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martedì 17 Maggio 2022
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La sinistra, la memoria storica e il pragmatismo

È ancora possibile costruire una memoria storica anche senza un partito? La sinistra in particolare cosa fa in proposito?

La memoria storica e il pragmatismo

“L’illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva; la storia insegna, ma non ha scolari.“ Gramsci in “l’ordine nuovo”, 11 marzo 1921.

Le illusioni, ovvero i miti sono parti di un linguaggio, perciò “rivelazione”, come ci ricorda Cesare Pavese, parte necessaria per costruire la nostra personalità sia individuale che collettiva per tramite degli “archetipi” come ci ricorda Jung.

Perché allora Gramsci chiama gramigna l’illusione? Perché l’illusione è l’aspetto peggiore del mito. Se da un lato, in quanto rivelazione, il mito è strumento di crescita e costruttore di identità dall’altro quando esso assume l’aspetto di illusione diventa motivo di disturbo della personalità perché allontana dalla presa di coscienza della realtà e da una formazione corretta di “Io”.

Bisogna rifarsi allora sia al concetto di “falsa coscienza” di Marx sia al “principio di realtà” di B. Russell per capire come utilizzare i miti al fine di costruire una personalità ed un pensiero che affondi le radici in un passato e in una rappresentazione dell’esistente che pur non rinunciando a simboli e rivelazioni usi la coscienza come strumento di mediazione tra i miti stessi i, la realtà e i bisogni. Sia emotivi, personali che sociali.

Gramsci ci dice chi dovrebbe operare questa mediazione tra i miti e la realtà perché è anche così che si costruisce “egemonia”: la letteratura.

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C’è un altro soggetto però che costruisce con più radicalità e materialità egemonia, coscienza, e non può che essere coscienza di classe: il Partito, “l’intellettuale collettivo”.

Esso compie tutta l’opera, dall’analisi della realtà alla ricerca storica che costruisce “memoria storica” e quindi proposta politica. Perché “memoria storica”? Perché essa non è solo ricordo, conoscenza, essa è coscienza su come il passato agisce sul presente e come lo fa.

Uno dei mezzi sono proprio le “mitologie” che se non ben “governate” possono portare alle catastrofi. Le peggiori sono i regimi totalitari e le guerre. Come mai ci si chiede negli anni presenti così “evoluti” ci sono ancora guerre?

La risposta è: perché non si è in grado di costruire “memoria storica”. La storia non solo non ha “scolari”, ma non ha neanche “insegnanti”. I partiti quando ci sono non sono più capaci di costruire “memoria storica”. Non è più un loro obiettivo.

Ci si chiede, è ancora possibile costruire una memoria storica anche senza un partito? La sinistra in particolare cosa fa in proposito?

Su quale passato equali “miti” deve assimilare e tramandare per radicarsi nel presente e darsi un futuro? La guerra in atto tra Russia e Ucraina ha avuto il ruolo di “sobillatore di coscienze”. Ci ha messo di fronte alle nostre coscienze di uomini di sinistra.

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Ci ha chiesto: cosa facciamo del nostro passato? Fanno parte del nostro inconscio e mito negativo sia i fatti di Ungheria sia quelli della Cecoslovacchia con tutto il corredo di mitologia negativa che il mondo sovietico ha lasciato.

Allora si è messo in moto un processo di rimozione forzata. Un taglio radicale con quel passato appoggiando in maniera acritica un nuovo “mito”: quello di un occidente luogo delle libertà e costruttore di benessere da contrapporre a un mondo orientale che ne rappresenta l’opposto: la tirannia e il “malessere”.

Si è costruita così una narrazione da “guerra di civiltà”. Essa però non è realtà, è falsa coscienza! Si vuole operare un salto laterale che porta all’annullamento di ogni legame non solo con la storia e la nostra “memoria” ma con il presente ed il futuro.

Si sta operando una trasformazione che sa più di pragmatismo che di cambiamento necessario. Su quali idee si vuole costruire la “nuova sinistra”?

Il legame con il “mondo operaio”, con l’internazionalismo, la lotta di classe faranno ancora parte della nostra memoria storica seppure rielaborata in modo serio o chiudiamo ogni legame per abbracciare un economicismo senza radici o con ideali presi a prestito da altre esperienze?

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Donato Lamacchia
Donato Lamacchia
Attivista nel PCI all'epoca di esistenza di quel partito, interessato al dibattito sull'evoluzione della sinistra nell'era dei cambiamenti digitali.

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