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mercoledì 18 Maggio 2022
LifestyleRussofobia dilagante: Chanel nel mirino, influencer russe fanno a pezzi le borsette

Russofobia dilagante: Chanel nel mirino, influencer russe fanno a pezzi le borsette

La cancel culture ai danni della Russia sta producendo una vera russofobia: può l’esiziale associazione leader-popolazione rappresentare il preludio di pericolosi sentimenti xenofobi?

Russofobia dilagante: cancel culture preludio di pericolosi sentimenti xenofobi?

Influencer e modelle russe recidono il legame con Chanel.

Un taglio netto. Nel vero senso della parola.

Un paio di cesoie in mano e in pochi secondi le iconiche borse della maison francese Chanel sono state smembrate e ridotte a brandelli da numerose personalità russe tra modelle, influencer e star della tv.

Il motivo? La celeberrima casa di moda francese non si è limitata ad imporre un blocco totale delle vendite dei propri prodotti in Russia, ma ha anche preso la decisione discutibile di far richiedere i documenti agli acquirenti fuori dalla Russia, al fine di negare ai cittadini russi ogni possibilità di acquisto.

Un affronto che è sfociato in un boicottaggio del brand, una protesta che in un batter d’occhio è divenuta virale in seguito all’azione sfrontata dell’attrice, presentatrice e influencer russa Maryna Ermoshkina, pioniera della campagna e la prima ad apparire in un video su Instagram mentre demolisce la sua costosissima bag e proferisce frasi di sdegno e amore patriottico.

“Chanel umilia i miei compatrioti e discrimina le persone in base alla loro nazionalità” ha protestato concitata Maryna, conquistando le 500.000 visualizzazioni sul social.

Ha poi proseguito: “Nessun articolo o marchio vale il mio amore per la patria e il rispetto di me stessa”.

Sulla falsa riga di tali dichiarazioni non hanno tardato a farsi sentire altre voci, innescando una reazione a catena.

La deejay Katya Guseva ha espresso tutto il suo amore per la patria sminuzzando la sua tracolla da oltre 4.000 euro e dichiarando “se per comprare una Chanel bisogna vendere la propria patria, allora non ho bisogno di Chanel”.

Anche la modella Victoria Bonya, russa di origine ma da anni residente a Montecarlo, si è scagliata contro il marchio colpevole di aver appoggiato la politica sanzionatoria ai danni della Russia e, forbici alla mano, ha così espresso la sua solidarietà nei confronti dei cittadini russi impossibilitati a finalizzare gli acquisti.

Abbracciando l’ideale patriottico ha pubblicato un video nel quale indignata dichiara: “Se Chanel non rispetta i suoi clienti, perché mai dovremmo noi rispettare Chanel?”, mentre smembra la patta trapuntata della borsetta che ha scritto la storia della moda.

Riesumate accuse contro Coco Chanel

E come se tali manifestazioni non fossero sufficientemente esaustive del risentimento nei confronti del brand di lusso, per rincarare la dose di astio, vengono riesumate  le accuse di collaborazione con il Terzo Reich durante la seconda guerra mondiale da parte di Coco Chanel, fondatrice della maison, accuse non certamente provabili e più volte smentite dalla diretta interessata.

La russofobia si espande a macchia d’olio, dilaga la Cancel culture

I fatti legati a Chanel non sono che l’ultimo tassello nel mosaico di russofobia che sta ricoprendo le pareti dell’opinione pubblica.

Gli antefatti relativi alla cancellazione del corso di letteratura di Paolo Nori su Dostoevskij prima, la rimozione della mostarda russa nella collezione del National Mustard Museum del Wisconsin poi e altri avvenimenti collegati, non hanno rappresentato che il preludio in questa lotta che investe proprio tutti senza riserve ed esclusioni, intaccando e logorando l’immagine di una cultura tutta, istigando alla personificazione di un nemico da combattere con la “Cancel culture”.

 

La commistione di sentimenti di vicinanza ed empatia nei confronti del popolo ucraino da parte delle nazioni europee infatti, sta inevitabilmente producendo un contagio difficile da arginare: quello della russofobia, che investe a cascata i cittadini, accomunati per assonanza ai fatti terribili della guerra, la cui unica colpa risiede nella nazionalità.

Pericolo xenofobia

L’esiziale diretta associazione leader-popolazione non può che essere il preludio di pericolosi sentimenti xenofobi, edulcorati da espedienti di buon senso e coesione a supporto delle vittime.

Ma questo buon senso è davvero così unidirezionale?

Gli orrori della guerra sono imputabili alle classi politiche, all’establishment, a chi detiene le redini del potere. La colpa della Russia è nel sistema di potere del suo leader, Vladimir Putin.

Il fuoco divampante dell’odio e del disprezzo sta però dilagando incontrollatamente rischiando di bruciare un’altra tipologia di vittime: i cittadini russi dichiaratamente contrari al massacro e una cultura i cui nobili valori andrebbero sempre preservati e risparmiati dalla follia dei pochi.

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Ilaria Lazzara
Ilaria Lazzara
Web Content Writer e traduttrice, collabora stabilmente con società italiane ed estere. Amante dell’ecosostenibilità, è accanita sostenitrice della cosmesi e dell’alimentazione BIO, di pari passo con l’amore immenso che nutre per gli animali.

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