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La cultura popolare è stata cancellata sistematicamente perchè privare un popolo della sua cultura significa trasformarlo in un insieme di individui atomizzati e in quanto tali incapaci di organizzarsi e disinteressati alla politica.
Il neoliberismo contro la cultura popolare
Il neoliberismo, con la sua enfasi sul mercato e l’individualismo competitivo, non ha soltanto trasformato l’economia e la politica globale, ma ha anche avuto un impatto devastante sulla cultura popolare.
Questa forma di capitalismo avanzato, che esalta il libero mercato e la riduzione del ruolo dello Stato, ha progressivamente eroso le radici collettive e locali della cultura, trasformando le persone in consumatori atomizzati, disinteressati alla partecipazione politica e alla coesione sociale.
La cultura popolare come fondamento della collettività
La cultura popolare è storicamente l’espressione di una comunità, la manifestazione dei suoi valori, miti, racconti e linguaggi. È un patrimonio vivente, che non si limita ai prodotti di consumo culturale ma include tutto ciò che permette a un popolo di sentirsi parte di una storia comune. Tuttavia, sotto il neoliberismo, la cultura popolare è stata svuotata di significato, ridotta a una merce da consumare.
Privare un popolo della sua cultura significa smantellare la sua identità collettiva, lasciando spazio solo a una massa di individui isolati. Senza cultura popolare, le persone perdono il legame con la propria storia e la propria comunità, diventando sempre più passive e vulnerabili alla manipolazione economica e politica.
La collettività, un tempo fulcro della vita politica e sociale, è stata rimpiazzata da un individualismo esasperato, dove il successo personale è l’unica misura del valore, e il fallimento è compensato da un edonismo vuoto e indotto.
L’attacco neoliberista alla cultura popolare
Il neoliberismo ha sistematicamente smantellato la cultura popolare attraverso diversi meccanismi, principalmente economici e tecnologici. Le multinazionali dell’intrattenimento, per esempio, dominano il panorama culturale globale, imponendo
mode e contenuti che vengono prodotti in poche centrali di potere, principalmente negli Stati Uniti. Queste industrie non solo monopolizzano la distribuzione dei prodotti culturali, ma dettano anche ciò che è accettabile e consumabile.
Le tecnologie digitali, che potrebbero essere usate per diffondere idee e culture alternative, sono invece strumenti nelle mani del neoliberismo per omogeneizzare le esperienze e i gusti.
Le piattaforme digitali come Netflix, Amazon e YouTube promuovono contenuti omogenei su scala globale, soffocando le voci locali e impedendo che nuove forme culturali emergano dal basso. In passato, le culture popolari fiorivano anche in condizioni di povertà e oppressione, poiché le persone si univano per creare qualcosa di proprio.
Oggi, invece, il neoliberismo ha reso quasi impossibile questo tipo di resistenza culturale, controllando rigidamente i flussi di idee e di intrattenimento.
Individualismo e depoliticizzazione
Una delle conseguenze più gravi di questa distruzione della cultura popolare è la depoliticizzazione delle masse. La cultura popolare, in quanto espressione collettiva, è sempre stata strettamente legata alla politica: attraverso le sue forme, i popoli elaborano la loro visione del mondo e costruiscono la loro resistenza contro l’oppressione.
Distruggere la cultura popolare significa disarmare il popolo, privandolo di una delle sue armi più potenti.
Il neoliberismo, favorendo l’individualismo e il consumo passivo, crea una società di persone disinteressate alla politica, atomizzate e incapaci di organizzarsi per difendere i propri diritti.
Le persone non inventano più nulla di proprio; invece, consumano passivamente prodotti culturali fabbricati e imposti da pochi centri di potere. L’imperativo neoliberista è quello di distruggere ogni forma di collettività che possa opporsi all’ordine economico dominante.
Questo si riflette anche nell’educazione, dove gli insegnanti sono spesso costretti a promuovere un individualismo esasperato piuttosto che l’idea di una comunità coesa.
Invece di insegnare ai giovani a sentirsi parte di una collettività con una storia e una missione, il sistema educativo li prepara a diventare ingranaggi isolati nel grande meccanismo neoliberista, dove l’unico obiettivo è la competizione individuale.
L’omologazione culturale e il pericolo della standardizzazione
Un altro aspetto fondamentale del neoliberismo è la creazione di una cultura globale omogenea, un “pensiero unico” distribuito ovunque attraverso le tecnologie digitali e l’intrattenimento di massa.
I profeti dell’individualismo neoliberista sostituiscono la diversità culturale con una varietà superficiale e temporale, ottenuta con una frenetica successione di prodotti che sono uguali per tutti.
Questo processo di omologazione distrugge la capacità delle comunità locali di produrre e trasmettere le proprie culture, sostituendo le tradizioni millenarie con mode effimere, prodotte da multinazionali e vendute come novità.
In passato, le culture si sviluppavano localmente, spesso come risposta alle condizioni specifiche di vita di un popolo. Oggi, invece, la globalizzazione neoliberista crea una cultura globale priva di radici, imposta da pochissimi centri di potere come Hollywood, Silicon Valley o i grandi incubatori tecnologici sponsorizzati dai miliardari.
Resistenza e futuro della cultura popolare
La distruzione della cultura popolare sotto il neoliberismo è un processo grave e in gran parte ignorato dalle élite intellettuali e politiche, troppo concentrate sull’affermazione della libertà individuale e sui valori dell’edonismo consumistico.
Tuttavia, questo processo è insostenibile a lungo termine. Senza una cultura popolare viva e vitale, le società rischiano di diventare sempre più instabili e incapaci di generare coesione sociale.
Per resistere a questa omologazione culturale, è necessario recuperare la consapevolezza del valore delle culture locali e della collettività. Le comunità devono riscoprire il potere della cultura come strumento di resistenza, rifiutando i prodotti culturali imposti dal neoliberismo e creando spazi dove possano fiorire idee e pratiche autonome.
Solo recuperando la propria voce collettiva i popoli potranno sfuggire alla trappola dell’atomizzazione e della passività imposta dal neoliberismo.
La lotta per la cultura popolare è una lotta per la libertà e l’autodeterminazione. Finché le persone saranno private della loro cultura, continueranno a essere schiave di un sistema che le vede solo come consumatori atomizzati, incapaci di opporsi alle ingiustizie e all’oppressione.

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