Abbiamo pianto i morti di Ischia, prima erano stati quelli delle Marche, prima ancora era stato Sarno. I disastri annunciati si perdono nelle cause che si sfilacciano tra inchieste giudiziarie e torpori politici, la palude della burocrazia fa il resto.
La democrazia incrinata dei disastri annunciati
Di Antonio Cipriani per Remocontro*
Scrivere dei disastri annunciati è ormai inutile. Piangere le vittime, osservare con le lacrime agli occhi i danni, lo sfacelo. Riannodare le cause e gli effetti, perdersi nelle responsabilità.
Indignarsi davanti allo schermo, di fronte alle facce devastate delle persone che hanno perso tutto, che vivono il lutto e il dolore.
Fare analisi, aprire inchieste, creare documenti, fare liste, decidere fondi per la ricostruzione, mostrare come è comunque efficace il sistema, come un mondo di persone capaci, di volontari e coraggiosi ogni volta risolve problemi, mette le mani nel fango.
Salva vite, salva cose preziose, tira fuori dalle chiese i quadri antichi, ripulisce gli altari, i davanzali, le scale, le cantine, le strade, i marciapiedi.
Poi gli effetti diventano consuetudine e burocrazia. Le cause si sfilacciano tra inchieste giudiziarie e torpori politici, la palude della burocrazia fa il resto. I media dimenticano. I poveri restano nella loro sofferenza. La vita continua, d’altra parte ci sono accidenti della sorte…
La storia nel nostro Paese procede per emergenze. Una dopo l’altra, l’ultima cancella la precedente. Tutto è enfatizzato, tutto è rumore di fondo in attesa che in poco tempo, sempre meno, scompaia dai media, dalla coscienza civile, dalle nostre esistenze affannate.
In mezzo ci siamo noi. Gli attoniti. Quelli che ogni volta dovrebbero prendere parte, ricordare, riannodare, agire nella memoria, per il futuro, nella democrazia che dovrebbe contenere i valori delle prevenzione, di ciò che agisce come principio di precauzione e che invece corre come corpo estraneo politico e culturale, sull’autostrada mediatica.
Rendendo ogni circostanza della realtà un qualcosa di assurdo, che ci rende sonnambuli e ci porta a occhi chiusi a esprimere un voto, a delegare al meno peggio un sentimento o una speranza, a vedere che sul piano inclinato della storia tutto scivola verso la stessa ineluttabile direzione.
Sarà sempre così? Vivremo in una democrazia incrinata in balia di interessi che non ci appartengono? Oggi sembra impossibile invertire la rotta, ma la storia ci insegna che niente è per sempre, e che un seme sotto la neve può fare la differenza.

* ripreso da Remocontro
Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
VAI AL LINK – Kulturjam Shop
Leggi anche
- Il governo Draghi con la parrucca e i suoi federali
- Per i dem è sempre il tempo de “la cosa”
- La manager di Twitter che dorme in ufficio? Schiavismo libertario
- Il controllo del mondo nei nuovi settori tecnologici ed economici
- Le 3 sparizioni: il miracolo del governo e delle opposizioni
- L’ipocrisia su Iran e Qatar: trova le differenze
- La brillante idea di Christine Lagarde, creare miseria con la scusa dell’inflazione
- Cartoline da Salò: il nuovo libro di Alexandro Sabetti














