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martedì 17 Maggio 2022
NewsLa guerra nelle retrovie tra logistica e pericolo di allargamento

La guerra nelle retrovie tra logistica e pericolo di allargamento

Arrivati al terzo mese del conflitto in Ucraina, con un nuovo lungo thread su Twitter Nico Piro, il pioniere italiano del giornalismo mobile, ha fatto il punto sulla situazione mettendo l’accento sulla questione fondamentale della logistica.

Problema logistica e pericolo di allargamento

Di Nico Piro*

Una frase attribuita a Napoleone (e al gen. Bradley) recita: i dilettanti parlano di tattica, i professionisti di logistica. Prima però ricordiamo che le vittime civili sono a quota 5,840 (2,729 morti, 3,111 feriti): tragico. (Report ONU)

Entrati ormai nel terzo mese di guerra la logistica è probabilmente il tema principale e meno discusso di tutto quanto sta accadendo in teatro. Parliamo di quella forza invisibile chiamata rifornimenti senza la quale un esercito si ferma e si trova in grossi guai.

Sin dai primi giorni dell’invasione si è parlato delle difficoltà russe nel rifornire (carburante, munizioni, razioni) la propria avanzata, all’epoca era in atto uno sforzo militare su almeno 4 assi di penetrazione e un comando non centralizzato. Oggi la logistica è di nuovo  al centro dell’attenzione, perchè?

Dopo una serie di avvertimenti (anche con note di protesta) la Russia sta colpendo quelle che potrebbero essere le linee logistiche che portano da Polonia e Romania le armi occidentali in Ucraina.

Per esempio nella zona di Odessa è stato colpito un ponte chiave nel collegamento con la Romania (il porto di Odessa che pure potrebbe essere importante è de facto sotto blocco navale da mesi). Allo stesso modo vanno letti gli attacchi di ieri contro le linee ferroviarie.

La logistica americana sta svolgendo un lavoro da record con i suoi C-17 da/per la Polonia. Da qui (in segreto) i rifornimenti vengono portati in Ucraina. Per questo i russi stanno provando a colpire infrastrutture di trasporto e depositi di armi (stando alle dichiarazioni del Ministero della Difesa russo quasi sempre smentito da parte ucraina, come nel caso dell’attacco missilistico su Odessa dei giorni scorsi).

Le armi occidentali sono un crescente problema nei rapporti tra Russia e Nato, stanno segnando il campo di un ulteriore escalation. Il sottosegretario alla Difesa britannico Heappey ieri ha definito “non un problema” l’uso delle armi fornite all’Ucraina dal Regno Unito per colpire il territorio russo le linee logistiche (definite obiettivo legittimo).

Dopo il clamoroso attacco sul deposito di carburante di Belgorod (per i russi opera di elicotteri ucraini, Zelensky non confermò e non smentì) negli ultimi giorni si stanno moltiplicando episodi (anche nell’ultima notte) di quelli che paiono attacchi oltre frontiera.

Fermo restando che l’incendio del deposito di carburante di Bryansk ufficialmente resta un incidente per Russia (la posizione a + di 100 km da confine, lo colloca fuori dal raggio di una serie di possibili tipologie di attacco “remoto”) alla Difesa UK il Ministero della Difesa Russo risponde ribadendo (l’aveva già detto la settimana scorsa prima di colpire la fabbrica di missili a Kiev) che reagirà con proporzionalità contro i “centri decisionali” nella capitale ucraina.

Aggiunge che “non è un problema” (parafrasi di Heappey) la presenza di consiglieri militari dei Paesi stranieri nei centri decisionali (…) in caso di rappresaglia russa”. Spieghiamolo diversamente: armi britanniche in mano ucraina che colpiscono obiettivi in territorio russo, rappresaglia missilistica russa, potenzialmente anche contro obiettivi dove ci sono SAS (Special Air Service, forze speciali) britanniche quindi morti Nato in territorio ucraino.

A me pare una ricetta perfetta per l’ulteriore espansione del conflitto. Continuiamo a camminare su una stretta lisca di terra tra olocausto nucleare e una guerra che si espande ai paesi confinanti.

Percorriamo lo stretto passaggio chiamato conflitto regionale convinti che ogni passo non richieda cautela, che possiamo persino correre senza temere di cadere o senza che la lisca si sbricioli franando.

Nell’est del Paese tutto resta, all’apparenza, com’era. Siamo in una fase profondamente preliminare con spostamenti metodici (lo dice anche The Study of War) e quindi lenti proprio per non allungare troppo le linee dei rifornimenti e tenere le unità corazzata in raggio di “mutuo soccorso” (sono unità lente quindi devono stare ad una distanza ragionevole per coprire un fronte largo ma tale da consentire manovre di soccorso e rinforzo di altre unità finite sotto attacco).

In sintesi come detto in tempi non sospetti: no, la battaglia del Donbass non è ancora cominciata. L’artiglieria potrebbe essere presto affiancata da bombardieri a lungo raggio sempre (come ormai pare costante) da spazio aereo russo. In mezzo a questo “stupidorisiko” (cit. Mario Spallino) ci sono i civili.

Nella zona centro-sud tra Mikolayv e Kherson (dove gli ucraini nelle scorse settimane pareva stessero contrattaccando con successo) sta cambiando lo scenario, non me la sento però di esprimermi perchè non ho davvero capito come si stanno mettendo le cose.

 

*Nico Piro è un giornalista, scrittore e blogger italiano, attualmente inviato della redazione esteri TG3.

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