucraina da parte di Putin, secondo me è un errore criminale, l’atto di un gangster, ci deve essere un cessate il fuoco immediato”.

Ma Waters bacchetta i governi europei, responsabili di alimentare l’incendio che distrugge l’Ucraina, riversando armi, invece di impegnarsi nella diplomazia necessaria a fermare il massacro.

Durissimo anche con gli USA: “Una lunga insurrezione in Ucraina, sarebbe grandiosa per i gangster di Washington, è ciò che sognano, “giocare”, come fanno, “con il coraggio di essere fuori portata” Spero disperatamente che il vostro Presidente non sia un anche lui un gangster e che farà ciò che è meglio per la sua gente, e chiederà agli americani che si mettano a un tavolo. Purtroppo, tuttavia, molti leader mondiali sono gangster e il mio disgusto per i gangster politici non è iniziato la scorsa settimana con Putin”.

Rogers rammenta le sue battaglie e le critiche per l’invasione dell’Iraq nel 2003, l’occupazione della Palestina dal 1967, i bombardamenti della Nato in Serbia , la distruzione della Siria, il massacro dei profughi palestinesi di Sabra e Shatila nel 1987.

In merito alla convinzione di Alina, che nel suo paese non esistono gruppi neonazisti, Rogers le risponde che “…è una certezza quasi certamente sbagliata. Entrambi i battaglioni Azov nel tuo esercito, la milizia nazionale e il C14 sono ben noti gruppi neo-nazisti autoproclamati. Anche loro sono gangster”.

Alina ringrazia il musicista per aver pubblicato la sua email, anche se ribadisce che le vedute sono diverse. Successivamente, dopo un quarto d’ora dalla risposta, dalla ragazza, giunge un post scriptum  “…la democrazia già non funzionava in questa situazione. L’esercito russo si rifiuta di negoziare, vuole che gli ucraini seguano gli ultimatum russi, ma noi non lo faremo mai, poiché è il nostro paese, e resisteremo fino alla fine”.

Rogers si chiede, e domanda alla sua interlocutrice, se veramente conosce la sua storia e tutto ciò per cui si è battuto. Se pensa che il presidente Zelensky non debba usare la diplomazia, per porre fine a questa guerra barbara, ricordandole che quando dice “resisteremo fino alla fine“, sembra una resa agli dei della guerra, allontanare il suo diritto di resistere ai guerrafondai dell’occidente. Come fanno anche molti russi, che mettono in pericolo la loro libertà per ottenere la pace.

L’artista le chiede perché rifiutare l’idea di un’Ucraina neutrale. Cosa sceglierebbe tra essere una giovane donna morta o fare dei negoziati e vivere in un paese non schierato. “Farò tutto quello che posso per contribuire alla fine di questa terribile guerra nel vostro paese, tutto, tranne sventolare una bandiera per incoraggiare il massacro.”

 

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Giuseppe Folchini
Laureato in Scienze della Comunicazione. Già notista politico per alcuni periodici, blogger dei diritti civili e sociali.

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