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martedì 17 Maggio 2022
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Chi sono gli “amici di Putin?” I numeri parlano chiaro

L’Europa tiene alto il vessillo dei propri valori e ritrova l’unità contro la scellerata invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Peccato che nella crociata mediatica a caccia dei presunti “amici di Putin”, quinte colonne del despota, ci si è dimenticati di sottolineare che Francia, Germania e Italia, come emerso dall’inchiesta del COARM, abbiano continuato a vendere armi a Mosca nonostante l’embargo.

Chi sono gli “amici di Putin?”

Chi sono gli “amici di Putin” lo dicono i numeri: le esportazioni di armi dall’UE alla Russia dal 1998 al 2020 toccano il punto più alto (129 mln) nel 2014, cioè quando Putin si annette la Crimea. L’anno dopo, nonostante l’embargo, ne vengono autorizzate per oltre 200 mln

Chi sono gli "amici di Putin?" I numeri parlano chiaro
(Fonte: Database CAAT su dati Ue). 

Nel 2015 il governo guidato da Matteo Renzi ha rilasciato una autorizzazione per la vendita di 94 blindati Lince alla Russia, per un valore di oltre 25 milioni di euro.

Una disposizione europea al tempo vietava la vendita di armamenti. Ma la decisione non aveva valore sanzionatorio, e l’Italia ha approfittato della falla legale per continuare a mandare armi.

Dunque per cercare gli “amici di Putin” non bisognava andare troppo lontano, ne lanciare la caccia agli intellettuali “dissidenti” nascosti nelle università o sui social.

Ma approfondiamo meglio la questione.

I valori dell’Europa e i rubli di Putin

“L’aggressione di Vladimir Putin è un’aggressione contro tutti i principi che ci stanno a cuore” ha affermato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen al vertice di Versailles.

Eppure, poco più di un anno fa, Vladimir Putin e il suo esercito erano ancora buoni clienti dell’industria europea delle armi.

Nonostante l’embargo in corso, infatti, un terzo degli Stati membri dell’Unione Europea ha esportato armi verso la Federazione Russa, secondo i dati del Gruppo di lavoro ufficiale del Consiglio sulle esportazioni di armi convenzionali (COARM), analizzati da Investigate Europe, un team di giornalisti indipendenti.

Questi dati provenienti da tutti i registri ufficiali delle esportazioni di armi dell’UE-27 mostrano che tra il 2015 e il 2020, almeno 10 Stati membri dell’UE hanno esportato in Russia armi per un valore totale di 346 milioni di euro. Francia, Germania, Italia i tre principali esportatori che hanno venduto “equipaggiamento militare” alla Russia.

Chi sono gli "amici di Putin?" I numeri parlano chiaro

Le falle dell’embargo

Dopo l’annessione della Crimea alla Russia e la proclamazione delle repubbliche separatiste del Donbass, era entrato in vigore l’embargo dell’Unione Europea che vieta la vendita di armi a Mosca, in vigore dal 2014, che recitava:

“La vendita, la fornitura, il trasferimento o l’esportazione diretta o indiretta di armi e materiale connesso di ogni tipo, comprese armi e munizioni, veicoli ed equipaggiamenti militari, equipaggiamenti paramilitari e relativi pezzi di ricambio, verso la Russia da parte di cittadini degli Stati membri o dei territori di Gli Stati membri o che utilizzano navi o aeromobili di bandiera sono vietati, originari o meno dei loro territori.”  (Decisione 2014/512/PESC del Consiglio del 31 luglio 2014. )

Ma i paesi dell’UE che hanno esportato armi in Russia hanno sfruttato una scappatoia legale nei regolamenti dell’UE per continuare il commercio in corso: l’embargo dell’UE sulle armi prevede la seguente esenzione: contratti conclusi prima del 1 agosto 2014 o contratti accessori necessari per l’esecuzione di tali contratti.

Secondo i dati COARM, dopo il 2014 gli Stati membri hanno rilasciato più di mille licenze (autorizzazioni generali per accordi di armi) , mentre appena un centinaio sono state rifiutate.

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L’Italia terzo partner europeo russo per la vendita di armamenti

Al terzo posto della classifica degli esportatori i dati COARM mostrano l’Italia, che tra il 2015 e il 2021 ha venduto alla Russia attrezzature militari per un valore di 44,5 milioni di euro.

Il primo grande contratto firmato con la Federazione è avvenuto nel 2015, con il governo Renzi che ha utilizzato la scappatoia degli accordi preesistenti (c’era una trattativa dal 2011) e l’Ufficio export del ministero degli Esteri, Uama – con l’allora ministro Paolo Gentiloni – ha autorizzato la vendita di veicoli blindati terrestri per un valore di 25 milioni. Nel documento di export, visionato da Investigate Europe si legge che alla fine solo 22,5 milioni di euro di blindati Iveco sono stati spediti in Russia.

È il modello Lince, assemblato in Russia in uno degli stabilimenti Iveco, con componenti italiani, filmato a inizio di marzo sul fronte ucraino, in un servizio della trasmissione Piazzapulita.

Dopo il 2015, il flusso di armi e munizioni esportate in Russia dall’Italia è diminuito, per poi impennare nuovamente nel 2021. Secondo l’Istituto statistico italiano Istat, dati per il commercio estero, tra gennaio e novembre 2021 l’Italia ha consegnato alla Russia armi e munizioni per un valore di 21,9 milioni di euro. Ciò includeva “armi comuni” come fucili, pistole, munizioni e accessori.

Nel computo Istat viene fornito il dettaglio preciso di 18 milioni di armi leggere, mancano quindi all’appello 3 milioni, per i quali i ministeri degli Esteri e dell’Interno non hanno saputo dare spiegazioni

Dunque, sei anni dopo l’entrata in vigore dell’embargo, il governo italiano continuava a concedere in licenza  armi a un Paese che non ha neanche firmato il Trattato internazionale sull’export di armamenti.

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