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L’Occidente tollera le altre culture solo se addomesticate, esotiche o mercificabili. Rifiuta la loro dimensione politica e storica, trasformando l’alterità in oggetto turistico o da rieducare. Da questa logica nascono trumpismo e guerra.
Noi e gli altri
Noi occidentali odiamo le altre culture. Ci piacciono solo se turistificate o estetizzate in una dimensione esotica. Non mi limito alla critica dei “viaggi da sogno”. Quelli nei quali i paesaggi diventano fantasmagoria commerciale e le piazzette isole pedonali replicate identiche a ogni latitudine.
Intendo dire che le culture non assuefatte ai piaceri coloniali consegnati dall’Occidente sono sopportate solo se possono essere argomentate a nostro piacimento, trasformate in spunti di riflessione per la nostra esistenza. Qualora questa compenetrazione nei nostri bisogni risulti impossibile, ecco che l’altro diventa grigio, immarcabile, decadente. Da pedagogizzare.
Anche la letteratura forestiera, quella che premiamo con commozione raffinata, è ammirata in quanto innocua, in quanto introiettabile in una dimensione psicologica o per la sua capacità di rendere mercificabile ai nostri occhi una tradizione culturale a noi estranea. Quest’ultima sarà compresa solo se occidentalizzata in una logica introspettiva o se denunciata per il suo primitivismo tribale.
Ciò che, al contrario, rifiutiamo è l’espressione politica della cultura altrui. La vediamo tanto inintelligibile da doverla colonizzare fino a pensare che i film russi, per esempio, non esistano, mentre quelli giapponesi ordinano in versi poetici immagini memorabili. Veneriamo i popoli se de-storicizzati.
Li vorremmo osservare in una riproduzione indefinita della Berlino anni Novanta, con tanto di espressività underground e reminiscenze post/punk. La Berlino dell’ottimismo individualista proiettato nella Rete.
Gli altri ci devono assomigliare o dovranno sparire. Eventualmente andranno acculturati. Motivo per cui gli unici venezuelani in carne e ossa sono quelli che ci offrono cocktail a Isla de Margarita; gli altri, quelli che non sanno commerciare beatitudine, sono cianfrusaglie da sacrificare in nome della libertà.
In questo pastone logico, ammirato per anni da progressisti e conservatori, è fiorito il trumpismo. E fiorisce la guerra.

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