Kushner compra la costa albanese, Rama firma, i cittadini insorgono, l’Europa non vede

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Jared Kushner vuole un resort da 1,4 miliardi nella laguna protetta di Narta. Il governo Rama approva. L’Albania protesta da quattro giorni bloccando il paese. L’UE osserva. I bulldozer lavorano. La costa sparisce.

Fenicotteri contro bulldozer: Tirana in piazza da quattro giorni

Da fine maggio, escavatori e mezzi pesanti sono entrati nell’area protetta di Vjosa-Narta, sulla costa meridionale dell’Albania, aprendo piste di accesso, disboscando tra i pini e installando recinzioni. L’area in questione — laguna di Narta, zona umida di Zvërnec, tratto di costa nei pressi di Vlorë — ospita fenicotteri rosa, siti di nidificazione delle tartarughe marine e rappresenta una tappa fondamentale per gli uccelli migratori lungo la rotta mediterranea.

A promuovere il progetto, del valore stimato in circa 1,4 miliardi di euro, è la Affinity Partners di Jared Kushner, genero del presidente Trump, insieme a Ivanka Trump e ai fratelli qatarini Moutaz e Ramez Al-Khayyat del gruppo Power International Holding. Il progetto prevede hotel, appartamenti, ville di lusso e un porto turistico su un’area di circa 2,6 milioni di metri quadrati. Per il terzo giorno consecutivo, il 3 giugno, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Tirana con sagome di fenicotteri rosa, chiedendo lo stop ai lavori e le dimissioni del premier socialista Edi Rama. Quindici manifestanti risultano sottoposti a procedimenti penali.

Il modello che l’Albania conosce già

C’è una narrazione precisa che accompagna ogni grande progetto di sviluppo turistico in un paese con PIL basso e classe dirigente disponibile: l’investimento straniero come leva di modernizzazione, il turismo di lusso come motore di crescita, i posti di lavoro come argomento per silenziare le obiezioni. La Affinity Partners sostiene che il progetto contribuirà a un aumento del PIL albanese dal 3 al 4% nei prossimi cinque anni e creerà oltre diecimila nuovi posti di lavoro.

Sono le stesse promesse che accompagnano ogni operazione di questo tipo, da Cancún agli anni Ottanta fino alle coste turche degli anni Novanta, con risultati che gli albanesi possono verificare guardandosi intorno: costa già in larga parte cementificata, prezzi in aumento, infrastrutture di base — l’acqua potabile continua nelle abitazioni, per esempio — ancora carenti in molte zone del paese. Il turismo speculativo non distribuisce ricchezza: la concentra, sposta popolazioni, trasforma luoghi vissuti in scenografie per consumatori ad alto reddito.

Il premier Edi Rama difende l’operazione come svolta necessaria verso il mercato turistico di fascia alta, con l’occhio all’adesione all’Unione Europea che l’Albania persegue da anni. È una posizione che ha una sua logica politica interna, e che tuttavia ignora una contraddizione abbastanza vistosa: l’adesione all’UE richiede rispetto dello stato di diritto, responsabilità democratica e istituzioni efficaci — non sono formalità burocratiche ma criteri sostanziali. L’agenzia statale anticorruzione albanese ha confermato di aver aperto un’indagine sul progetto, senza fornire dettagli. Esistono contestazioni legali sulla privatizzazione dei terreni coinvolti, un tipo di contenzioso che in Albania ha una storia lunga e spesso opaca.

Autorizzare la distruzione di un’area protetta per un investimento straniero mentre si è formalmente candidati all’UE è il tipo di contraddizione che Bruxelles tende a segnalare nei rapporti annuali e poi a ignorare nei negoziati reali, soprattutto quando gli investitori hanno cognomi noti.

Quello che rende la “Rivoluzione dei fenicotteri” politicamente significativa non è solo la dimensione ambientale, reale e documentata. È la natura del movimento: spontaneo, senza leadership verticale riconoscibile, a prevalenza giovanile, cresciuto da anni di attivismo locale che ha costruito reti e linguaggi condivisi senza aspettare un partito o una sigla che li rappresentasse.

Una ragazza ha preso un megafono davanti al filo spinato e ha detto che lì aveva imparato a nuotare. Non è retorica: è il tipo di radicamento territoriale che trasforma una protesta in un fatto politico durevole, perché non si esaurisce con la singola manifestazione ma ha alle spalle memorie, relazioni, senso di appartenenza che nessuna promessa di PIL può comprare.

Il WWF e BirdLife Europe hanno scritto una lettera alla Commissione Europea segnalando rischi di danni ecologici irreversibili, compromissione della futura rete Natura 2000 in Albania e impatti transfrontalieri sulla biodiversità mediterranea. La foca monaca del Mediterraneo — una delle specie marine più minacciate al mondo — frequenta le acque dell’area. I fenicotteri rosa nidificano nella laguna. Le tartarughe marine depongono le uova a pochi metri dal cantiere recintato. Sono dati biologici, non argomenti retorici.

La famiglia Kushner-Trump non è nuova a operazioni di questo tipo in paesi con governi compiacenti e controllo democratico limitato. Che l’Albania — paese candidato all’UE, con un premier che si definisce progressista — sia diventata il teatro di questa operazione dice qualcosa su come funziona la gerarchia reale tra capitali, governi e popolazioni in questa parte del mondo. I fenicotteri, per ora, resistono. I bulldozer anche.

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