Lo stato dell’Unione: Trump e lo scolapasta sulla testa

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Discorso al Congresso trasformato in comizio elettorale: Trump celebra economia e vittorie militari, tutto come fosse un miracolo personale. Ma i sondaggi calano e le Mid Term si avvicinano. Se perde il Congresso, diventa un’anatra zoppa. L’America applaude. I numeri meno.

Gli allori di Trump

Più che uno “stato dell’Unione”, sembrava il resoconto trionfale di un generale rientrato da una campagna vittoriosa. Donald Trump si è presentato al Congresso con l’enfasi di chi distribuisce allori, non dati. Un discorso istituzionale trasformato in un comizio strategico, con un solo obiettivo: blindare consenso in vista delle elezioni di Mid Term.

Ha celebrato l’economia come se fosse un miracolo personale. Prezzi di uova, pollo, burro e hotel – a suo dire – in caduta libera. Peccato che l’inflazione resti attorno al 2,4%, sopra il target della Federal Reserve. Ha rivendicato la “corretta interpretazione” dell’economia contro 22 premi Nobel, liquidati come incompetenti. E non è mancato un riferimento polemico alla Corte Suprema per una decisione sfavorevole sui dazi. Il copione era chiaro: tutto ciò che funziona è merito suo, tutto ciò che scricchiola è colpa di Biden, dei giudici o di generiche cospirazioni.

Non stupisce che una cinquantina di democratici abbia scelto il boicottaggio. L’aria non era quella di un bilancio condiviso, ma di una mobilitazione elettorale anticipata.

Tutto da soli, alleati come comparse

Sul piano internazionale, il tono non è stato meno assertivo. Trump ha elencato le crisi affrontate come trofei. Iran in testa. Ha celebrato un’operazione militare che avrebbe colpito i principali siti di arricchimento dell’uranio – Natanz, Fordow e Isfahan – senza chiarire la strategia di lungo periodo: fermare il nucleare? Cambiare regime? Sostenere i manifestanti? Silenzio.

Ha evocato numeri drammatici – 32.000 manifestanti uccisi in Iran in un mese, 25.000 morti al mese in Ucraina – cifre che molti osservatori giudicano quantomeno discutibili. Sulla guerra in Ucraina, un passaggio rapido: “stiamo lavorando duramente per finirla”. Una formula che dice tutto e niente.

Quanto a Gaza, il Presidente ha parlato di cessate il fuoco e restituzione degli ostaggi come se la stabilità fosse già realtà. Non lo è. Eppure la narrazione presidenziale procede come se i conflitti si chiudessero con un tweet.

Colpisce, nel quadro generale, l’assenza quasi totale di riferimenti agli alleati. L’America che Trump descrive è una potenza solitaria, circondata da minacce, non da partner. L’unica menzione sostanziale all’Europa riguarda l’aumento della spesa NATO al 5% del PIL entro il 2035 e il meccanismo che prevede acquisti europei di armi americane per l’Ucraina. “Ci pagano per intero”, ha sottolineato con orgoglio. Una solidarietà a saldo attivo.

Il messaggio geopolitico è lineare: Washington guida, gli altri adeguano il portafoglio.

Sondaggi poco incoraggianti

Dietro la retorica muscolare, però, i numeri raccontano altro. Il job approval medio di Trump si attesta attorno al 42%, con una disapprovazione oltre il 56%. Uno scarto negativo che inquieta la Casa Bianca. Nella “generic ballot” per il Congresso, i Democratici risultano avanti di diversi punti.

La luna di miele si è accorciata. Promesse difficili da mantenere, dossier complessi – dalla Cina all’Ucraina, dal Medio Oriente alla politica commerciale – stanno logorando l’immagine del comandante infallibile. Se i Repubblicani perdessero Camera e Senato, Trump diventerebbe una “lame duck”, un’anatra zoppa con margini legislativi ridotti al minimo.

E allora il discorso al Congresso diventa ciò che è sembrato: un’iniezione preventiva di consenso, un tentativo di trasformare le difficoltà in epica. Ma la politica, a differenza della retorica, risponde ai numeri.

La domanda che resta è semplice: il Paese è sulla rotta giusta? Per una maggioranza di americani, no. E quando oltre la metà degli elettori teme che il comandante stia guidando il paese verso un baratro, il problema non è la qualità dell’orazione. È la traiettoria.

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