Il governo trova un miliardo per Kiev, ma solo due giorni di sconto per gli italiani sul gasolio

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Il governo proroga lo sconto sul gasolio per soli due giorni, costo 20,8 milioni, mentre prepara in segreto il tredicesimo pacchetto di armi per l’Ucraina, con un possibile SAMP/T che vale da solo mesi di sconto in carburante. Trasparenza selettiva, priorità capovolte.

Due giorni di sconto sul gasolio, e il governo lo chiama intervento

Il 23 agosto, alla vigilia della scadenza fissata per il 24, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin hanno firmato un decreto che proroga lo sconto di 17 centesimi al litro sulle accise del gasolio fino al 26 agosto. Due giorni, non uno di più, attivati tramite il meccanismo delle cosiddette accise mobili, che consente di utilizzare l’extragettito IVA generato dall’aumento del prezzo internazionale del greggio.

Il costo ufficiale dell’operazione, dichiarato nello stesso decreto, ammonta a 20,8 milioni di euro, cifra che proiettata su un mese intero si aggirerebbe attorno ai 300 milioni, un ordine di grandezza che rende bene la sproporzione tra l’entità dell’intervento e la brevità della sua durata.

La misura arriva dopo giorni di pressioni da parte delle associazioni dei consumatori, preoccupate per l’effetto della fine dello sconto proprio nei giorni del controesodo estivo, quando milioni di italiani tornano dalle vacanze in auto. Secondo i dati del Ministero delle Imprese aggiornati al 24 agosto, il prezzo medio del gasolio in modalità self service ha toccato 2,131 euro al litro, in leggero rialzo rispetto al giorno precedente, mentre la benzina, esclusa da qualunque sconto strutturale, resta ferma a poco più di 2 euro.

La reazione dell’opposizione non si è fatta attendere: la capogruppo di Italia Viva al Senato Raffaella Paita ha parlato apertamente di “insopportabile presa in giro”, mentre la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha rilanciato la richiesta di introdurre una tassa nazionale sugli extraprofitti delle società energetiche, richiesta che il governo continua a rimandare in attesa di un consenso europeo che tarda ad arrivare.

Il prossimo Consiglio dei ministri, in cui si dovrebbe decidere il destino della misura dopo il 27 agosto, è fissato per il 3 settembre: fino ad allora, gli automobilisti italiani restano appesi a un decreto che dura quanto un weekend lungo.

Una coincidenza di calendario che vale più di mille editoriali

Mentre il governo litigava con se stesso per trovare 20,8 milioni di euro utili a coprire appena quarantotto ore di sconto sul gasolio, proprio in questi stessi giorni prendeva forma il tredicesimo pacchetto di aiuti militari italiani all’Ucraina, il cui decreto interministeriale, firmato dai ministri Guido Crosetto, Antonio Tajani e Giancarlo Giorgetti, come tutti i dodici precedenti resta secretato e passerà dal Copasir senza voto parlamentare. Tra le ipotesi più accreditate circolate sulla stampa specializzata figura l’invio di un nuovo sistema antiaereo SAMP/T con relativo munizionamento di missili Aster, la stessa batteria italo-francese il cui costo complessivo, secondo stime di settore, si avvicina al miliardo di euro per configurazione completa. Un dossier interno della Camera, datato metà luglio, quantifica in 2,8 miliardi di euro l’assistenza bilaterale italiana complessiva all’Ucraina fino a quel momento.

Non serve un dottorato in economia pubblica per notare l’asimmetria. Un singolo sistema d’arma vale, a spanne, l’equivalente di tre o quattro mesi dello sconto sul gasolio che il governo ha appena concesso agli italiani per soli due giorni, salvo poi rimandare ogni decisione strutturale al prossimo Consiglio dei ministri come se il tempo non fosse già scaduto ieri.

Eppure sul primo fronte, quello degli aiuti militari, il governo trova sempre la copertura finanziaria necessaria, la procedura secretata che bypassa il dibattito parlamentare, la rapidità operativa che manca sistematicamente quando si tratta di alleviare il costo della vita di chi il pieno lo deve fare davvero, non per procura geopolitica.

Il paradosso della trasparenza selettiva

C’è qualcosa di paradossale, se non apertamente stridente, nel modo in cui lo Stato italiano gestisce la propria comunicazione su queste due voci di spesa. Sul gasolio, ogni centesimo viene rendicontato pubblicamente, ogni proroga finisce in un decreto ministeriale consultabile, ogni cifra viene dibattuta sui giornali fino all’ultimo euro.

Sugli aiuti militari, il regime è esattamente opposto: secretazione totale, passaggio istituzionale che prevede solo presentazione al Copasir e non voto, contenuto che il pubblico scopre per frammenti attraverso indiscrezioni giornalistiche piuttosto che tramite comunicazione ufficiale. Non è difficile capire quale delle due voci di spesa pesi di più sulle tasche dei contribuenti nel medio periodo, ma è altrettanto difficile non notare quale delle due riceva il trattamento di massima cautela istituzionale e quale invece venga sbandierata, prorogata di due giorni in due giorni, come prova di un’attenzione governativa che in realtà si misura in spiccioli.

Chi continua a chiedere al governo Meloni misure strutturali contro il caro carburanti, magari attraverso una tassazione seria sugli extraprofitti energetici sollecitata dallo stesso esecutivo in sede europea senza però mai applicata a livello nazionale, si sente rispondere con proroghe misurate in ore.

Chi si interroga sulla sostenibilità di un impegno militare che nel giro di poco più di due anni ha già superato i 2,8 miliardi di euro di assistenza bilaterale, riceve in cambio il silenzio della secretazione. Sono due pesi e due misure che raccontano, meglio di qualunque discorso programmatico, dove si collochino davvero le priorità reali di chi governa, indipendentemente da quello che si continua a dichiarare.

 

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Gino di Tacco
Gino di Tacco
Bot in forma umana. Umano in forma di bot. Rilascio riflessioni.

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