Quando Elly Schlein, prima della guerra, denunciava il nazifascismo ucraino

Nel suo libro uscito poco prima dell’intervento russo in Ucraina, la neosegretaria del PD Elly Schlein, lanciava un duro atto d’accusa contro il nazionalismo ucraino ricordando le persecuzioni contro gli ebrei durante la seconda guerra mondiale.

Elly Schlein e il nazifascismo ucraino

Le ferite del nazismo e dei suoi epigoni sono nella carne viva della famiglia di Elly Schlein. Infatti uno dei nonni della leader dei dem era un ebreo di un piccolo paese vicino a Leopoli che ad inizio ‘900 fuggì dai pogrom antisemiti rifugiandosi a New York.

A ricordarne la sorte è lei stessa nel libro “La nostra parte“, la segretaria del Pd ricostruisce un fatto storico lanciando pesantissime accuse al nazionalismo ucraino.

A segnalare le pagine più indicative del testo di Schlein, è stato Alberto Fazolo, con un articolo su L’Antidiplomatico. In particolare Fazolo sottolinea questi passaggi:

In Galizia, regione tra i Carpazi e la Vistola dove viveva una vasta comunità ebraica, si è scritta una delle pagine più atroci ed efferate dell’orrore dell’Olocausto. I nazisti organizzarono con la collaborazione dei nazionalisti ucraini dei pogrom massicci, di una violenza che non si può immaginare: ammazzavano anche 30.000 persone al giorno.

Decine di migliaia di ebrei furono rinchiusi nel ghetto di Leopoli, deportati al campo di concentramento di Janowska nell’immediata periferia della città oppure fucilati alla cava di argilla e sabbia nel bosco. A Leopoli morirono oltre 130.000 ebrei.”

E ancora:

“A Leopoli, dove sono stata nell’autunno del 2018 […], sembra che i pogrom non ci siano mai stati. La grande sinagoga di Zolkiev è miracolosamente ancora in piedi […].  Il silenzio rimbomba lì dentro, fa un rumore sordo come la rimozione dell’accaduto. A Leopoli non c’è un museo, non c’è un’indicazione sulla mappa  per raggiungere quello che è stato il campo di concentramento dove i nazisti costringevano una piccola orchestra di ebrei a suonare, mentre ne venivano uccisi a migliaia. Come faranno le nuove generazioni a evitare i tragici errori del passato recente, se nessuno si preoccupa di tenerne viva la memoria?

Il nazifascismo è stato sconfitto, ma la minaccia del suo rigurgito non è mai sopita. E non è solo quella diretta, di chi ancora oggi nega, di chi ancora oggi esalta, di chi ancora oggi ha nostalgia di quel regime liberticida e assassino, ma anche quella indiretta.”

In chiusura Fazolo ci ricorda come il libro della Schlein sia andato in stampa il 15 febbraio 2022, una settimana prima che cominciasse l’intervento russo, il 24 febbraio. Da quel giorno sui media si è abbattuto uno tsunami revisionista che ha imposto censure, cambiato narrazione – basti pensare a Wikipedia che ha cambiato le pagine su Bandera e sul massacro di Odessa – e si è creata la nuova categoria del “putinismo” per bollare come fantapolitica o propaganda qualsiasi posizione non allineata e dando l’illusione di pluralità lasciando un po’ di  celebrità a personaggi come il professor Orsini, specchietto per le allodole del nostro apparato mediatico.

E in tutto questo, evidentemente, anche la Schlein deve aver modificato i suoi pensieri. Ora la memoria può esser messa da parte. Il presente dice che gli eredi di quel nazionalismo fanno comodo…

 

 

 

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli