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Le piazze di Caracas difendono la Rivoluzione mentre una parte della stampa progressista legittima l’aggressione USA con stereotipi coloniali. Trump e liberal civilizzatori condividono lo stesso disegno imperialista, mascherato da retoriche opposte.
Caracas smaschera l’ipocrisia progressista
Chiare e inequivocabili sono le immagini che giungono da Caracas con il popolo venezuelano in piazza a difesa della Rivoluzione. Tranne gli emigranti italiani (i famosi cugini) che a suo tempo si accodarono alla borghesia compradora, per esempio togliendo le terre ai campesinos e evocando dittature militari fasciste, nessuna persona sana di mente può restare inerte di fronte all’imperialismo statunitense.
Eppure esiste una propaganda strisciante di accondiscendenza nei confronti del crimine commesso da Trump. E questa non proviene dai giornali della cosiddetta destra (loro non si nascondono) ma si manifesta proprio tra le colonne dei rotocalchi progressisti.
La Repubblica (link all’articolo) rappresenta il fenomeno in purezza. Un’apparente prosa descrittiva fa trasparire un classismo razzista degno del colonialismo paternalista dell’Ottocento.
Le proteste arrivano dai Barrios, quindi, si lascia intendere, dalla criminalità dei cartelli, dai ghetti avvezzi all’uso del machete; certificando in questo modo il pretesto di Washington alla cancellazione del diritto internazionale: il traffico di droga.
Proprio nel momento in cui sia Trump sia Rubio, ammettono con il candore tipico dei delinquenti abituali, che il movente era il petrolio, oggi tornato ai legittimi proprietari: le compagnie a stelle e strisce.
Nessuno si lasci irretire: il trumpismo e il progressismo civilizzatore, al di là delle retoriche utilizzate, fabbricano lo stesso identico progetto imperialista.

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