Le parole di Marcuse negli anni ’60 facevano comodo tra i giovani, per l’umano piacere della moda e per avere più chance di seduzione. A cosa servono le citazioni che troviamo oggi?
Marcuse e Mariotto
Negli anni Sessanta i giovani dei college americani leggevano ‘L’uomo a una dimensione‘ di Herbert Marcuse. Non tutti lo capivano, naturalmente. Molti lo facevano solo per l’umano piacere – si chiama moda – di citarlo all’interno di una conversazione, guadagnando in tal modo delle chance sessuali con le ragazze. O perlomeno è quanto speravano.
Eppure, anche in questo caso, anche se si trattava solo di una finzione interessata, qualcosa restava comunque attaccato. Come quando si simula una risata, e poi ci si trova a ridere per davvero. Le parole di Marcuse facevano come si dice mondo.
Mi chiedo dunque a quale mondo conducano le citazioni che trovo oggi sul web, la dimensione in cui si realizzano. Forse la differenza con il passato è che non è più unica, ma plurima come tutto ciò che è social; dove la metafora del multiverso ha scalzato l’universalità della cultura popolare dei decenni scorsi.
Selvaggia Lucarelli, mettiamo. Quando leggo le news sullo smartphone viene sempre riportato un suo tweet o una sua polemica. Ma io cosa me ne faccio, cui prodest?
Se sussurro quelle parole all’orecchio di una mia coetanea, lei, gli occhi appannati e le labbra tumide, dischiude forse piano e con un sospiro le cosce?
Non credo proprio, ma potrei sempre tentare. Se non funziona insisterei con i battibecchi tra Guillermo Mariotto a Giampiero Mughini. Vada come vada, anche queste parole fanno mondo. Sono risate di plastica che giorno dopo giorno si convertono in carne.

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