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mercoledì, Agosto 17, 2022

La Rai Tre di Guglielmi si concluse come la storia della sinistra con il maggioritario e il bipolarismo

La Rai Tre di Angelo Guglielmi fu un’esperienza di transizione, ultima propaggine di quella storia e passaggio verso l’omologazione attuale.

La Rai Tre di Guglielmi si concluse come la storia della sinistra

Blob, Cinico tv, Samarcanda, Su la testa con Paolo Rossi e Cochi Ponzoni, Fuori Orario, la tv delle ragazze, Avanzi, il tg3 di Sandro Curzi e Ilaria Alpi, Quelli che il calcio, il Postino, Venti anni prima, My cousin Bobby, le dirette dalle università occupate dalla Pantera o dal palazzo di giustizia di Milano, Milano Italia, ecc. ecc. Cito a memoria.

La Rai Tre di Angelo Guglielmi dal 1987 al 1994 la ricordiamo in tante e tanti con nostalgia. Era anche quella del tg di Sandro Curzi che non era esattamente la stessa cosa ma che per noi telespettatori era parte dell’identità complessiva della rete.

Un’esperienza che smentisce il senso comune dominante nell’ultimo trentennio.

Mentre le reti commerciali ci proponevano Dinasty, Dallas, Raimondo Vianello e Mike Bongiorno la tv pubblica faceva sperimentazione, cultura e racconto della realtà. Il pubblico può essere innovativo e creativo.

Guglielmi fu nominato su indicazione del Partito Comunista Italiano (probabilmente l’ultima cosa buona fatta da Veltroni). La tanto vituperata lottizzazione garantiva il pluralismo politico-culturale sulla base di un parlamento eletto con legge proporzionale.

Va ricordato che la Rai anche prima della direzione Guglielmi era un’azienda capace di sperimentazione, di raccontare la realtà, di fare cultura a livelli impensabili oggi.

La riforma del 1975 aveva garantito alla Rai il pluralismo, liberando l’azienda dal controllo governativo che sarà imposto di nuovo in anni recenti da un governo Pd e prima dagli ukaze di Berlusconi.

In prima serata andava il teatro di Dario Fo, la domenica era Altra con Arbore e emergevano realtà scomode con ‘Processo per stupro’ o il processo di Catanzaro su Piazza Fontana. Va detto che anche la Rai della fase precedente alla riforma era una grande azienda culturale come si può constatare guardando Rai Storia.

La Rai Tre di Guglielmi fu un’esperienza di transizione, ultima propaggine di quella storia e passaggio verso l’omologazione attuale.

La stessa Rai Tre era nata per sviluppare con un canale il decentramento e la produzione sui territori. Un tentativo coraggioso che proprio Guglielmi sostanzialmente concluse.

La rete di Guglielmi esprimeva un momento di passaggio. C’era un tono postmoderno e cinico che era diventato dominante negli anni ’80 ma con dentro Telekabul di Curzi e Manisco e le trasmissioni di Santoro che seppero dare voce all’indignazione contro la mafia e la corruzione, attraversare l’entusiasmo per Gorbaciov e poi il crollo del “socialismo reale”, raccontare la guerra del Golfo e liberare Silvia Baraldini.

La tv di Guglielmi non era assertiva ma spiazzante, come la neoavanguardia.

L’esperienza di #RaiTre di Guglielmi si concluse come la storia della sinistra con il maggioritario e il bipolarismo di cui fu anche sostenitrice tanta parte di quel mondo, con Santoro e il Pds che sponsorizzavano Mariotto Segni e De Gregori che cantava ‘la storia siamo noi’ invitando il popolo di sinistra ad andare a votare con Confindustria per un referendum che piaceva a Margareth Thatcher.

La crisi del pentapartito arrivò con Tangentopoli ma la sinistra era già definitivamente morta nel 1991 e un ceto politico in via di omologazione si proponeva come amministratore più moderno e “onesto” dell’onda neoliberista planetaria.

Allora facevo il dj e mettevo sul piatto “sopravvoliamo sulla giunta di Milano, sciogliamo le camere per un mondo migliore“, l’inno della crew di Avanzi.
Poi si votò e il risultato fu Berlusconi e un centrosinistra neoliberista.

Chi scrive pensa che il complesso delle “riforme” degli anni ’90 siano state un disastro, dalle privatizzazioni al bipolarismo maggioritario.

Mi sembra che la tv sia declinata come il paese e non certo solo per colpa di Berlusconi.

Noi che avevamo occupato le università con la Pantera per fermare i processi di privatizzazione ci ritrovammo nell’egemonia totale del pensiero unico.

Alla fine è andata come aveva profetizzato l’ultimo Pasolini, quello di Salò che piaceva anche a Guglielmi che non lo aveva mai amato.

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Maurizio Acerbo
Maurizio Acerbo
Segretario nazionale di Rifondazione Comunista- Sinistra Europea. Attivista, agitatore culturale. Comunista democratico, libertario e ambientalista. Marxista psichedelico.

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