15.4 C
Rome
martedì 17 Maggio 2022
BiblosPasolini: Noi siamo un paese senza memoria

Pasolini: Noi siamo un paese senza memoria

Pasolini: Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili

Noi siamo un paese senza memoria

Continuano i nostri contributi nel Centenario di Pier Paolo Pasolini, assassinato a 53 anni nel 1975 e di cui il 5 marzo si sono celebrati i cento anni dalla nascita nel 1922.

Un unicum nella nostra storia culturale non essendoci nessuno che abbia raccolto l’eredità, che possiamo intendere nel suo modo di essere poeta e intellettuale in qualsiasi cosa approcciasse.

Non a caso Sciascia lo definì ”fuori dal tempo”, ovvero singolare e non ideologico e torna in mente quel suo ”Raccogliersi in sé e pensare”, verso de ”La meglio gioventù” scritto a nemmeno trent’anni.

Inafferrabile in vita, inafferrabile in morte, Pier Paolo Pasolini ha consegnato ai posteri un’eredità lacerante e ingestibile.

Pasolini parlava di neocapitalismo e negli stessi anni – precisamente in una conferenza tenuta all’Università Statale di Milano, il 12 maggio 1972 – Jacques Lacan affrontava il “discorso del capitalista”. Per entrambi, al centro della scena vi erano ormai la nuova configurazione del sistema capitalistico, rispetto alle sue origini storiche e, soprattutto, le sue dinamiche di distruzione di ogni legame innestate dalla proliferazione di un desiderio senza più limiti.

Discorso affrontato fino all’autodistruzione da Pasolini. Persino la felicità, nella sua visione, era asservita a una dinamica nichilista, a un potere nuovo.

Pensiamo al Decameron (1971), suo primo vero “successo” di pubblico in ambito cinematografico, in cui Pasolini sembra aver perso ogni ansia di futuro, mutandola in nostalgia. perfino “gioco”: “Non si tratta più di umorismo e di distacco dalla materia: si tratta proprio del gioco”. commenterà Pasolini in un’intervista con Dario Bellezza

Il 7 gennaio 1973, sul Corriere della Sera; Pasolini pubblicava un articolo fortemente polemico fin dal titolo, “Contro i capelli lunghi”, introducendo un altro segno della capacità inglobante e seduttiva del potere.

Questo percorso, qui appena accennato, porta Pasolini a capire – in maniera drastica e contraddittoria, come suo solito– che non è più possibile un altrove, che non è più possibile tornare a casa, proprio perché l’ultima figura del capitale ha dissolto ogni alterità.

Siamo nei territori di Salò.

Pier Paolo Pasolini: Noi siamo un paese senza memoria

“Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare come è. In cui tutto scorre per non passare davvero.”

“Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese è speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale”.

Pier Paolo Pasolini da “Scritti corsari”, 1975.

Leggi anche


Marquez
Marquez
Corsivista, umorista instabile.

Ti potrebbe anche interessare

Ultimi articoli