Macron approfitta della guerra e riaccende l’atomo: vuole più armi nucleari

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Macron annuncia l’aumento delle testate nucleari francesi e propone una “dissuasione avanzata” europea. Con Germania e UK nascono nuovi progetti missilistici. Il TNP resta sullo sfondo. La guerra in Iran accelera il riarmo del continente.

Macron riscopre l’atomo: la deterrenza europea nel tempo della guerra

Nel pieno della nuova fiammata mediorientale, con la guerra tra Israele e Iran che ridisegna equilibri e nervi scoperti del sistema internazionale, la Francia ha deciso di parlare la lingua più antica della sicurezza contemporanea: quella nucleare. Emmanuel Macron, dalla base sottomarina di Île Longue a Brest, ha annunciato l’aumento del numero di testate atomiche francesi. Nessun dettaglio, nessuna cifra aggiornata: solo la promessa di una “dissuasione avanzata” e il richiamo alla responsabilità presidenziale sancita dalla Costituzione.

Secondo i dati più recenti del SIPRI, Parigi dispone di circa 290 testate. Insieme al Regno Unito, rappresenta l’unica deterrenza nucleare formalmente europea. Ora, però, la dottrina cambia tono: non più semplice garanzia nazionale, ma potenziale ombrello esteso al continente. Il messaggio è chiaro: in un mondo percepito come “sempre più pericoloso”, la Francia intende rafforzare il proprio arsenale e, contestualmente, il proprio peso politico.

La deterrenza come politica industriale

L’annuncio arriva mentre in Europa si moltiplicano le dichiarazioni sulla necessità di autonomia strategica. Macron ha parlato di aumento delle testate senza fornire numeri, sostenendo che la trasparenza appartenga alla discrezionalità del presidente. Una scelta che stride con la tradizione francese di comunicazione controllata ma pubblica sul proprio arsenale.

Il piano prevede, tra l’altro, l’entrata in servizio del nuovo sottomarino nucleare L’Invincible dal 2036. Nel frattempo, Parigi ha avviato un “gruppo direttivo nucleare di alto livello” con la Germania, consentendo la partecipazione tedesca alle esercitazioni nucleari francesi già entro l’anno. Non è un dettaglio tecnico: è un passo politico. Berlino, storicamente prudente sul nucleare, entra simbolicamente nella sfera della deterrenza atomica europea.

Si aggiunge poi il progetto European Long-range Strike Approach (ELSA), sviluppato con Regno Unito e Germania, per la realizzazione di missili a lunga gittata. Tradotto: non solo atomo, ma anche capacità convenzionali potenziate. La deterrenza diventa sistema integrato.

Otto Paesi – tra cui Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca – avrebbero manifestato interesse a ospitare, in forma circostanziale, forze aeree strategiche francesi. Macron ha precisato che l’ultima parola resterebbe comunque a Parigi. Condivisione sì, sovranità ancora di più.

Tra Trattato di non proliferazione e silenzi istituzionali

Il problema è giuridico e politico insieme. Il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) non vieta formalmente agli Stati dotati di armi atomiche di ampliare i propri arsenali, ma li impegna a perseguire negoziati per il disarmo. Inoltre, proibisce il trasferimento di armi ad altri Paesi. L’ipotesi di dispiegamenti e condivisioni operative solleva interrogativi non marginali.

Finora, né l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica né il suo direttore Rafael Grossi hanno commentato l’annuncio. Un silenzio che pesa, soprattutto in un contesto in cui l’Europa si presenta come custode dell’ordine multilaterale.

In Francia, le reazioni sono state misurate. Marine Le Pen ha contestato l’idea di estendere la deterrenza ai partner europei, ma ha sostenuto il riarmo. Jean-Luc Mélenchon ha chiesto approfondimenti, definendo tuttavia la scelta “positiva”. In sostanza: dissenso sulla gestione, consenso sull’arsenale.

L’Italia, per ora, non figura tra i Paesi interessati al progetto. Un’assenza che riflette forse cautela, forse marginalità.

Il punto politico è un altro. La guerra in Iran diventa catalizzatore di una corsa al riarmo che l’Europa dichiarava di voler evitare. L’argomento è sempre lo stesso: un ambiente internazionale instabile richiede strumenti di deterrenza credibili. Ma la deterrenza, per definizione, vive di equilibrio e trasparenza. L’opacità numerica annunciata da Macron rischia di trasformare la sicurezza in competizione simbolica.

C’è un paradosso sottile: mentre si invoca il rispetto del diritto internazionale in altri teatri di crisi, si procede a rafforzare arsenali che, per natura, rappresentano la negazione ultima della legalità condivisa. La “dissuasione avanzata” suona come un ossimoro elegante per dire che l’Europa si prepara a un mondo più duro, meno regolato, più armato.

Macron gioca su più tavoli: leadership europea, autonomia strategica, prestigio nazionale. L’atomo diventa strumento di politica interna ed estera insieme. Ma ogni testata aggiunta è anche un messaggio: il continente che si proclamava laboratorio di pace riscopre la grammatica della potenza.

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