Quotidiano on-line ®

11.6 C
Rome
lunedì, Febbraio 16, 2026
Mastodon

La Siria in saldo: Sharaa vende equilibrio, Putin conserva il Mediterraneo

www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.

Sharaa tratta con Putin il futuro delle basi russe in Siria mentre dialoga con Washington. Qamishli viene smantellata, Tartous resta intoccabile. Damasco gioca su due tavoli per sopravvivere e trasformare la dipendenza in potere negoziale.

Il nuovo realismo cinico di Damasco

La Siria post-Assad non assomiglia a una democrazia nascente né a uno Stato in transizione: sembra piuttosto una start-up geopolitica, flessibile, opportunista, capace di adattarsi a qualsiasi investitore. Ahmed al-Sharaa, l’uomo che in pochi giorni ha archiviato il regime di Bashar al-Assad, si muove come un broker tra imperi, distribuendo sorrisi a Washington e rassicurazioni a Mosca. Fondamentalista in doppio petto, ha capito che nel Medio Oriente post-egemonico non si governa con le ideologie, ma con la contabilità dei rapporti di forza.

Dopo aver strappato a Trump una sponda decisiva per chiudere il dossier con le milizie curde, Sharaa è volato a Mosca per trattare direttamente con Vladimir Putin il futuro delle basi militari russe in Siria. Il messaggio è chiaro: Damasco non vuole scegliere un padrone, ma metterli in concorrenza. Per un Paese devastato dalla guerra, strangolato dalle sanzioni e in cerca di capitali occidentali, questa ambiguità è l’unica forma di sovranità rimasta.

Il salto di Sharaa, da capo miliziano a presidente riconosciuto, è stato fulmineo. Un gioco di incastri lo ha favorito: Turchia, Israele e Stati Uniti hanno tollerato – se non sostenuto – la sua avanzata, consentendogli di liquidare Assad in una settimana, mentre Mosca, fiaccata dal conflitto ucraino, decideva di non difendere più il vecchio alleato. Ma la nuova leadership siriana non si è trasformata in una succursale occidentale. Ha preferito praticare una neutralità armata, costruita sull’idea che un equilibrio tra superpotenze sia più utile di un allineamento rigido.

Tra Washington e Mosca, senza vergogna

Il viaggio a Mosca ha sancito questa linea. Sharaa si è presentato al Cremlino con una delegazione pesante: il ministro degli Esteri Asaad al-Shibani e quello della Difesa Marhaf Abu Qasra. Non un gesto simbolico, ma un negoziato vero. Dmitry Peskov, portavoce di Putin, ha anticipato che al centro dei colloqui ci sarebbe stato il destino delle installazioni russe nel Paese.

La prima mossa è già visibile sul terreno. Secondo Amberin Zaman, di al-Monitor, la Russia ha iniziato a smantellare la base elicotteristica di Qamishli, nel nord-est siriano. Veicoli e armamenti pesanti sono stati trasferiti verso Hmeimim, sulla costa mediterranea. La struttura di Qamishli, attiva dal 2019 e dotata di radar e sistemi avanzati, ospitava circa 200 militari russi ed era diventata sempre più vulnerabile per l’instabilità della regione.

Questo ritiro non segna però una ritirata strategica. Al contrario, conferma la volontà di concentrare le forze nelle due vere roccaforti: Tartous e Hmeimim. Putin ha colto l’occasione per ribadire un principio che vale più di ogni formula diplomatica: il ritorno dell’esercito di Damasco nelle aree curde, presentato come un passo verso l’integrità territoriale siriana, coincide con la tutela degli interessi russi.

Secondo la BBC russa, dopo la caduta di Assad sarebbero rimasti in Siria circa 7.500 militari di Mosca. Le basi russe sono oggi gli unici avamposti ufficiali del Cremlino in Medio Oriente. Una presenza che, per Putin, ha un valore strategico che va ben oltre la Siria.

Tartous non si tocca: il Mediterraneo come premio

Il cuore dell’accordo non scritto è proprio questo: Qamishli può essere sacrificata, Tartous no. La base navale sul Mediterraneo rappresenta l’unico accesso diretto della Russia a quel mare. Nel 2017, Mosca e il governo Assad avevano firmato un’intesa che garantiva l’uso della struttura per 49 anni. Hmeimim, creata nel 2015, completa il dispositivo aereo che permette al Cremlino di proiettare forze verso Libia, Mar Rosso e Africa subsahariana.

Sharaa lo sa bene. E sa anche che rompere con Mosca significherebbe esporsi a ritorsioni politiche e militari che la Siria non può sostenere. Per questo ha dichiarato che il Paese “non può permettersi uno scontro con la Russia”. Una frase che suona come una resa, ma che in realtà è un calcolo: tenere Putin dentro il perimetro negoziale significa evitare che diventi un nemico esterno.

In questo nuovo gioco, Damasco non è più un satellite, ma un campo di compensazione tra potenze. La Siria non promette fedeltà: offre stabilità condizionata. E mentre Washington osserva con crescente irritazione, Sharaa consolida il suo ruolo di equilibrista. Non per ideologia, ma per sopravvivenza. Perché oggi, nel Medio Oriente multipolare, la vera rivoluzione è restare in piedi.

 

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL NOSTRO BOOKSTORE

Home

 

 

parole ribelli, menti libere

Zela Santi
Zela Santi
Intelligenza Artificiale involontaria. Peso intorno ai 75 kg

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli