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venerdì 3 Settembre 2021
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Ricordando Angelo Manna: 20 anni senza “il Tormentone”

Vent’anni fa moriva Angelo Manna, giornalista napoletano, poeta e personaggio particolarissimo noto per le sue simpatie reazionarie e per aver condotto una popolarissima trasmissione in onda su un emittente locale, “il Tormentone“.

Ricordando Angelo Manna

L’11 giugno del 2001 moriva Angelo Manna. Napoletano, laureato in giurisprudenza, giornalista, lavorò al quotidiano Il Mattino dal 1960 al 1979 e ne uscì -dopo un licenziamento e relativa reintegrazione- per contrasto con la linea editoriale della nuova proprietà, la Rizzoli di “Angelone”.

Anche se formalmente il motivo del dissidio era il fatto che Manna conduceva sulla tv privata Canale 21 una trasmissione di grande successo, Il tormentone, nella quale commentava gli eventi politici locali e nazionali con linguaggio caustico e toni moralizzatori.

 

Fu eletto deputato per due legislature come indipendente del MSI, dal quale si allontanò polemicamente nel 1991 per coerenza con le sue convinzioni meridionalistiche e antiunitarie, sintetizzate nella sua interrogazione parlamentare sugli “intenzionali bestiali crimini perpetrati dalla soldataglia piemontese ai danni delle popolazioni”.

Posizioni che non erano compatibili con l’idea di patria (risorgimentale, unita, coesa in nome di valori blablabla) coltivata retoricamente da quel partito. Fondò un Fronte del Sud che fece un patto elettorale nientemeno che con Stefano Delle Chiaie, ma lascio ai politologi l’analisi della sua parabola: se abbracciò, sia pure da esterno, quella appartenenza perché confacente al suo elitarismo, o naturaliter perché cresciuto in un milieu altoborghese, in questa sede non mi interessa.

Parlo di lui in quanto uomo di vasta e profonda cultura.

Ricordando Angelo Manna: 20 anni senza "il Tormentone"

Scrisse molti libri sulla questione meridionale, ma la sua opera più nota è “L’inferno della poesia napoletana”, pubblicata da Edizioni Del Delfino (ed. 1974-1976-1991, quest’ultima ampliata) che insegna sulla poesia e sulla ricerca letteraria più cose di quante se ne possano imparare in anni di liceo classico e corsi di laurea sulla materia.

Si tratta di un’antologia di carmi in dialetto napoletano dal ‘600 ad oggi: carmi licenziosi, anzi in massima parte decisamente osceni, di autori per lo più sconosciuti al grande pubblico ma tutti meritevoli di lettura e studio.

Di ciascuno di essi Manna, non lesinando rigore metodologico nell’affrontare una materia tanto scabrosa quanto di nicchia, ricostruisce la biografia (talora frammentaria, ma sempre interessante e ottimamente raccontata) e analizza filologicamente la poetica.

Nel libro c’è spazio anche per sei poesie dello stesso Manna, in cui troviamo sguaiatezze da angiporto, una rivisitazione dell’Aretino, erotismo carnale e sofferto, umorismo perfidamente corrosivo, dissacrazione antiretorica.

A Giacomo Leopardi (legge Aldo Giuffrè)

 

Il libro non è più in vendita, la casa editrice mi pare che non esista più, qualche copia usata si trova in rete, ma mi rendo conto che sono 426 pagine solo per veri appassionati, e che richiedono anche un certo uso della lingua (come la chiamava Manna) napoletana.

E allora c’è la versione in CD, che ha goduto di una certa diffusione underground (un po’ come gli Squallor, le cui cassette stereo 8 negli anni ’70 venivano occultate nelle custodie di Fausto Papetti) e che oggi è in vendita nei principali store on line: venticinque poesie estratte dal libro e recitate da Aldo Giuffrè, per l’occasione pesantemente ubriaco (me lo giurò il presidente di un prestigioso yacht club campano che raccontava di avere assistito alla registrazione) e anche per questo in grandissima forma.

La bandiera (legge Aldo Giuffrè)

 

Dice Angelo Manna nell’introduzione (del libro e del cd): “Sporco e pulito sono aggettivi che non possono mai riguardare la poesia. Ridere fa buon sangue, chi ride sta in pace con se stesso, non pecca, non offende morale, non offende religione e non offende pudore”.

Ebbene, sappiate che, se a un certo punto della mia vita ho iniziato a scrivere versi lubricamente ridanciani, l’ho fatto solo perché confortato da questo veridico enunciato: che questo renda migliore o peggiore ai vostri occhi la figura di Angelo Manna, vi prego di non farmelo mai sapere, per rispetto a lui e a me.

 

 

 


A.C. Whistle
Giurista e poeta

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