Il console ucraino a Milano Adrii Kartysh ha scritto al sovrintendente della Scala Dominique Meyer, al sindaco di Milano Giuseppe Sala e al presidente della Lombardia Attilio Fontana per chiedere di “rivedere” la programmazione del teatro, non inaugurando la stagione il prossimo 7 dicembre con l’opera russa Boris Godunov, ed evitando anche altri spettacolo per non assecondare “eventuali elementi propagandistici” (Fonte – Ansa). Il console ha criticato anche la scelta di mettere in cartellone spettacoli di musica russa e anche il recital del soprano Anna Netrebko.
Il console ucraino
La richiesta del console ucraino di censurare il Boris Godunov, opera lirica di Musorgskij del 1869 basata sul dramma di Puskin, dovrebbe far riflettere i sostenitori in buona fede della guerra per procura.
Solo dei nazionalisti di estrema destra possono definire come propaganda russa la cultura di quel paese.
Auspichiamo che il Comune di Milano e il Teatro La Scala rispondano con nettezza alle richieste di questo censore che vorrebbe derussificare la programmazione della stagione teatrale.
Il console ucraino di Milano non è un caso isolato. In Ucraina da anni si vieta la diffusione di libri, film, opere teatrali, serie tv russe. Per non parlare dell’imposizione della lingua ucraina alla minoranza russofona.
Per sostenere la guerra si è preferito presentare l’Ucraina come un paese felicemente democratico glissando su un nazionalismo di destra, ispirato da Bandera e dai filonazisti, che ha avuto un ruolo fortissimo nello scatenare dal 2014 il conflitto.
Non c’è solo il nazionalismo granderusso come racconta la propaganda di guerra.
Non è con la russofobia che si aiuta il popolo ucraino e si costruisce un futuro di pace, democrazia e convivenza. L’arte, la cultura, la musica sono ponti di pace tra i popoli.

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