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martedì 9 Marzo 2021
Agorà Boris Johnson scalza Celentano come paladino dell’orgoglio coatto.

Boris Johnson scalza Celentano come paladino dell’orgoglio coatto.

L’intemerata uscita di Boris Johnson sulla pandemia in Italia, ha ricevuto la replica di Mattarella, ultimo baluardo della serietà.

Boris Johnson, covid e libertà

Boris Johnson, incalzato da una sua ex collega giornalista che chiedeva perché in Italia si fossero comportati meglio nella gestione della pandemia di Covid, dopo aver perculato i suoi concittadini per mesi a favore di una immunità di gregge e sulla Brexit, ha dichiarato senza battere ciglio che gli italiani sono stati più bravi a difendersi dal covid perché amano la libertà meno degli inglesi.

Ora, è vero che siamo un popolo strano, ma siamo passati in breve tempo da scalzi e mafiosi a popolo pecorone e ubbidiente? Sarà per colpa di Salvini? (La cosa vale anche per gli scozzesi, se ascoltate l’intervista integrale sulla BBC).

La cosa è stata talmente imbarazzante che è dovuto intervenire il Presidente della Repubblica Mattarella: Anche noi italiani amiamo la libertà ma abbiamo a cuore anche la serietà.

Mattarella in altri termini ha detto garbatamente a Boris Johnson che è un cialtrone.

Potremmo eccepire in mille modi e di sicuro non in maniera così garbata. Ma la domanda da porsi è: come fa un popolo a mettere al posto di comando un personaggio come Boris? Lo scapigliato Boris, il qualunquista, il destrorso confuso, il mediocre Boris? Solo oggi ce ne rendiamo conto? Quanti hanno inneggiato alla Brexit se ne sono resi conto? Cosa succede?  Io adoro gli inglesi, sia chiaro (nel settore musicale, ovviamente).

Ma il punto comunque è un altro: della risposta di Mattarella, sulla BBC e altre riviste, non trovo traccia.

Il discorso di Mattarella, come i pregevoli commenti di Severgnini e Carofiglio, finiscono qui.

Senza voler apparire classisti, è un semplice dato di fatto, il mio portiere, quanto la shampista del Tuscolano, nulla sanno o sapranno della vicenda. E i due votano nei seggi Roma III e Roma IV, magari ad esempio per la Raggi, e solo perché non leggono. Nulla.

Antefatto: Il re degli Ignoranti.

Nel 1991 dopo lunga e perigliosa riflessione, Adriano Celentano, il coatto per eccellenza, pubblica l’opera di sintesi assoluta della filosofia dell’epoca: il Re degli ignoranti.

Il testo della canzone, senza tagli censorei, è così :

Tu non studi più! facendo cosa tu stai?! Perché ti agiti così? Se non sai cosa vuoi tu … (parlato) “Professore!” Che cos’è una finta questa lotta che fate o forse, o forse come si dice, è solo un fuoco di Puglia tanto per alleggerirvi un po’ da quella noia che vi sta squagliando, sì? (parlato) “Senti, ve, non ci rompere i coglioni!” “Cazzo vuole questo!” Ma si lo so: una lotta è sempre un bello passatempo se non altro ci dà l’illusione di sentirci in qualche modo costruttivi anziché fantasticare le solite cazzate, no? (parlato) “Va’ a fanculo!” – mi limito a questo – .

In quegli anni Boris Johnson studiava il latino e da noi iniziava il lungo declino della Prima Repubblica. Finiva anche la resistenza degli ideologismi. Compare internet e i contratti a Resistenza zero.

Comunista, grazie anche agli americani, alla loggia P2 (di cui Berlusconi e Costanzo facevano parte) passa da essere un aggettivo, un modo di vivere che comporta l’impegno politico, a un’etichetta, un insulto.

