Il 5 marzo e gli strani intrecci della storia: da John Belushi a Stalin…

Per una serie di coincidenze la data del 5 marzo vede intrecciarsi storie, nascite e morti di personaggi apparentemente lontani tra loro: John Belushi, Pasolini, i poeti della Beat generation, Stalin…

Il 5 marzo e gli strani intrecci della storia

Il 5 marzo 1982 ci lasciava John Belushi, morto di overdose come accadde a tanti della sua generazione e anche della mia.

Tutti lo conoscono, o almeno spero, per Animal House e The Blues Brothers, due film politici che ci hanno reso migliori e ci hanno insegnato sani principi di ribellione contro potenti e figli di papà arroganti – siate liberi schiavi! grida Bluto Blutarsky citando Walt Withman tramite Kerouac -, odio verso i nazisti dell’Illinois, antirazzismo e rispetto per il popolo del blues e tante altre cose buone del sessantotto americano che piaceva molto al marxista italiano Pierpaolo Pasolini che il 5 marzo invece nacque.

Il poeta/romanziere/cineasta era severo verso certi aspetti del ’68 italiano ma molto in sintonia con la beat generation e la new left americana. Un amore ricambiato visto che Ferlinghetti, che lo considerava il più grande poeta civile del Novecento, lo inserì nell’antologia dei poeti beat.

(Un mio articolo su Pasolini e Ginsberg è stato tradotto anche da un professore dell’università di New York.)

Pochi sanno che il nostro amatissimo John Belushi nel 1968 era tra i giovani yippies che con Abbie Hoffman, Jerry Rubin, Tom Haiden, Allen Ginsberg, William Burroughs, Bobby Seale andarono a Chicago a contestare la convention del Partito Democratico responsabile della guerra in Vietnam, quella resa immortale dalla canzone di CSN&Y.

Da leggere la prefazione di Fernanda Pivano alla Testimonianza a Chicago di Allen Ginsberg e la divertentissima autobiografia di Abbie Hoffman pubblicata in Italia da ShaKe Edizioni. Segnalo il film ‘Il processo ai 7 di Chicago‘ su Netflix.

I poeti della beat generation con Kerouac erano stati i primi a celebrare il valore della cultura nera, del blues e del jazz. Era un beat anche Leroy Jones Amiri Baraka, poeta afroamericano comunista, che scrisse il fondamentale saggio ‘Il popolo del blues’. Erano stati i comunisti negli USA gli antesignani del movimento per i diritti civili e la liberazione nera. E anche della scoperta del blues.

Il leggendario etnomusicologo Alan Lomax che andava in giro dagli anni 30 registrando folk e blues (scoprì Leadbelly, Son House e Muddy Waters) era parte della strategia culturale di fronte popolare del PCUSA. Infatti dovette fuggire in Inghilterra durante il maccartismo salvo tornare per godersi il revival folk e blues che ci avrebbe donato Dylan e gli Stones negli anni sessanta.

Se i Public Enemy in Fight The Power accusano Elvis di aver rubato la musica dei neri The Blues Brothers ha reso un eterno omaggio e, tra l’altro, consentì di uscire dalla povertà al vecchio Cab Calloway che ormai era dimenticato.

(Quando morì John Belushi Stefano Benni pubblicò su il manifesto un poema bellissimo che trovate qui).

Il 5 marzo morì nel 1953 anche Stalin ma notoriamente non è tra i miei eroi nella storia del comunismo. Anche se il numero delle sue vittime si tende troppo facilmente a moltiplicarlo credo che il giudizio di Alfonso Leonetti, compagno di Gramsci dai tempi dell’Ordine Nuovo, nella sintesi rimanga valido: “il maggiore crimine di Stalin fu di aver trasformato in un incubo il sogno di milioni di proletari”.

Allen Ginsberg con altrettanta efficace sintesi recitò accompagnato dai Clash nel suo manifesto punk: “Stalin Secretary of Terror He has killed our old Red Revolution for ever” .

Ovviamente le cose nella storia sono sempre complicate ed è bene non buttare il bambino con l’acqua sporca. Come insegnava il grande storico comunista italiano ed ex partigiano Paolo Spriano, i comunisti fecero in Italia e nel mondo grandi cose “nonostante Stalin”.

Anche Noam Chomsky che è un socialista libertario che non si rifà a Marx e a Lenin lo ha sempre riconosciuto parlando dei comunisti USA. Il grande storico Eric Hobsbawn ha dedicato tante pagine ai problemi di storia comunista.

(Vi consiglio questa lettura)

Si sono usati i crimini di Stalin per gettare nella spazzatura della storia la Rivoluzione d’Ottobre e persino il comunismo di Marx.

Victor Serge sui taccuini di esiliato in Messico nel 1945 scrisse che Stalin non era l’erede di Lenin e che lo stalinismo non era il comunismo.

