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Chi e cosa definiamo coatto? C’è un corrispettivo in politica? Tutto questo e anche di più in questa breve guida per riconoscere il coatto.
Breve guida per riconoscere il coatto
Coatto è un termine romanesco della volgata comune e indica un individuo rozzo, arrogante, volgare e sguaiato. Privo di “gusto” nella definizione relativa al principio di chi cerca di conoscere e protende al bello.
Come aveva profetizzato John Carpenter, essi vivono in mezzo a noi, esibendo comportamenti trasgressivi e uno stile di vita ai limiti della legalità. Il coatto non conosce limiti. Laddove scoperto utilizza le giustificazioni più improbabili, accettando anche di ammettere la propria ignoranza. È nota in Italia la giustificazione del ministro degli interni Scaloja, la famigerata formula “a mia insaputa“. Ma essa è stata utilizzata anche da Renata Polverini, dalla ex sindaca di Roma Virginia Raggi, da Gianfranco Fini, etc. etc.
L’ignobel spetta di diritto a Bettino Craxi che in Parlamento, accusato di appropriazione indebita e concussione, in sua difesa usò il testo di un’opera buffa di Mozart: Cosi fan tutte. Coatto, corrotto, ma ignorante, nel suo caso, proprio no.
Ha corrispondenza in altri idiomi con tamarro, boro, cafone, buzzurro. Deriva dal Latino coactus, participio passato del verbo cogĕre, costringere.
La Treccani fa riferimento anche a chi è passato in giudicato, chi ha subito una condanna lieve o la cui pena è in corso di assolvimento e che in alcuni casi può consistere nella limitazione della propria libertà, con obbligo di permanenza nella residenza o domicilio coatto.
Questa casistica è applicabile a quasi tutti i notabili di Forza Italia passati in giudicato e ai domiciliari: Lara Comi, Verdini, Previti, etc. etc. Qui la lista è davvero lunga.
Significa inoltre l’uso dalla forza in funzione della violenza che si esercita su altri.
Lo Stato esercita la propria forza coatta nella difesa delle leggi e, aggiungerei, nella difesa dei privilegi, visti i comportamenti di alcuni boiardi. Come simpatico esempio possiamo citare l’espropriazione coatta dei terreni in Val di Susa.
In uso gergale alla fine degli anni ’70 coatto si applicava ironicamente a persone il cui comportamento e stile di vita si ispirava a quello malavitoso. Il termine ha sostituito con il tempo l’arcaismo malandrino, fetente, buzzurro. Anche perché irruppe nelle nostra vite il totem Berlusconi.
Oggi indica chi si sforza di sembrare qualcosa che non è ed esercita la forza al fine di ottenere ragione: esercitare la forza (coatta) laddove la ragione viene a mancare.
Ma è molto applicato nella difesa di teorie che non consentono di essere dimostrate in un normale confronto verbale, una sorta di scorciatoia per ottenere una risposta emotiva in chi ascolta. Ad esempio l’affermazione molto in voga durante la pandemia “Il Covid non esiste”, rilanciata a turno dai vari (cito a caso) Trump, Salvini, Bolsonaro, Johnson, Orban (tutti dei perfetti esempi di coattitudine).
Colti poi da malore negano l’evidenza. Poi negano di averlo detto. Poi dicono che è colpa di qualcun altro. È molto coatta la deresponsabilizzazione.
La mancanza di dignità intesa come “parola data” e “rettitudine” è costantemente evitata.
Vuoi conoscere il resto della storia e molto altro?
Ti consigliamo di leggere l’ultima fatica di Daniele De Sanctis: Breve guida per riconoscere il coatto.
I coatti hanno assunto una dimensione numerica nel mondo tale da divenire maggioranza politica e dunque hanno costruito una nuova filologia del potere, nel linguaggio e nella comunicazione. Sono ovunque e ti aggrediscono.
Ma chi sono i coatti? Come agiscono?
Come riconoscerli prima che sia troppo tardi?
Questa breve guida vi aiuterà nella conoscenza del coatto, scandagliandone i miti e i linguaggi, le abitudini e le paure, le convinzioni e le aspirazioni, andando a riconoscerli anche nelle cronache della storia.
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