Il sogno non ha nulla a che spartire con il senso e l’immaginario comunitariamente condivisi. Il sogno è altro dal linguaggio, altro da noi. Quando vi dicono: “segui i tuoi sogni”, non lo fate mai, perchè non sono i vostri. Sareste espugnati da un dormiveglia di massa, assorti in una marcia aritmica, totalitaria e unilaterale.
Vincenzo Del Gaudio era più che un sognatore verace. Perennemente attraversato da visioni, accanito corteggiatore dell’inutile, avventuriero di una dispersione aldilà del linguaggio, Vincenzo Del Gaudio era un mondo. Se un mondo ci lascia non ci abbandona.
Credo che tutto il suo lavoro di intellettuale, accademico e caposcuola – almeno in Italia – di un certo tipo di speculazione, risponda quasi sempre a questo assunto: visione a discapito del senso. Analista instancabile del limite, studioso appassionato delle nuove forme di comunicazione, ha cercato di farmi capire che il rito del teatro non termina sulle tavole, ma prosegue in altre declinazioni e forme. Mai porre limiti all’impossibile. Continuare a meravigliarsi – nei limiti del possibile – del e nel tempo in cui si è accidentalmente caduti.
Il più grande situazionista che abbia mai conosciuto, i nostri innumerevoli viaggi in auto un fluire inesauribile di situazioni deliranti. Cercò per giorni di convincermi a sedurre Michela Miti, e, per anni il nostro principale culto è stata Maria Scicolone. Una volta ci recammo senza alcun motivo a Caianello e incontrammo un vucumprá della prima ora, molto attempato, forse un pioniere della vendita su strada. Vendeva calzini nel deserto. Aveva una vecchia auto. Era bello.
Forse anche grazie a lui ho riscoperto Hegel e iniziato a vedere da prospettive differenti il cinema di Marco Ferreri.
Abbiamo diretto insieme una stagione teatrale e finanche girato una specie di film totalmente impresentabile che, forse per pudore, evitai di montare. Tanto da perdere le tracce del girato.
Ultima scena, concepita da lui, Italo Vegliante – alias la Pantera Rosa – che in un bar sodomizzava un orrendo camionista facendo “Gnagnao“.
Il suo piglio Dionisiaco e orrendamente giocoso, aldilà del bene e del male, innescava una ilarità atroce. Ridevo con le lacrime. Le ho consumate tutte così. Ecco perchè non riesco a piangere.
Da molto tempo si è occupato del mio lavoro, e a più riprese. Circa un anno fa il nostro ultimo “contrasto”: lui che trattava con toni più che encomiastici delle cosucce estemporanee che facevo sui social, e io che controbattevo: “non puoi scrivere un saggio su quella roba, è una cacata”. Ma cosi si fomentava maggiormente… E addio…
Vincenzo Del Gaudio ha finito i suoi giorni in una camera d’albergo, vestito in maniera classica, impeccabile per recarsi all’ennesimo convegno. Se Pasolini è morto alla Pasolini, Vincenzo Del Gaudio è morto alla Vincenzo Del Gaudio, un esempio per tutti di assoluta resistenza, il problema di salute che gli stava distruggendo il corpo non esisteva, nè me ne aveva parlato in maniera approfondita.
La sua volontà inossidabile, la sua voce non ha mai tradito alcuna caduta. Vincenzo Del Gaudio la morte della morte. Sembra una boutade, ma probabilmente è cosi. Forse.

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