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Il vertice di Kiev tra i “Volenterosi” stanzia 6,1 miliardi per la difesa ucraina, finanziati con debito comune europeo. Rheinmetall vola in Borsa, oltre il 1000% dal 2022, mentre Leonardo è nel 95% dei fondi pensione italiani. Chi investe per la vecchiaia, senza saperlo, finanzia la guerra.
A Kiev i Volenterosi firmano la difesa aerea, in Borsa si contano i dividendi della guerra
Il 24 agosto, giorno del trentacinquesimo anniversario dell’indipendenza ucraina dall’Unione Sovietica, la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen ha approvato nuovi appalti nel settore della difesa per un valore di 6,1 miliardi di euro, destinati a sistemi di difesa aerea e antimissile, missili, munizioni e radar. Lo stanziamento si inserisce nel più ampio prestito da 90 miliardi di euro concordato dai leader europei lo scorso dicembre, di cui 16 miliardi già impegnati in piani di approvvigionamento e 8,35 miliardi già effettivamente erogati. Il meccanismo prevede che Kiev possa richiedere i pagamenti presentando i contratti firmati con le aziende della difesa, sottoposti poi al vaglio della Commissione prima dell’erogazione effettiva dei fondi.
Il vertice della Coalizione dei Volenterosi, riunito a Kiev in formato ibrido e co-presieduto dal primo ministro britannico Andy Burnham, alla sua prima missione internazionale dall’insediamento a Downing Street, con Emmanuel Macron in presenza e il cancelliere tedesco Friedrich Merz collegato da remoto, si è chiuso con un comunicato che impegna i leader ad aumentare il sostegno militare a Kiev e a intensificare le sanzioni contro il complesso militare-industriale russo, che secondo lo stesso documento avrebbe già perso almeno 495 miliardi di dollari dal 2022.
Proseguono nel frattempo i preparativi della Forza multinazionale destinata a schierarsi in Ucraina dopo un’eventuale cessazione delle ostilità, mentre viene rinnovato l’appello per un cessate il fuoco lungo la linea di contatto. Alla vigilia del summit, Zelensky aveva illustrato un piano elaborato con Stati Uniti e Unione Europea articolato su cessate il fuoco, arretramento delle forze con creazione di una fascia cuscinetto sotto amministrazione terza, e garanzie di sicurezza per Ucraina, UE e NATO, proposta che secondo il presidente ucraino dovrà ora essere discussa da Washington direttamente con Kiev e Mosca. Significativo, e registrato con discrezione dalle cronache, che gli Stati Uniti non fossero presenti al vertice.
Sul fronte del sostegno bilaterale, la Norvegia ha confermato per il 2027 un contributo di 9 miliardi di dollari, stabile rispetto a quest’anno, mentre il Regno Unito ha autorizzato la società MBDA a condividere informazioni classificate sui componenti britannici del missile SCALP, permettendo a Ucraina e Francia di assemblare i vettori direttamente sul suolo ucraino, portando il sostegno britannico complessivo a 25 miliardi di sterline, di cui 16 in assistenza militare.
Zelensky ha quantificato in 300 missili Patriot il fabbisogno per affrontare l’inverno, mentre l’aeronautica ucraina ne richiederebbe fino a 360, cifre che misurano la distanza tra le promesse diplomatiche e la disponibilità reale di sistemi occidentali. Il giorno prima, i leader degli otto Paesi nordici e baltici si erano già riuniti a Kiev per un vertice d’emergenza sulla difesa aerea.
Chi incassa mentre l’Ucraina brucia
Dietro l’architettura finanziaria di questi 6,1 miliardi si nasconde un meccanismo che merita attenzione più di quanta gliene sia stata dedicata nei titoli celebrativi del giorno dell’indipendenza. Il finanziamento avviene attraverso emissione comune di debito europeo, lo stesso strumento che la Germania e i Paesi fiscalmente rigoristi si sono sempre rifiutati di attivare per qualunque altra voce di spesa comune, dal welfare alla transizione energetica, e i cui interessi vengono coperti in parte dal bilancio comunitario e in parte dai rendimenti degli asset russi congelati.
Una clausola non secondaria impone che almeno il 65% di questa spesa si traduca in commesse per imprese europee o che producono direttamente in Ucraina, il che significa che il denaro pubblico europeo, mobilitato con una rapidità che su altri dossier resta sconosciuta, finisce quasi meccanicamente nei bilanci di un ristretto gruppo di aziende.
Il risultato in Borsa non ha richiesto tempo per manifestarsi: secondo quanto riportato nelle cronache finanziarie del giorno, il titolo Rheinmetall ha guadagnato oltre il 3% in poche ore, trascinando con sé l’intero comparto europeo della difesa sopra il 2%. Vale la pena ricordare, per chi ha perso il filo, che l’azienda tedesca ha guadagnato oltre il 1000% dal 2022, una performance che nessun altro settore industriale europeo può vantare in un periodo caratterizzato altrimenti da stagnazione, inflazione e crisi energetica diffusa.
L’asse Rheinmetall, Leonardo, Thales, BAE Systems, sorretto da sussidi pubblici sempre più generosi e da un progressivo spostamento delle linee produttive verso il territorio ucraino, sta diventando il vero cuore pulsante del capitalismo finanziario europeo, in un momento in cui il resto del continente fatica a trovare motori di crescita alternativi.
C’è poi un dettaglio che riguarda direttamente le tasche degli italiani, spesso ignaro persino a chi ne è coinvolto. Il titolo Leonardo è presente nel 95% dei fondi pensione italiani che investono in azioni domestiche, e nel 2025 gli investimenti dei gestori italiani nella società sono passati anche attraverso fondi classificati come “sostenibili”, un paradosso che meriterebbe più attenzione da parte di chi si occupa di finanza etica.
Rheinmetall, dal canto suo, è diventato il titolo preferito nei comparti “Azionario Europa” di grandi fondi pensione come Previndai o Cometa, considerato ormai il principale beneficiario dei piani di riarmo tedeschi e comunitari.
Chi versa oggi un contributo previdenziale in Italia o in Germania sta quindi, con ogni probabilità e senza saperlo, finanziando lo stesso complesso industriale che la propaganda ufficiale presenta come strumento di difesa della pace europea, mentre i suoi titoli in Borsa festeggiano ogni nuovo pacchetto di aiuti come se fosse un dividendo trimestrale in anticipo.

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