Il tramonto del liberalismo: l’ultima favola delle “democrazie contro autocrazie”

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La retorica “democrazie contro autocrazie” riduce la complessità del mondo a propaganda. Dietro la crisi dell’Occidente non ci sono gli autocrati ma il fallimento del liberal-capitalismo. Un’ideologia ormai logora che continua a raccontarsi favole mentre la realtà le passa sopra.

Sold out: l’ultima favola delle “democrazie contro autocrazie”

Fausto Anderlini*

Abituati come siamo, se non assuefatti, alla rozzezza e all’imbecillità dei leader “occidentali”, viene quasi da rallegrarsi per le chicche di sapienza che con grande garbo ci somministra Veltroni. L’altro giorno su Corriere ha fatto i conti col pallottoliere di V-Dem: il 72% dell’umanità stipata sotto le autocrazie. Delle 88 “democrazie” vigenti solo 29 ascrivibili a un modello veramente “liberale”. Un bengodi politico ormai riservato a un residuo 8% di privilegiati della popolazione globale. Con l’America di Trump anch’essa tendente a scivolare fra i più, con l’Ice, il ministero della guerra e il tappeto rosso steso sotto i piedi di Putin. Per non dire dell’Italia meloniana, sebbene temperata dalla lungimiranza di Crosetto e Marina Berlusconi, alfieri inaspettati del diritto internazionale.

Democrazie vs autocrazie. È il noto schema di Schmitt dell’amico/nemico fatto proprio da uno che non l’ha mai studiato. Ad mentula canis. La complessità della realtà divisa in due, in un dolente quanto struggente manicheismo. In ciò fiero portatore, il nostro, di quel “bipolarismo” tanto agognato come stabilizzatore di sistema e adesso evoluto perversamente in altro genere di bipolarismo: quello schizo-paranoico.

La sua mente neppure è sfiorata dalla constatazione che la crisi delle democrazie non è dovuta alle cd. autocrazie, quanto alla corruzione letale del liberal-capitalismo seguita al trionfo dell’89. Come se l’autoritarismo pseudo-carismatico non fosse, quale in effetti è, l’altra faccia, in certo modo necessaria, del formalismo ipocrita del liberalismo come ideologia imperiale.

Talché quelle che abbiamo davanti e viviamo direttamente sono piuttosto delle timocrazie oligarchiche a base censitaria dove spadroneggiano i possidenti e uno stuolo di tecnocrazie finanziarie e burocratiche cementate dal dogma del liberismo. Tanto da rivalutare, a fronte di questo liberismo-totalitarismo, il contenuto di partecipazione delle vituperate “democrazie popolari” instaurate dal regime sovietico.

Nello stesso tempo è stupefacente constatare la vera e propria regressione culturale per la quale la quasi totalità dell’umanità viene unificata sotto il giogo presunto di un’unica e indifferenziata forma di dispotismo personalizzato (l’autocrate solitario, circondato dai bravi e altri pretoriani). Una idiozia che trascura ogni analisi circa la complessità delle formazioni sociali, i rapporti di produzione, le culture, le stratificazioni socio-demografiche, le tradizioni, le istituzioni, le visioni del mondo. La biodiversità sociale del globo annullata d’un colpo.

Intere biblioteche delle scienze sociali accumulate nell’Occidente buttate alle ortiche, assieme a Marx, il materialismo storico, ma anche le combinazioni dei tipi di potere indagate da Weber. Una regressione nell’autismo autarchico, altro che l’autocrazia!

D’altronde la cosa non stupisce. È una forma di ottundimento settario e di rimbecillimento che è tipica nei conversos neofiti che vengono dal tradimento del mondo di provenienza.

Nella crisi vertiginosa del liberalismo un tipo come Veltroni può vantare un ruolo decisivo. È quello che chiude la saracinesca per ultimo quando tutta la rumorosa compagnia degli avvinazzati è rientrata nell’osteria. Tutto esaurito.

* Dalle riflessioni social di Fausto Anderlini

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