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domenica 5 Settembre 2021
AgoràPerché fu inserita la parola razza nella Costituzione italiana?

Perché fu inserita la parola razza nella Costituzione italiana?

Come mai i nostri padri costituenti, non certo degli sprovveduti, utilizzarono la parola razza nella Costituzione  e non un’altra parola meno equivoca?

La parola razza nella Costituzione italiana

La parola razza non compariva nello Statuto Albertino – la Costituzione del Regno d’Italia dal 1861 al 1946 – che all’articolo 24, recitava:

“tutti i regnicoli, qualunque sia il loro titolo o grado, sono eguali dinanzi alla legge. Tutti godono egualmente i diritti civili e politici, e sono ammissibili alle cariche civili, e militari, salve le eccezioni determinate dalle Leggi.”

I nostri costituenti, al contrario, scelsero di inserirla nell’articolo 3 della nostra Carta:

“tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

Tale definizione è stata dunque preferita ad altre quali etnia, nazionalità, origine. Viviamo in tempi di correttezza politica a tutti i costi – due film come Grease e Via col Vento sono stati accusati di razzismo, misoginia e sessismo – dunque non c’è da sorprendersi se da più parti siano arrivate richieste di sostituirla con un altro termine.

Perché fu inserita la parola razza nella Costituzione italiana?

L’Accademia della Crusca, ad esempio, ha invitato linguisti, costituzionalisti e sociologi a una sorta di tavola rotonda, per discutere sul senso e sul significato della parola. Dal dibattito sono emersi una serie di pareri e considerazioni, che convergono sul fatto che sarebbe bene eliminarla dagli atti della pubblica amministrazione e dalla Costituzione, dal momento che nominando qualcosa per negarla, significa, in qualche modo, riconoscerla. E, visto che tra le varie funzioni della nostra Carta c’è anche quella di educare e di costruire una coscienza civile, è opportuno selezionare e utilizzare termini migliori, tentando di eliminare, sorta di maledizione semantica, la connessione tra le parole razza e razzismo,.

In precedenza, un gruppo di antropologi, partendo dal presupposto che il concetto di razza non può essere applicato alla nostra specie, aveva scritto una lettera alle più alte cariche dello Stato per chiedere che la parola venisse eliminata dalla Costituzione, così come era avvenuto in Francia o come quasi certamente avverrà a breve in Germania.

La stessa senatrice Liliana Segre, nonostante alcune perplessità, sostiene che sia opportuno che il termine scompaia dalla nostra Carta: ciò sarebbe un ottimo segnale per evitarne strumentalizzazioni da parte di forze politiche estremiste.

Poco prima di Natale, infine, il consiglio comunale di Saronno ha approvato un emendamento per eliminare la parola razza dalle competenze della commissione pari opportunità e l’UNAR (Ufficio Antidiscriminazioni Razziali-Presidenza del Consiglio dei Ministri) ha ritenuto opportuno inserirla tra le buone prassi contro il razzismo.

E tu di che razza sei?

William Shakespeare scrisse che ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo, tuttavia la l’abolizione della parola razza non è questione semantica oziosa e irrilevante, dal momento che, da parte dei nostri Costituenti, si trattò di una scelta ragionata, frutto di un lungo e approfondito dibattito, proprio per non far dimenticare che, nel ventennio precedente, vi erano state leggi razziali, persecuzioni razziali, segregazioni razziali…

Per capire perché è necessario continuare a usare questa parola e a mantenerla viva e attuale, potrebbe essere utile esaminare due reperti risalenti a quasi un secolo fa: il Manifesto della razza e il Tribunale della razza.

Pubblicato il 14 luglio 1938, il Manifesto degli scienziati razzisti o Manifesto della razza, anticipa di poche settimane la promulgazione della legislazione razziale fascista. Firmato da alcuni dei principali scienziati italiani, esso diviene la base ideologica e pseudo-scientifica della politica razzista dell’Italia fascista. L’articolo 8 recita infatti:

“è necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.”

Il Tribunale della razza venne invece istituito con la legge 1024 del 13 luglio 1939: esso aveva l’obiettivo di dichiarare la non appartenenza alla razza ebraica anche in difformità delle risultanze degli atti dello stato civile. In sostanza si certificava, su istanza dell’interessato o d’ufficio, che un determinato soggetto avesse (o non avesse) ascendenti appartenenti a razze impure. E il provvedimento a tale fine era annotato in margine all’atto di nascita della persona cui si riferiva!

Perché fu inserita la parola razza nella Costituzione italiana?

La Costituzione italiana non riconosce differenze fra cittadini, né limitazioni di diritti fra italiani e stranieri presenti sul territorio della Repubblica. Ma ci ricorda che c’è stato un tempo in cui gli esseri umani erano discriminati: per razza, sesso, convinzione religiosa, opinione politica, condizione sociale, orientamento sessuale.

I nostri costituenti hanno voluto che questo non venisse dimenticato, e quindi hanno voluto lasciare una parola che ha avuto un inequivocabile valore politico fascista. Ecco perché per continuare a ricordare e per impedire pericolose teorie di supremazia, è opportuno che la parola razza continui a far parte del nostro vocabolario giuridico:

“abbiamo combattuto per eliminare le discriminazioni basate sulla razza e dunque l’articolo 3 non può che essere interpretato nel senso che non possono essere fatte discriminazioni con il pretesto della razza. E infatti non c’è mai stato il problema, mai nessuno ha potuto pensare che la Costituzione italiana esalti il concetto di razza. La razza non ha fondamento scientifico, ma è un concetto reso terribilmente concreto dalle aberrazioni e dalle atrocità per le quali è servito e serve ancora come pretesto.”

Giorgio La Pira spiega il fondamento della Costituzione italiana

 

 


Massimiliano Scarna
Ha scritto di cinema e informatica su svariate riviste nazionali (Horrormania, IdeaWeb…), insegna diritto ed economia nelle scuole superiori. Ha pubblicato tre antologie di racconti – Istanti d’istanti, Extra e Ultrabizzarro– più una manciata di storie su riviste, e siti web. Ama i libri, la musica metal e il cinema.

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