Al di là dei singoli giudizi a caldo è un testo da far leggere a tutti i giovani anticapitalisti che nell’immaginario hanno impressa l’equazione comunismo-stalinismo che l’egemonia dell’anticomunismo ha imposto.

Con il crollo dei regimi che Lucio Lombardo Radice definiva del “socialismo di stato” dell’Europa orientale si è raccontato che sarebbe morto il comunismo. Una operazione di restaurazione ideologica su scala planetaria che contesto radicalmente:

Quando questa vulgata si affermò anche tra gli ex-comunisti italiani il vecchio Ingrao reagì spiegando che di comunismi ce ne erano stati tanti e citò, tra gli altri, Rosa Luxemburg anche lei nata il 5 marzo.

Rosa a noi è molto cara perché fu, come scrisse Christa Wolf o forse Erich Fromm, una cassandra del socialismo. Vide che la socialdemocrazia si avviava verso l’integrazione nel capitalismo rendendosi complice persino delle guerre e al tempo stesso che i suoi compagni bolscevichi, a cui riconosceva tanti meriti, si stavano avviando verso una strada pericolosa ideologizzando una rottura tra socialismo e democrazia che pur era giustificata nella contingenza storica.

Purtroppo i paramilitari protonazisti al servizio del socialdemocratico Noske che l’ammazzarono privarono il movimento comunista internazionale dell’unica testa che aveva l’autorità per confrontarsi alla pari con Lenin e Trotskij. Per Lenin le sue opere complete dovevano essere pubblicate e lette da ogni militante.

Con Stalin arrivò la scomunica per la Rosa rossa che piaceva tantissimo alla nostra compagna Lidia Menapace. Tra i primi a riscoprirla e riproporla in Italia oltre a Lelio Basso ci fu Raniero Panzieri. Sono due socialisti di sinistra che considero rifondatori comunisti antelitteram.

Ovviamente non tutto ciò che Rosa scrisse sulla Rivoluzione russa fu azzeccato (sui contadini e la questione nazionale difficile dar torto a Lenin) e bisogna sempre guardarsi dalle mitizzazioni esagerate.

Il famoso profetico testo sulla Rivoluzione russa – che trovate nella preziosa antologia curata da Guido Liguori per Editori Riuniti – fu scritto da Rosa in carcere nel 1918.

Rosa era stata arrestata nel 1915 per la sua propaganda contro la guerra e fu liberata dalla rivoluzione dei marinai e dei soldati che imitando i russi avevano costretto il kaiser a abdicare. Hitler costruì tutta la sua ideologia contro il giudeobolscevismo sulla Germania tradita e pugnalata alle spalle dai marxisti ebrei che avevano ingannato gli operai tedeschi.

Si tende a dimenticarlo ma la Prima Guerra Mondiale – costata 16 milioni di morti – ebbe fine grazie all’ondata rivoluzionaria che oggi tutti maledicono.

E proprio il 5 marzo del 1943 scoppiava in tutte le industrie del nord Italia il più grande sciopero che ci sia stato in Europa contro l’occupazione nazista e i suoi complici fascisti. Lo sciopero era stato meticolosamente preparato in primo luogo dai militanti del Partito Comunista Italiano.

Quegli operai erano stalinisti perché l’Urss era il principale baluardo contro Hitler e la terra in cui la classe lavoratrice aveva vinto per la prima volta la rivoluzione. Non potevano sapere molto sulla realtà repressiva e quel che venivano a sapere gli appariva come propaganda del nemico.

Eppure furono innanzitutto loro, insieme a socialisti e azionisti che la pensavano come loro, a conquistare la Repubblica e la Costituzione forse più democratica, sociale e garantista del mondo. Sui volantini distribuiti clandestinamente si chiedeva PACE, PANE E LAVORO.

Uno slogan che abbiamo riproposto sulla tessera del Partito della Rifondazione Comunista del 2023 insieme allo slogan coniato da Lidia Menapace FUORI LA GUERRA DALLA STORIA.
Concludo ricordando il compagno comandante e presidente Hugo Chavez che ci ha lasciato prematuramente il 5 marzo di 10 anni fa e con cui come Rifondazione Comunista abbiamo avuto un rapporto strettissimo.

Chavez nel 2004 disse: “è necessario rivedere la storia del socialismo e salvare il concetto di socialismo”. E nel 2005 al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, davanti ai movimenti altermondialisti di tutto il mondo: “Dobbiamo reinventare il socialismo. Non può essere il tipo di socialismo che abbiamo visto in Unione Sovietica”.

E sempre nel 2005, disse che dobbiamo “inventare il socialismo del ventunesimo secolo”.
Noi la chiamiamo rifondazione comunista.

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Maurizio Acerbo
Maurizio Acerbo
Segretario nazionale di Rifondazione Comunista- Sinistra Europea. Attivista, agitatore culturale. Comunista democratico, libertario e ambientalista. Marxista psichedelico.

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