Quotidiano on-line ®

8 C
Rome
sabato, Gennaio 24, 2026
Mastodon

Non è mai troppo tardi? In Italia, forse sì. Il grande paradosso del reskilling

“Troppo vecchio per ricominciare”, “tanto non mi assume più nessuno”, “ormai certe cose non le imparo più”.

Quante volte abbiamo sentito – o detto – frasi come queste? In Italia, perdere il lavoro dopo i 45 anni è spesso una condanna all’invisibilità. Mentre il mondo cambia, le competenze richieste evolvono, e la digitalizzazione accelera, milioni di persone restano indietro. Non perché non vogliano aggiornarsi, ma perché nessuno li accompagna davvero.

In un Paese che invecchia rapidamente e che ha urgente bisogno di riqualificare la sua forza lavoro, la formazione continua resta una retorica senza struttura. E quando si dice “non è mai troppo tardi per imparare”, la risposta reale è: dipende da dove vivi, quanto guadagni, e chi sei.

Il paradosso del reskilling

Da anni sentiamo parlare di reskilling, upskilling, lifelong learning. Le aziende invocano flessibilità, i governi promettono fondi per la formazione, i media celebrano il lavoro che cambia. Ma nella realtà?

  • Chi ha perso il lavoro spesso non ha accesso a corsi seri, né supporto psicologico o orientamento.
  • Chi è impiegato è troppo stanco, poco motivato, o intrappolato in ambienti che non investono un euro nella crescita delle persone.
  • Chi è autonomo deve pagare tutto di tasca propria, sperando che serva a qualcosa.

Il risultato è un’intera generazione che rischia di restare tagliata fuori dalla transizione digitale, non per colpa, ma per assenza di strumenti e cultura formativa.

I numeri impietosi della formazione in Italia

L’Italia è tra gli ultimi in Europa per formazione continua degli adulti.

Secondo Eurostat (2024), solo il 7,6% degli italiani tra i 25 e i 64 anni ha partecipato a un’attività formativa nell’ultimo anno, contro il 23,4% della Svezia, il 27% della Danimarca, il 15% della media UE.

Le disuguaglianze sono ancora più marcate se si guardano:

  • il gap territoriale (nord-centro molto più formati del sud),
  • il livello di istruzione (laureati il doppio più coinvolti dei diplomati),
  • e soprattutto l’età: tra gli over 50, la partecipazione formativa crolla sotto il 4%.

Eppure, è proprio lì che servirebbe di più.

Le cause profonde: culturali, non solo economiche

In Italia, la formazione è ancora vista come qualcosa che “si fa da giovani”. Dopo, ci si aspetta che uno “abbia imparato tutto”. Ma il mondo del lavoro non funziona più così. Le competenze diventano obsolete in 5–10 anni, soprattutto in ambito tecnologico.

Eppure:

  • c’è paura di tornare studenti,
  • vergogna ad ammettere di non sapere,
  • e scetticismo verso l’utilità della formazione.

Molte aziende considerano i corsi un fastidio da spuntare. Altre delegano tutto a enti esterni, ma senza obiettivi veri. Il risultato? Un sistema che esclude chi ne ha più bisogno, ovvero adulti, over 40, persone fuori dai grandi centri urbani.

Chi ci sta provando (e come): le aziende più virtuose

Nonostante il quadro cupo, qualcosa si muove. Alcuni enti, pubblici e privati, stanno tentando di offrire formazione continua accessibile, modulare e concreta.

Ad esempio:

  • Fondo nuove competenze ha aperto opportunità per chi ha perso il lavoro, anche se la burocrazia è spesso un ostacolo.
  • Centri specializzati come Punto Net Formazione offrono invece un approccio più umano e strutturato: percorsi per adulti anche over 40, con laboratori in tutta Italia, corsi online in diretta, tutor assegnati e piani personalizzati.
  • Piattaforme online come Skillshare offrono corsi globali, ma mancano di tutoraggio reale.

Non è mai troppo tardi… se ti aiutano a crederci

Chi ha 50 anni e ha perso il lavoro non ha bisogno di retorica motivazionale, ma di:

  • corsi chiari,
  • supporto reale,
  • certificazioni riconosciute,
  • e percorsi che tengano conto della dignità, dei ritmi e dei timori di chi ricomincia tardi.

La formazione non è (solo) uno strumento economico. È una forma di emancipazione.

E se è vero che “non è mai troppo tardi”, allora dobbiamo smettere di far sentire le persone in ritardo.

L’Italia è un Paese in cui si chiede agli adulti di adattarsi, ma non gli si dà mai il tempo di imparare. E finché sarà così, il diritto di formarsi resterà un privilegio per pochi.

 

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL NOSTRO BOOKSTORE

Home

 

E PER I NOSTRI GADGET CLICCA SUL LINK – https://edizioni.kulturjam.it/negozio/

parole ribelli, menti libere

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli