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Non è follia: è il mercato della guerra

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Non è un’improvvisa follia collettiva. Dalla fine degli anni Novanta la violenza è stata normalizzata e privatizzata: eserciti professionali, mercenari, milizie e polizie globali. La guerra non si chiama più guerra: è mercato, ed è ovunque.

I percorsi della storia

Sembra che tutto accada sempre all’improvviso, senza alcun indizio pregresso. Senza alcun preavviso, la follia diventa la regola sintattica delle masse, abbacinate da parole d’ordine ipnotizzanti, ammaliate da esperienze psichedeliche.

Trump diventa il solito elemento da incasellare nella categoria “pazzi”. Nessun legame con la Storia più recente o con la riabilitazione della violenza bellica a partire dai mitici anni Novanta, raccontati sempre in forma elegiaca in quanto prodotto genuino della vittoria sul pericolo comunista.

Proprio in quegli anni, il nuovo ordine internazionale, arroccato sull’unipolarismo statunitense, ridiscuteva la questione dei confini territoriali immaginando un felice ed eccentrico villaggio globale, nel quale la predisposizione individuale al massimo godimento raffinava intellettualmente lo spirito del massimo profitto.

Un villaggio globale però da disciplinare con fermezza. Solo sotto l’egida del libero mercato la felicità era lì, a portata di mano per chiunque. In caso contrario, causa l’ostinazione di quei paesi per la difesa delle proprie regolazioni statali, i confini sarebbero stati riconsiderati per essere brutalizzati. Il villaggio globale si avverava in misticismo imperialista.

Le operazioni di polizia internazionale inaugurarono un lungo percorso di violenza bellica senza che fosse nominato in alcun modo il termine guerra. Occupazioni e bombardamenti veloci e in spazi lontani dal proprio territorio. Ma in più, le nuove strategie di guerra non prevedevano una “mobilitazione totale”.

La guerra non investiva l’intera società. L’esercito diventava un elemento tra i tanti. Proprio negli anni Novanta si chiuse l’era della leva obbligatoria in tantissimi paesi occidentali. Al loro posto ecco l’esercito di professionisti, con l’eloquenza e la mentalità da parà a diffondersi gratuitamente anche tra i civili, a diventare approdo culturale per chi cercava stabilità esistenziale.

Ma ecco anche le milizie private, il ricorso sistematico ai mercenari, ai battaglioni locali non inquadrati, insomma agli Azov di tutto il mondo. Ecco, dunque, la privatizzazione dell’uso della forza, non più riservata al monopolio dello Stato, non più controllata dalla democrazia. In linea con la filosofia di disintermediazione sociale sviluppatasi tra Clinton, Blair, Berlusconi e Prodi, si posero le basi concettuali per quello che oggi è l‘ICE, fondato nel 2003, non dimentichiamolo. Equivalse a preannunciare la futura guerra civile quella dei cittadini armati incanalati nelle freikorps contemporanee.

Viene alla luce una nuova “mobilitazione totale”, non più impaginata dall’ampollosità linguistica dei generali in uniforme ma preordinata da moderni Ceo di Spa dedite a rastrellamenti, ad arresti illegali e a vere e proprie esecuzioni informali ai cigli delle strade. È il mercato bellezza! Ma sembra la barbarie.

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parole ribelli, menti libere

Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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