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domenica 7 Marzo 2021
In Evidenza Vicidomini: In morte di Alfredo Cerruti

Vicidomini: In morte di Alfredo Cerruti

L’omaggio di Nicola Vicidomini al geniale fondatore degli Squallor, discografico e fustigatore del banale: In morte di Alfredo Cerruti.

Vicidomini: In morte di Alfredo Cerruti

Con la morte di Alfredo Cerruti termina per sempre il mondo. Ognuno vaghi per il suo altipiano desertico. Mugugnando senza bava. E dire che molti anni fa qualcuno gli aveva sparato – mi pare in due occasioni – chissà se per ucciderlo o intimidirlo, chissà se intimamente scosso dal suo essere altro.

Renzo Cesana a parte (The Continental), non credo esista nella storia della discografia, voce parlante più riconoscibile ed emblematica. The Voice per antonomasia, Alfredo scavalcava la stucchevole comunicazione, frantumando la cornice della rappresentazione con dei flussi di incoscienza che attentavano al senso comune e alla morale; come un bambino santamente analfabettizzato.

Ipertimido, di notte nello studio di Mauro Pagani sui navigli  – dopo aver sorbito ritualmente un bicchiere di alcolico – azzerava la volontà del producer, spalancando la porta ad infinite, indicibili visioni, coltivando una incivile, impresentabile meraviglia.

Spalleggiato dai commilitoni Pace, Bigazzi e Savio (tutti insofferenti al catasto delle major che tuttavia non poterono mai schiacciarli), amava essere posseduto, con triviale compiacimento pagano, da deliri immaginifici, che spesso, nel dissolvere la storia o il tema mancato, sfociavano in parole inesistenti, o, addirittura, in mugugni, come nell’introduzione a Tromba o in Damme ‘e denare in cui il principe arabo dichiara Bubba lubba samanda.

L’ascolto ossessivo degli Squallor mi ha istigato a essere peggiore di quanto già non fossi, in un mondo di migliori, ad abbracciare, in un’appezzamento terriero assolato, l’indecenza come atto poetico e politico di resistenza.

Vicidomini In morte di Alfredo Cerruti

Nun me piace ‘a ricotta ma faccio ‘o ricuttaro cantata dalla voce graffiata – quasi portuale – di Totò Savio è, in una emersione stallatica, oggi più che mai, catartica liberazione dai dictat della decenza borghese massificata, che imbavaglia sul nascere attraverso la morale e la coscienza comuni qualsivoglia ipotesi o impeto di impossibile. Sbattere in faccia, al corollario del reale, alla sua narrazione e al relativo retaggio strutturale – sull’onda di un disimpegno orgiastico – il collasso del mondo, la fine dell’io.

Alfredo e gli Squallor, in una sensibile inconsapevolezza, massacravano già allora la dilagante normalizzazione di ogni istinto e di ogni pensiero. Un corto circuito sacrosanto, quanto mai necessario – specie in questo momento – in grado di infondere una demente risata infinita, oltre ogni idea e struttura umoristica di sorta.

Sarebbe sufficiente il seguente passaggio: Ti ho conosciuta in un clubs. Era bellissima. Avevi un solo difetto: non c’eri, a manifestare il livello umoristico e poetico di Alfredo e dei suoi compagni; è proprio questo a mio avviso, tra gli scritti più belli che penna disumana sia stata in grado di generare, non solo, ma anche ammirevole sintesi di una suggestione poetica che mi piace attribuire alla rilevante influenza di Daniele Pace – sulla cui bara Alfredo dichiarò agli altri superstiti: Siamo rimasti in tre, come i Police.

Cerruti, disincanto e profondo – navigatore in superficie per scelta filosofica – è stato gran maestro di nobile cinismo, quel cinismo goliardico capace di alleviare persino le sofferenze esistenziali di un Gino Paoli, che ebbe ad assoldarlo negli anni ’60 come suo autista. Di qui l’escalation professionale fu letteralmente – e quasi misteriosamente – fulminea, così che in pochi anni, Alfredo si ritrovò a reggere la direzione artistica della Cbs – prima – della Cgd – poi – e della Ricordi – infine – dedicandosi successivamente all’attività di autore Rai, spesso, prestando la sua presenza in video o la sua voce.

Il mio immenso amico Mario Marenco mi raccontò di come Alfredo sia stato il primo su tutti a spronarlo a prodursi come comico e a credere nel suo umorismo; ciò avvenne in seguito a degli scherzi micidiali che via telefono i due realizzavano nelle hall degli alberghi, godendosi direttamente le svariate reazioni dei colpiti a morte.

Vicidomini In morte di Alfredo Cerruti

Ho sentito Don Alfredo l’ultima volta circa un anno fa. Aveva accettato di buon grado di partecipare come ospite a un programma radiofonico condotto da me e Alex Sabetti e che andava in onda ogni settimana. Alfredo fu sorpreso e decisamente divertito nell’apprenderne il titolo: Musica per chiavare.

A causa della sua salute già altalenante, decidemmo, di comune accordo, di posticipare la sua partecipazione a dopo le feste di Natale. Ma per via della mia scelta di accantonare temporaneamente una seconda edizione di quel delirio radiofonico, non ci fu mai una seconda edizione, e oggi mi rimane il rimorso di non aver dato modo al Maestro Cerruti di prodursi in un suo ultimo attentato. Maledetto me.

 

 

 

Vicidomini: In morte di Alfredo Cerruti e tutti i suoi scritti per Kulturjam



Nicola Vicidomini
Nicola Vicidomini
È considerato un innovatore del linguaggio umoristico. Autore e interprete dei successi teatrali Scapezzo, Veni Vici Domini e Fauno, è stato protagonista di programmi televisivi come Stracult (Rai 2) e Colorado (Italia 1). La sua opera è oggetto, non solo in Italia, di saggi universitari.

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