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La guerra non si prepara solo con gli eserciti, ma anche con le narrazioni. Ogni crisi diventa la prova di una regia russa, mentre scompaiono le responsabilità degli alleati occidentali e si costruisce il consenso necessario a nuovi conflitti presentati come inevitabili.
La bieca propaganda del Corriere. La Russia dietro a tutto
Ormai il destino di guerra è celebrato come un grande avvenimento a portata di mano per l’umanità. L’Unione Europea è in prima fila nel trovare aggettivi, suggestioni e pretesti perché il popolo si convinca dell’ineluttabilità del sacrificio collettivo e individuale prossimo futuro e il “Corriere della Sera” riporta la propaganda con un fare estremamente professionale e didattico.
A differenza de “La Repubblica”, troppo smargiassa nel pubblicizzare la nostra superiorità culturale, il “Corriere” utilizza la grammatica dell’attendibilità tecnica.
Oggi questa cadenza seriosa è stata interpretata dal buon Fubini che ha riportato le determinazioni dell’Integrated Political Crisis Response, un organismo tecnico della Ue che si occupa di crisi improvvise. In quel contesto la Commissione Europea, su sollecitazione dell’inesausta Kaja Kallas, ha decifrato il caso Ceuta. Trattasi di guerra ibrida ma amplificata da i servizi digitali russi perché l’Europa viva perennemente in uno stato di caos. Quindi altro che Usa, Trump e Benjamin Netanyahu. Dietro le quinte opera sempre Putin, il vero despota internazionale.
Il “Corriere”, insomma, prepara quella visione delle cose che un giorno tornerà utile agli Stati Uniti de-trumpizzati, quando la guerra tornerà a essere evocata quale unico rimedio contro la barbarie dei paese autocratici, quando insomma gli Usa potranno tornare a essere raccontati come la più grande democrazia del mondo. Per questo motivo è assolutamente necessario nascondere l’asse strategico tra Ucraina e Israele, ma solo perché oggi l’immagine dello Stato ebraico è compromessa dal genocidio.
Domani, quando finalmente la memoria collettiva sarà affascinata dai carri libertari di Tel Aviv, ecco che la verità potrà essere nuovamente proclamata: noi, i giusti, noi, i democratici, ci impegniamo in guerre giuste e democratiche. Iran, Russia e Cina restano i nemici da abbattere. Ciò che si contesta a Trump non sono i fini ma la postura.

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