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Un uomo muore durante un intervento di polizia segnato da errori, improvvisazione e paralisi collettiva. Ma il caso diventa subito terreno di scontro identitario: la cronaca lascia il posto alla propaganda e il dibattito pubblico si allontana dalle responsabilità reali.
Delitto e delirio (a Bologna)
– Fausto Anderlini*
Il grande calore, specie nelle città, può indurre alla follia. In una torrida notte di luglio capita che, in seguito a una segnalazione come ce ne sono tante, si incontrino in uno squallido seminterrato davanti a una fila di garage, in un quartiere gravido di una nomea sinistra, Abderrahim Fakir in preda a un inspiegabile furore, una pattuglia del 113, un’unità del 118 e alcuni presenti non meglio identificati.
La scena immortalata dall’immancabile videocamera è allucinante. Due poliziotti che schiacciano a terra l’uomo che vaneggia, un tizio a torso nudo che dà loro una mano tenendolo per i piedi, gli operatori del 118 che osservano la scena senza muovere un dito né proferire parola. L’uomo a terra geme e chiede aiuto fino a che tace immobile. A quel punto gli agenti lasciano la presa, sbalorditi come dopo un lavoro andato storto, mentre gli operatori del 118 si avvicinano e rivoltano il cadavere intimoriti come fosse la carcassa di un animale.
È un evidente caso di impreparazione e di azioni penosamente erronee quanto casuali. I poliziotti che applicano a un ammalato in stato frenetico e bisognoso di aiuto il protocollo di arresto di un delinquente pericoloso, facendosi pure aiutare da un balordo; gli operatori del 118 che non sanno che pesci pigliare; i pochi astanti che si godono la scena. Una situazione di irrazionalità pura, di follia collettiva, dove ciò che è premeditato è solo la totale inadeguatezza cognitiva di tutti i presenti.
Legalmente, un omicidio colposo. Consumato nella sciattezza che sovente si palesa in stati d’isteria. Ma con un’aggravante decisiva.
L’episodio, nella sua dinamica e sinanche nei dettagli di scena, è del tutto simile a quello nel quale, negli USA, durante il primo mandato trumpiano, George Floyd fu ucciso per soffocamento, dando luogo a gravi disordini e alla nascita del movimento Black Lives Matter.
L’immaginario collettivo, già fertilizzato dal succedersi nel tempo di episodi analoghi, sorta di faux frais nella routine delle forze dell’ordine, è immediatamente sollecitato.
Tutto ciò che ne è seguito è stato secondo norma. Masse e media che si mobilitano, opinionisti, destra e sinistra. Già assestate, peraltro, sul caso Roggero, l’orefice serial killer di Grinzane Cavour.
Due visioni del mondo, dello Stato e della società. Un conflitto identitario immanente che però, nelle circostanze del momento storico concreto, favorisce la destra e, soprattutto, la coalizione di potere euro-atlantica e il mainstream di contorno.
Soffiare sui conflitti identitari, renderli persino incendiari, a patto di tenere quel che conta fuori dall’agenda. Un anno di campagna elettorale sulla falsariga ordine/disordine è una vera benedizione, essendo quella precipitata come per caso sul Pilastro e Grinzane Cavour letteralmente una manna caduta dal cielo. Neanche programmando il tutto avrebbero potuto sperare in una così provvidenziale concatenazione di ghiotte occasioni.
In altre epoche il PCI, partito innanzitutto prudente, si sarebbe mosso con cautela. Sindaco, giunta, segretario del partito, segreteria e direzione si sarebbero riuniti in via Barberia e avrebbero definito una strategia adeguata al caso, guardandosi bene dal dare il destro ad avventurismi e passi falsi.
Ma non sono più quei tempi. Il sindaco Lepore ha agito d’impulso, animato dalla stessa istanza di giustizia della gente radunatasi in piazza Nettuno. È probabile che non abbia neanche consultato Di Stasi.
È sentimentale e bisognoso d’ingaggio popolare, laddove una presa di posizione ufficiale dell’istituzione, nel segno della solidarietà alla vittima e della fiduciosa attesa dei rilievi della magistratura, avrebbe sicuramente tenuto al riparo l’amministrazione dalle squallide strumentalizzazioni della destra.
Il Comune aduna la massa cittadina solo se c’è un pericolo reale per la democrazia o se c’è pericolo di guerra. Fa davvero caldo e il delirio cola fra i palazzi della città come una vaporosa e miasmatica lava incandescente.

* Dalle riflessioni social di Fausto Anderlini
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