Una volta sentivamo dire: la mafia non esiste, ora lo stesso mondo ci spiega che il fascismo non esiste più. Così Montesano può parlare di collezionismo e il presidente del Senato mostrare orgoglioso un bronzo del duce come nulla fosse.
Enrico Montesano si credeva La Russa
Di Giorgio Cremaschi.
Giustamente cacciato dalla RAI per aver indossato una maglietta fascistoide, Enrico Montesano ora fa l’ingenuo e l’offeso. La maglia con i simboli della X MAS, una banda di tagliagole a servizio dei tedeschi (tralasciamo i rimandi dannunziani e le note di Veneziani), era spiritoso collezionismo, si giustifica.
Pare diventato un mantra: esibire simboli e cimeli fascisti, manifestare con il saluto romano, vestirsi da squadristi o da SS, non sono apologia del fascismo, ma collezionismo, goliardia, rievocazioni storiche.
Immaginate se in Germania il presidente del Parlamento mostrasse con orgoglio la statuetta di Hitler tenuta in casa. Sarebbe uno scandalo mondiale cui seguirebbero le immediate dimissioni dell’interessato.
Invece da noi la seconda carica dello stato, il fascista Ignazio La Russa, può mostrare in tv il bronzo di Mussolini, che tiene in posto d’onore, e non succede nulla. Collezionare ricordi del più grande criminale della storia italiana non crea scandalo.
Una volta sentivamo dire: la mafia non esiste, ora lo stesso mondo ci spiega che il fascismo non esiste più.
E se in Ucraina ci sono nazisti armati che esaltano Stepan Bandera, il locale assassino collega di Hitler e Mussolini, questa è solo difesa della libertà e chi dice il contrario è servo di Putin.
Così i funzionari RAI si sono sentiti autorizzati a mandare in onda le immagini dell’attore in maglietta nera; il povero Montesano si è creduto La Russa.
Sinceramente sono più indignato per il Presidente del Senato che per un attore. Basta con le acquiescenze e le complicità verso il fascismo, soprattutto verso quello ipocrita e vile del potere.

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