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Le proteste anti-Iran e la retorica del “mondo libero” rivelano una sinistra allineata all’imperialismo. Le sanzioni affamano i popoli, rafforzano i regimi e tradiscono la tradizione liberale, mentre la guerra morale sostituisce l’analisi politica.
Menestrelli deficienti quanto impotenti del “mondo libero”
– Fausto Anderlini*
L’idea che mi sono fatto è che il passaggio dal malcontento alla rivolta e infine alla sollevazione violenta in Iran sia stato troppo rapido per non pensare a un’operazione di cambio di regime a guida israeliana. Disordini fomentati e spinti sino alla guerra civile, tali da giustificare un intervento armato dall’esterno, con l’eventuale installazione non di una del tutto improbabile democrazia, ma di un ritorno del rampollo Pahlavi, con metodi non dissimili da quelli del genitore.
Operazione comunque fallita (almeno per ora), avendo il regime islamico una base di consenso comunque prevalente e potendo godere di un principio di legittimazione superiore a ogni altra disfunzione (o aberrazione) politica che lo riguarda: la difesa della sovranità nazionale.
Le manifestazioni (assai ridotte) indette dal PD e da altre forze e associazioni sedicenti di “sinistra” contro l’odiato regime degli ayatollah sono una mera testimonianza retorico-sentimentale, totalmente priva di effettualità, se non quella di una funzione surrogatoria rispetto allo sconcerto di massa generato dal genocidio palestinese.
Deduzione immediata, se si pensa che c’è voluto un anno e mezzo per mettersi timidamente alla coda delle manifestazioni pro-Pal, mentre in questo caso sono bastati pochi giorni e un corredo informativo del tutto aleatorio (e largamente manipolato) per mettersi in mostra.
Ubi nihil vales… L’idea, scolpita su Repubblica da Ezio Mauro, che Kiev e Teheran siano le stazioni sacrali di un mistico iter della “sinistra” sino alla terra promessa rappresentata da una ipostatica Trinità — libertà, Occidente, democrazia — è una idiozia retorica sesquipedale (essa sì veramente anacronistica), che coincide al millesimo con la fu ideologia imperiale del cosiddetto “mondo libero”, opposto alla tirannide comunista.
Se questa “sinistra”, infine maturata (sino alla marcescenza), potesse tornare indietro, gioirebbe dei bombardamenti americani su Hanoi, dello sbarco alla Baia dei Porci, dell’occupazione di Suez, del golpe di Pinochet e di ogni altra ribalderia contro i movimenti di liberazione anticoloniali. Una sinistra infine coincidente con la destra più ottusamente ideologica, razzista e suprematista.
La politica delle sanzioni economiche (per tralasciare l’interventismo diretto o intermediato) è, a pensarci bene, quanto di più distante dalla stessa tradizione illuministico-liberale. Le sanzioni non solo affamano le popolazioni, ma rafforzano l’autodifesa autoritaria dei regimi attaccati.
Il libero commercio è sempre stato considerato dalla filosofia dei sentimenti morali (da Hume a Smith) e dall’economia classica come il più grande propellente di uno sviluppo pacifico delle relazioni umane: gli interessi economici lasciati liberi e pluralistici, essendo un propulsore dell’empatia interumana e delle “passioni dolci” contrapposte alla libido dominandi.
Se si fosse veramente interessati alla democratizzazione delle cosiddette autocrazie, il primo atto dovrebbe essere il ritiro di ogni sanzione e l’instaurazione di rapporti fiduciari e paritetici basati sul commercio. Relazioni economiche non punitive, e men che meno predatorie, tonificherebbero alla lunga le tanto acclamate libertà individuali.
Una sinistra veramente liberale, come dice di essere e vuole essere, dovrebbe mobilitarsi esattamente per questo: togliere le sanzioni alla Russia, all’Iran, a Cuba, al Venezuela e a ogni altro Paese “criminalizzato”, così che tutti questi Paesi possano pacificamente “redimersi”.
Di questo economicistico liberalismo planetario, mondato dal sopruso e dallo sfruttamento, oggi non c’è traccia (né mai è stato visto veramente all’opera). Forse il Paese che più vi si avvicina, per somma ironia, è la Cina: il colosso del “dispotismo asiatico”. Il “mondo libero” è una gabbia di deficienti oscurantisti allo sbando.

* Per gentile concessione di Fausto Anderlini
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