Sia la lotta per i diritti civili – come il diritto all’aborto – sia quella per i diritti sociali vanno fatte da un punto di vista di classe indipendente, per farle procedere concretamente di pari passo.
Difendere il diritto all’aborto significa rilanciare i diritti di tutte e tutti
Di Marta Collot*
In questi giorni le azioni della Corte Suprema statunitense e le parole di politici nostrani e stranieri (come quelle di Johnson su “Putin se fosse stata donna“) mi hanno spinto a riflettere sul ruolo delle donne non solo nella nostra emancipazione, ma in quella di tutta la società.
Partiamo proprio dal dibattito sulla legge 194, riaccesosi con forza. Quasi due ginecologi su tre sono obiettori di coscienza, e a questi vanno aggiunti anestesisti e personale non medico coinvolto nelle procedure (in entrambi i casi ci si aggira sul 40% del totale).
Non sono pochi gli istituti in cui nessuno pratica l’interruzione volontaria di gravidanza, soprattutto al sud, rendendo il diritto all’aborto un privilegio di chi può permettersi di spostarsi.
Non è mai facile parlare di questioni che riguardano un’esperienza di vita in maniera così intima, e su cui ogni donna deve poter scegliere la sua strada.
Ma proprio perché la possibilità della scelta ha origine in una dimensione tutta sociale del diritto all’aborto, come si può concludere dai dati precedenti, alla fine la tutela di questo diritto riguarda tutti noi, riguarda la costruzione di una società più giusta.
Paradossale che a questi pensieri mi abbiano incalzato delle affermazioni di Emma Bonino. La parlamentare di +Europa ha infatti detto che “i diritti civili sono diritti sociali” e che “vanno curati, difesi e promossi. Ogni singolo giorno. Altrimenti ti svegli e non li trovi più“.
È effettivamente quello che è successo con le conquiste dei lavoratori del secolo scorso, smantellate ad una ad una da quelle politiche lacrime e sangue sostenute proprio dalla Bonino.
Per non cadere nei tranelli della retorica della senatrice che ha sostenuto tutte le “guerre umanitarie” degli ultimi 20 anni, dobbiamo dirci che sia la lotta per i diritti civili sia quella per i diritti sociali vanno fatte da un punto di vista di classe indipendente, per farle procedere concretamente di pari passo.
E che quindi solo l’organizzazione dei lavoratori, dei disoccupati, degli sfruttati è la risposta alle discriminazioni di vario tipo che subiamo, fino al ribaltamento del modello attuale e al superamento della violenza padronale e patriarcale!
* Portavoce di Potere al Popolo

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