Oggi basta leggere un libro per essere etichettati come intellettuali, (non contano le citazioni di Facebook), il 10% degli studenti di liceo non ha mai letto un libro e oltre il 30% non lo capisce.

Si arriva col tempo a cancellare traccia di Flaiano, Pasolini o Gadda, anche nei testi universitari.

Parlare di cinema, di arte o di qualsiasi cosa appaia sinistrorsa o vagamente culturale, viene etichettata come du palle. Arriva l’epoca di Internet ma anche quella di nani e ballerine, ma la seconda ha il sopravvento sulla prima.

Neanche io resisto, come tanti, al fascino della conquista o alla morbosità di sapere se è vero quello che si dice della virtù meno apparente. Ma educazione e senso di pudore mi portano ancora a leggere libri e frequentare persone anziché guardare passivamente un monitor televisivo.

Comunque l’abbassamento d’interesse verso la cultura è generale. Poche informazioni e confuse, poche basi e approssimative, capacità critica e nessuna analisi dell’errore.

La politica usa il popolo come parametro di giudizio. il linciaggio come summa risposta.

Adriano Celentano: Il re degli ignoranti

Le cantonate di Kant

Non credo che nessuno abbia capito davvero le riforme istituzionali degli ultimi referendum. Io non ci ho nemmeno provato. La mia scelta è stata facile: Brunetta ha detto di votare no. Ho scelto il SI di conseguenza. (In contrasto anche con la posizione di questo giornale, schierato per il No.)

La questione della rappresentanza, del popolo sovrano e tutto il resto, mi ha lasciato indifferente, non sono Rescigno. Brunetta mi fa andare fuori di testa. Questo mio è un atteggiamento populista. Instaurare la rabbia, la negazione della logica, l’approfondimento, tanto è uguale, tanto non cambia mai niente, è populismo.

Io non sono diverso dal popolo o da chiunque altro.

Subisco il male, non ragiono, non sono kantiano (che cantonata!), distaccato, scevro da pregiudizi.

La mia stima va oggi al presidente Mattarella che al populismo, all’inettitudine di Johnson oppone quel: Noi gente seria. E in quel Noi c’è un qualcosa di meraviglioso, di sano, di pulito e di partecipe. Non ha detto popolo. Non ha detto gente, (anzi, gggente) non ha detto gli italiani, ha detto noi. Ha fatto l’unica cosa che non fa più la politica, si è unito non ad un gruppo fantomatico di popolo, ma si è messo in questione.

Perché è vero che siamo qualunquisti, corrotti e mafiosi negli atteggiamenti, ma siamo gente seria alle volte.
Lo siamo nelle crisi, nel quotidiano, superando mille difficoltà date dalla nostra indole lassista.

Siamo in grado di superare il cazzo me frega. Ma il cazzo me frega e il  ma che palle, sono l’apoteosi del qualunquismo e dell’indifferenza collettiva. Ora se la morale fornita dai media è condivisa per più di un milione di soggetti allora si presume che il popolo lo vuole. O almeno questo ci fanno credere i media, quelli che magari lo comprano il milione di like o follower, .

L’utilizzare un popolo nel suo catatonico e passivo subire l’influenza della propaganda è il metodo che si usa nel populismo. Ma i like comprati o indotti non risolvono il problema. E se fai un errore questo andrebbe risolto, che tu sia Trump, Salvini o Boris Johnson.

Ma l’assunzione di responsabilità pare non sia contemplata davanti al popolo social.

 



Daniele De Sanctis
Daniele De Sanctis
programmatore, ghost writer in economia, Laurea in “cose inutili e altre amenità”. Produttore esecutivo tv per conto della Rai sino a Maggio 2009. Sommelier, insegna a Perugia nel 2009 nei laboratori professionalizzanti dell'Università degli studi UNIPG. Con Slow Food Roma per 10 anni, organizzo “Gas”. Dal 2013 collabora come editorialista per la rivista Agrodolce.

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