Sua eminenza Giovanni Lindo Ferretti, divide et impera

Così parlò Giovanni Lindo Ferretti: “Per l’evoluzione della società il comunismo è stato un male “necessario” perché chi vuole vedere possa vedere.”

Sua eminenza Giovanni Lindo Ferretti

Le interviste a Giovanni Lindo Ferretti sono ormai un genere letterario a se, con tanto di attesa, visione, lettura, analisi, interpretazione, caratterizzazione, esegesi e infine giudizio.
Mentre in controcampo, probabilmente, si staglia la risata dell’ex voce dei CCCP dal suo eremo di Cerreto Alpi mentre pensa a quanto siamo fessi con le nostre elucubrazioni.

Non fa eccezione l’intervista rilasciata al “Fatto” in occasione, del suo nuovo libro: Óra – difendi conserva prega. A 69 anni Lindo Ferretti è uno che ha fatto i conti con la propria storia, non la rinnega, ma è felice di essere tornato a “casa”, come dice lui, ovvero la tradizione cattolica in cui è cresciuto. Oggi nel suo arcaicismo è forse l’ultimo dei pasoliniani. Scrive Ferretti: “Non si porta il paradiso sulla Terra. L’assalto al cielo non si fa. Un santo papa ha definito il comunismo «un male necessario»: mi sono arrovellato e ho compreso. Per l’evoluzione della società è stato “necessario” perché chi vuole vedere possa vedere.”

La voce salmodiante dei CCCP\CSI da anni disorienta fan e opinione pubblica manifestando un pensiero libero e forte, senza sottrarsi a critiche e fraintendimenti. E anche in questo caso il copione si ripete.

Ha scritto Salvatore Setola*

“A Giovanni Lindo Ferretti i talebani della tribù musicale non hanno mai perdonato di non essere diventato l’idolo di cui loro, e non certo lui, avevano bisogno. Ma come si fa a non amare uno che si commuove ripensando al suo cavallo morto tanto da tenerne una reliquia in casa per riconoscenza? Uno che ha cominciato a bere vino a 44 anni per non mortificare un costoso omaggio ricevuto da Franco Battiato; uno che si prende del fascista – e d’altra parte in Italia quest’aggettivo non si nega a nessuno – a causa delle sue posizioni conservatrici quando ad Alba per Beppe Fenoglio e a Montesole in memoria della strage di Marzabotto ci è andato lui a suonare, mica i paraculi col fascistometro prontamente installato in mezzo alle chiappe; uno che vive ritirato tra i monti come un monaco ortodosso, e come un mistico moderno slalomeggia tra le vanità tentatrici dello spettacolo: -ho anche troppo ego, occorre tenerlo a bada. Distruggere il proprio ego è una pratica fondamentale-.
Un uomo controverso e talvolta antipatico, certo, ma talmente interessante e profondo che persino se ci parla Scanzi, ne viene fuori una bellissima intervista.”

Scrive proprio Scanzi nel suo incipit all’intervista, dando segni di un imminente attacco di priapismo: “L’uomo che scorteccia le parole come pochi, che tributò Fenoglio come nessuno e che per decenni ha tenuto insieme punk, ascesi, militanza, rivoluzione e poesia in musica, se ne sta nella sua Cerreto Alpi con due cavalli che adora, cinque gatti (il più cattivo lo ha chiamato Putin), un cane che risponde al nome di Scampato, una gher (le tende usate dai popoli nomadi dell’Asia Centrale) dove prega e uno zio 97enne che accudisce con devozione. Giovanni Lindo Ferretti ha scritto un libro tenero e toccante di preghiere e memorie, Óra (Compagnia Editoriale Aliberti). L’uomo parla poco (coi media) ed esce ancor meno. Crudo e protettivo, inquieto e pacificato, stanco e vivacissimo. Un ossimoro di acume vibrante e talento assoluto. Un artista così enorme che, se lo ascolti con troppa attenzione e trasporto, rischi quasi – per osmosi – di deragliare da te stesso.”

L’unica critica possibile, in ottica di laicismo da ex vedove dei CCCP, la lasciamo a Luigi Porto**

“Se devo trovargli un difetto, invece, è proprio questo narcisismo da santone eremita che lo rende macchietta, questo suo essere affabulatore a tutti i costi che poi é proprio quello che crea il corto circuito al suo pubblico, alla sinistra che di artificiosità e ampollosità ha bisogno come il pane. Potrebbe essere più schietto, naturale, autentico, ma non lo è, é un intellettuale prigioniero di sé stesso, un personaggio naturalmente complesso e artificioso che da sempre cerca di sfuggire a questo inseguendo una purezza che non raggiungerà mai. In questo é tragico. Si veste da contadino del 1800 mentre quasi sicuramente i suoi vicini contadini, che al popolo appartengono davvero, hanno tute di acetato. E di Giorgia invidia l’autenticità. É onesto, ma non puó fare a meno di mentire. Provo solo affetto per lui. Ha tutti i difetti della sinistra, brama i pregi della destra. Ah: ha cantato nel piú grande disco rock europeo degli ultimi 40 anni. Anche se impazzisse totalmente se lo sarebbe guadagnato, “qua é pieno di pazzi che non se lo sono meritato” (C.B.)”

E dunque Ferretti continuerà ad amministrare prediche senza attendere repliche. I fedeli lo saluteranno, chinando il capo in ossequioso silenzio. Qualcun altro imprecherà tra i denti.

* Salvatore Setola

* * Luigi Porto

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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