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L’intervista estatica di Cecilia Sala a Zelensky: un caso di giornalismo “dedito alla felpa verde oliva”

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Cecilia Sala è tornata al lavoro e, con la puntualità di un orologio svizzero, ha ottenuto un’intervista esclusiva con il suo eroe: Volodymyr Zelensky. Un evento preannunciato in pompa magna dal Foglio e rimbalzato sulle principali agenzie, perché si sa, quando il leader ucraino parla, il mondo ascolta. Soprattutto se a raccogliere le sue parole è la giornalista che non nasconde mai il suo entusiasmo per “il presidente coraggioso, l’uomo che ha dismesso giacca e cravatta per il pile verde oliva”. Una descrizione che, da sola, meriterebbe un Pulitzer per la poesia.

Cecilia Sala, Zelensky e la mistica della felpa e dei calzini mancanti

Ricordiamo che Cecilia Sala non è nuova a queste celebrazioni eroiche. La stessa che in passato ha illustrato una mappa dell’Azovstal usando una grafica di un gioco da tavolo e ci ha spiegato che le truppe russe scappavano “perché senza calzini”, ora si presenta al cospetto del “simbolo della resistenza ucraina” con una devozione quasi mistica.

Dopotutto, il suo approccio è onesto: non finge oggettività. Il problema è che qui siamo lontani dal giornalismo e più vicini a una sceneggiatura hollywoodiana, completa di sorrisi da attore e battute preconfezionate.

L’intervista, anticipata con grande clamore, si concentra su temi di cruciale importanza. Tra le dichiarazioni spicca l’elogio di Zelensky a Giorgia Meloni, definita “un’amica leale”, con l’aggiunta di un tocco umoristico: “Spero solo che il suo rapporto con Trump non sia migliore di quello che ha con me!”. Una battuta che avrà mandato in crisi Bruno Vespa, che avrà pensato “Perchè non l’ha fatta con me?!”. 

Nel frattempo, poche ore dopo la pubblicazione delle anticipazioni, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha escluso categoricamente l’Italia come possibile partecipante ai negoziati di pace, definendo la posizione italiana “anti-russa”. Ancora più significativo è stato l’intervento di Putin, che ha ricordato come una legge voluta proprio da Zelensky renda illegale negoziare con la Russia, trasformando il presidente ucraino nel principale ostacolo alla pace. Insomma, l’intervista è stata superata dagli eventi prima ancora di essere pubblicata integralmente.

Giornalismo o propaganda?

Il punto centrale dell’intervista è la richiesta insistente di Zelensky di far entrare l’Ucraina nella NATO, presentata come unica soluzione per fermare “il serial killer Putin”. La giornalista del Foglio non si pone domande scomode, non incalza il presidente ucraino su questioni spinose, come il rispetto degli accordi di Minsk o le uccisioni in Donbass. Al contrario, si limita a veicolare il messaggio con dedizione.

Tra i momenti più toccanti – o imbarazzanti, a seconda dei punti di vista – c’è il riferimento al nonno di Zelensky, che avrebbe combattuto con l’Armata Rossa contro i nazisti. Un racconto strappalacrime che, però, ignora convenientemente la demolizione dei monumenti all’Armata Rossa in Ucraina e la riabilitazione di figure storiche che combatterono proprio contro di essa. Ma guai a parlare di neonazisti in Ucraina: sarebbero solo fake news della propaganda russa, secondo il copione occidentale.

L’intervista di Cecilia Sala non è solo un esercizio di adulazione, ma anche un esempio lampante di come il giornalismo occidentale si sia trasformato in uno strumento di narrazione unilaterale (ed è un eufemismo). La Russia viene demonizzata, l’Ucraina santificata, e chiunque osi mettere in discussione questa visione viene bollato come “filo-putiniano”.

Nel frattempo, Washington si prepara a sacrificare Zelensky. Speriamo che Cecilia Sala riesca a superarla, Ma è giovane, troverà un altro amore.

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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