Il Paese difende la Costituzione, i partiti fingono di aver capito

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Il No alle riforme costituzionali conferma una resistenza diffusa: la Costituzione resta baluardo contro derive tecnocratiche. Il voto non è di partito ma sociale, esprime domanda di cambiamento reale ignorata dalla politica.

Referendum, non vi confondete. Alcuni punti fermi.

Le riforme costituzionali, quelle sottoposte al vaglio della popolazione, non passano. Nel Paese esiste ancora un corpo sano che giudica la Costituzione un estremo baluardo di democrazia sostanziale. Tanto è vero che tutte le forze politiche costitutive della Seconda Repubblica, con l’avallo del Quirinale, hanno provato a smembrarla passo dopo passo, nonostante le sue parti più significative politicamente oggi siano inapplicabili data la supremazia dei vincoli esterni.

Motivo per cui i distruttori seriali della Costituzione, i liberali di destra e di sinistra, non provassero a sostenere che è stato un voto politico. Al contrario è stato un voto che è entrato nel merito della questione, che è andato al nocciolo della contesa: la democrazia costituzionale si contrappone ai regimi di Bruxelles e Washington. Non ci sarà dunque bisogno di presentare, come è ormai abitudine fare, nuovi progetti di riforma. L’indicazione popolare è chiara e inequivocabile.

Ma allo stesso tempo farebbe tenerezza un Partito democratico, e con lui le sue pertinenze allegramente antagoniste, pronto a intestarsi il successo. Il risultato è frutto del risveglio di una grande quantità di persone che non sostiene alcun partito, che diserta le urne dopo aver dato, in tempi appena passati, fiducia ai 5Stelle.

Ma che, al contempo, ha partecipato alle mobilitazioni per il popolo palestinese. Un risultato quindi speculare alla richiesta di orientamenti radicali, di contenitori credibili che indichino orizzonti di vera trasformazione sociale che parta dalle lotte e che si tramuti in conflitto politico. I voti della sinistra liberale erano quelli iniziali, quelli che vedevano il No staccato di venti punti percentuali. Altro che storie.

I referendum costituzionali, da anni, esprimono sempre la stessa esigenza. Un ritorno alla democrazia sostanziale che preveda un forte intervento pubblico a sostegno della giustizia sociale e l’abbandono delle politiche ultratrentennali di favore nei confronti dei mercati e dei profitti privati. Ma questa indicazione viene regolarmente disattesa. Si farà strada la riedizione delle macchine da guerra di ulivista memoria. Che andranno a sbattere contro il muro della realtà. Si dovrebbe cambiare passo, linguaggio, ragionamenti.

Per ora solo i 5Stelle possiedono la forza per favorire questo ribaltamento prospettico. A iniziare dal progettare il ritorno del gas russo o a rinnovare la legislazione sulle rappresentanze nei luoghi di lavoro. Tanto per dirne qualcuna.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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