La politica tra potere, fantasia e i miti della forza

Chi sa fare politica sa che deve affidarsi ai tempi lunghi, chi vive di miti non sa valutare i tempi e non sa usare le parole opportune.

Il potere e la fantasia

La fantasia al potere” è il celebre slogan scritto sui muri di Parigi dagli studenti nel ’68. Con il criterio della “fantasia” si possono leggere tanti comportamenti alla base delle decisioni dei potenti.

Chi ricorre alla guerra per dare corso ad un contenzioso è perché avendo poca fantasia non è in grado di fare politica.

“L’uomo è un animale politico” affermò Aristotele già più di duemila anni fa. Ma in cosa consiste la “politicità” del carattere umano?

Molti autori convengono che consista nell’uso della corteccia celebrare che altri animali non hanno. Organo questo che consentirebbe l’uso dell’astrazione, quindi della fantasia. Di qui l‘assimilazione del “fare politica” all’uso della fantasia. Cioè di quell’attività umana alta che ricorre al massimo delle capacità intellettive per trovare soluzioni ai conflitti pur di non ricorrere all’uso bruto della forza, prerogativa propria di specie che non sono dotate di astrazione, quindi di fantasia.

Vi pare fantasioso uno come Putin? Egli è un militare, non un politico. Pur avendo la possibilità di “inventare” tattiche, strategie, giochi di alleanze, relazioni, strumenti culturali, azioni economiche, lui no, usa la forza. Mostra pochezza di fantasia anche quando ricorre a modelli arcaici come l’impero zarista a ragione di identità nazionale.

Egli appare come un Mussolini fuori tempo massimo sebbene anche lui non è che brillasse tanto con la voglia di ricostruire imperi. Ciò che sconcerta è la totale mancanza di visione realistica, necessaria, indispensabile per un politico. Analisi “concreta della realtà concreta” insegnava Lenin.

Lui che lo disprezza si vede che non lo ha studiato, eppure devono aver provato ad insegnarglielo nelle scuole militari che ha frequentato, chi sa. Non è il solo ovviamente. Vi sembrano fantasiosi coloro che riescono ad immaginare il mondo solo in termini di egemonia di un gruppo su di un altro e per questa ragione sono disposti a dislocare ingenti risorse per garantirsi vantaggi tattici e strategici di tipo militare?

Non frutterebbe tanto ma tanto di più investire in cooperazione economica? Si prenda ad esempio il conflitto israelo-palestinese. Se il denaro speso in armamenti in settanta anni di conflitto fosse stato investito nella creazione di cooperazione e sviluppo tra i due stati non sarebbero due popoli felici?

Non si spende di più a costruire barriere per contenere i migranti che spendere in aiuti ed integrazione regolare? Essa, anzi, col tempo frutterebbe in termini di contribuzione allo stato ospitante.

Quanto costa tenere in piedi una struttura ormai obsoleta come la NATO? Eppure mi viene da dire che in alcuni casi il problema non è la mancanza di fantasia, paradossalmente si presentano casi di “eccesso di fantasia”, o uso errato di essa.

In entrambi i casi si tratta di mancanza di presa sulla realtà. È il caso dell’ucraino Zelensky. Egli da persona dello spettacolo è abituato ad agire sul palcoscenico teatrale con personaggi il cui autore ha designato caratteri e destini.

Sul “palcoscenico” della vita reale e di governo i personaggi non hanno autori, sono autonomi e i loro comportamenti e destini non sono programmabili. Se lo spettacolo rende quando riesce a creare miti che coinvolgono lo spettatore il peggio che può capitare è una critica feroce quando non vi riesce.

La creazione di miti nella vita reale quando essi allontanano dalla realtà può produrre catastrofi. I personaggi della vita reale non hanno un autore, chi si trova ad operare con essi e vuole scrivere un copione deve ascoltare i personaggi e capirne le volontà, i desideri, le aspettative e confrontarcisi.

Non si può attribuire ad essi caratteri, destini e miti non loro. Non siamo più nel novecento dove ancora si potevano costruire miti romantici, siamo nell’era dove il virtuale può dominare il reale e svegliare Golem distruttivi. Le guerre informatiche, gli hackeraggi, i Bit-Coin, la finanza online ne sono un esempio.

Egli ha mancato di capire che i suoi amici NATO non lo avrebbero sostenuto fino in fondo, fino alla No-flay zone per esempio. Sarebbe bastato capirlo per evitare di costruire di sé il mito da eroe delle libertà con l’aiuto dei battaglioni Azov.

Davide contro Golia funziona per fare adepti al massacro! Una ragazzina col mitra in mano e il lecca lecca in giorni normali avrebbe fatto orrore. Anche Putin ricorre alla Bibbia per creare miti al massacro. Sarebbe bastato capire che la lotta sul terreno militare con Putin è a vantaggio di Putin, per fargli scegliere sin dall’inizio il terreno della politica dove sarebbero stati pari e gli “amici” avrebbero avuto, avrebbero, più opportunità concrete di aiutarlo.

Chi sa fare politica sa che deve affidarsi ai tempi lunghi, chi vive di miti non sa valutare i tempi e non sa usare le parole opportune. Solo i pensieri producono parole e le parole nuovi pensieri, quindi nuovi scenari, il dialogo, dialoghi. I miti surreali, quello delle armi innanzitutto, chiamano solo tragedie, quelle vere.

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL LINK – Kulturjam Shop

Felpa Kulturjam Star UomoFelpa Kulturjam TaoPet Donna

 

Leggi anche

Donato Lamacchia
Donato Lamacchia
Attivista nel PCI all'epoca di esistenza di quel partito, interessato al dibattito sull'evoluzione della sinistra nell'era dei cambiamenti digitali.

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli