Il ministro Valditara e il serpente dell’innovazione

Il Ministro Giuseppe Valditara, con le sue circolari ministeriali contro i cellulari e altre intemerate, ricorda quei personaggi lottatori indefessi contro il progresso.

Il ministro Valditara e l’innovazione

Ero in quarta elementare e, ahi me, in un’epoca in cui per scrivere usavamo le penne ad inchiostro. I nostri banchi erano dotati di calamaio che un solerte bidello provvedeva a riempire di liquido blu entro il quale intingere i pennini di metallo posizionati alla punta di un’asticella cilindrica di legno che nell’insieme costituivano le famose penne.

La tecnica di scrittura con le penne ad inchiostro comportava dover combattere con il fenomeno delle “macchie di inchiostro” che inevitabilmente si producevano sui fogli e quaderni causati dallo sgocciolamento di eccesso di inchiostro dai pennini.

Fatto questo vissuto con terrore da noi scolari in quanto era testimonianza di poca perizia con la tecnica di scrittura e motivo di rampogna da parte di genitori e maestre.

Per correggere tali “disastri” si ricorreva all’uso di gessetti bianchi, quelli usati per scrivere sulle lavagne, dotati di potere assorbente dell’inchiostro, di apposite “carte assorbenti” e in estrema ratio a cenere di braciere che mai mancava nelle case del tempo.

In quella stessa epoca cominciarono però ad apparire nei negozi di cartoleria le prime penne ”BIC”. Favolosa innovazione che eliminava alla radice il problema dei disastri con l’inchiostro. Alcuni maestri o maestre vedevano di buon occhio l’innovazione e consentivano, anzi promuovevano l’uso del nuovo strumento di scrittura. Non la nostra maestra! Ella era una signora molto distinta, di media borghesia, molto cattolica e assai osservante delle tradizioni e dei riti sociali e culturali.

Il Lunedì mattina, per esempio, non mancava di verificare che ognuno di noi avesse regolarmente partecipato al catechismo della propria parrocchia di provenienza. Io al catechismo non ci andavo mai! La provenienza da una famiglia di rito protestante mi induceva a tale assenza.

La scampavo al momento della verifica perché il nostro compagno deputato al controllo nella parrocchia di riferimento era mio intimo amico e si prestava volentieri per una bugia con la maestra circa le mie presenze in parrocchia. Ricordo ancora con molto affetto e riconoscenza quel mio amico e quei suoi comportamenti così eroici! Bene! La maestra così devota era anche una fiera oppositrice dell’uso delle penne “BIC” o penne a sfera, come si chiamavano.

Ella era una fiera oppositrice di innovazioni che di sicuro avrebbero portato ad altri ed inevitabili sconvolgimenti nella società tutta. Morale della storia è che un “vero” conservatore sa’ dove si annida il serpente malefico del progresso, e lo combatte con tutte le forze!

Situazione similare si presentò più tardi, ormai grandicello, quando frequentavo la terza classe dell’ITIS. In quanto istituto tecnico avevamo a che fare spesso con calcoli che necessitavano la soluzione di radici quadrate o superiori, calcolo di logaritmi, di potenze di numeri, di elaborazioni di grandezze trigonometriche, ecc.

Per agevolare tali compiti era uso aiutarsi di appositi “regoli”. Non racconto quanto complicato fosse l’uso di tali regoli. Infatti non ho mai imparato ad usarli. Perché avrei dovuto farlo quando ormai si era diffuso l’uso delle comodissime e modernissime calcolatrici tascabili elettroniche? Bene, posso testimoniare che uno dei nostri professori di materie tecniche aborriva le calcolatrici e pretendeva che usassimo i regoli perché secondo uno schema mentale anti progresso essi consentivano un maggiore sviluppo di abilità mentali!

Infatti di quei regoli nessuno più ormai sà che un tempo esistessero né vedo compromesse le menti di quei giovani che sono diventati in alcuni casi affermati professionisti nel campo tecnico. Inutile aggiungere che tale professore manifestasse anche idee politiche conservatrici.

Ancora devo riportare un episodio che ritengo più grave all’or quando un professore dal piglio autoritario ed idee politiche notoriamente conservatrici fece il gesto di strappare letteralmente dalle mani di uno studente una copia dell’Unità che egli stava sfogliando nell’intervallo tra un’ora e l’altra. La ragione di tale gesto fu motivata dal fatto che la lettura di un giornale in classe fosse da ritenere una violazione di etica e di abnegazione allo studio!

Pronta fu la reazione di noi rappresentanti studenteschi e di qualche docente di area progressista a tale episodio con contestazione al Preside del gesto violento ed autoritario.

L’episodio si concluse con l’impegno del Preside affinché episodi di tale fatta non si ripetessero più purché la lettura del giornale fosse riservata ai tempi di intervallo o all’uso consentito da parte dei docenti per ragioni di studio o ricerca.

Chi legge si starà chiedendo perché mai riporto questi episodi. È presto detto! Essi mi sono tornati in mente quando ho sentito della circolare ministeriale relativa ai cellulari in classe.

Il Ministro Giuseppe Valditara mi ricorda quei personaggi lottatori indefessi contro il progresso che ho descritto negli episodi. Non si rende conto egli di quanto sia in ritardo rispetto ai tempi che vive. Un destinato al fallimento delle sue battaglie come hanno fallito i protagonisti degli episodi che ho raccontato.

Le penne a sfera hanno trionfato, come hanno trionfato le calcolatrici elettroniche e l’uso dei giornali è stato sempre più uno strumento per insegnanti e studenti insieme ad altri presidi di comunicazione per migliorare sapere, conoscenza e coscienza civile. Anche il cellulare o tablet può esserlo se la Scuola sarà in grado di recepire e gestire il progresso insito nell’innovazione. Lei Sig. Ministro, se ne faccia una ragione!

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Donato Lamacchia
Donato Lamacchia
Attivista nel PCI all'epoca di esistenza di quel partito, interessato al dibattito sull'evoluzione della sinistra nell'era dei cambiamenti digitali.

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