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martedì 11 Maggio 2021
AgoràI nuovi mostri: i giovani in discoteca. E non solo.

I nuovi mostri: i giovani in discoteca. E non solo.

Prima furono i cinesi, poi gli asintomatici di Codogno, poi i runners, dopo di migranti. Ora i giovani in discoteca sono i nuovi mostri.

Caccia agli untori: i giovani in discoteca, ai concerti, agli aperitivi, al mare…

C’era una volta, un anno fa, il 2019.

Il mondo si era improvvisamente riempito di ragazzi e ragazze straordinarie, adolescenti pronti a guidare il mondo e senza la reticenza delle generazioni passate nel reclamare un ruolo, per guidarlo oltre l’iceberg del cambiamento climatico cambiando l’agenda di chiunque avesse più di 20 anni, comprese multinazionali e potentati internazionali.

Greta Thunberg era la loro guida indiscussa e la sua foto campeggiava ovunque.

I social network erano pieni di foto delle piazze gremite di questi coraggiosi imberbi, i genitori ne accompagnavano le gesta con stupore e amor proprio; Facebook era diventato l’equivalente delle tribune dei palazzetti in cui si tengono manifestazioni sportive giovanili – Guardate! Quello che ha fatto canestro è mio figlio!– e di pari passo, quando qualche altro ragazzo emergeva nelle cronache con comportamenti negativi o non immediatamente comprensibili agli adulti, allora il social diventava la versione pubblica di un gruppo Whatsapp per genitori.

Gli adulti, per una volta, un anno fa, sembravano tutti d’accordo nell’elogiare i giovani malgrado qualche mela marcia.

[themoneytizer id=”68124-2″] Quasi tutti, perché poi bastava appena un fatto, causato da pochi sciagurati come la Strage di Corinaldo, o un fenomeno culturale come la Trap, per puntare di nuovo il dito contro di loro e riattivare la narrazione paternalistica di un paese che non ha mai capito i propri figli migliori – ai peggiori ha consegnato le chiavi della nazione – e si è sempre votato a soddisfare il padre, anche a costo di scatenare una guerra tra fratelli.

Come ha scritto Enrico Giani a proposito della recente chiusura delle discoteche per arginare il contagio, infatti:

Nonostante le roboanti promesse, non sanno come fare a riaprire le scuole (perché una soluzione giusta non c’è, la percentuale di rischio sarà sempre alta) e allora devono trovare una scusa: colpa dei fratelli maggiori che vanno a ballare.

Il fratricidio originale

Gli italiani sono l’unico popolo che abbiano, alla base della loro storia e della loro leggenda, un fratricidio. Ed è solo col parricidio, con l’uccisione del vecchio, che si inizia una rivoluzione.

Gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli.  Umberto Saba

A nessuno era venuto in mente quanto ricorda Carlo Bordone:

Il problema è anche parlare dei giovani e ai giovani su social dove l’età media è di 47 anni.

Il problema è anche un altro. Che ci si ricorda di loro solo quando possono farci sentire migliori di quello che siamo come genitori o quando ci sono da distribuire colpe che gli adulti non vogliono prendersi.

E ci stupiamo che loro non ci ascoltino, che ci considerino degli alieni che parlano una lingua estinta sul pianeta dove vivono loro, perché non capiamo che il problema non è Michele Serra in sé, ma il Michele Serra in noi.

I nuovi mostri: i giovani in discoteca. E non solo.
Greta Thunberg

Il casus discoteche

Ecco ora l’argomento delle discoteche, ritenute senza alcun dato a giustificare l’allarme l’epicentro del contagio solo a causa di un paio di casi emblematici, come la bravata del dj set di Bob Sinclair davanti a migliaia di persone in Puglia, sebbene poi i soldi per andare nei locali con continuità ce li abbiano i più grandi. O del caso mediatico per eccellenza, la ragazza che è andata a ballare in una discoteca in Versilia pur con esito positivo al tampone, lo scandalo giornalistico perfetto.

Nel film L’asso nella manica, il protagonista Kirk Douglas è un giornalista fallito che educa alla politica editoriale un giovane allievo. La lezione è questa: immaginate una città invasa da cinquanta serpenti. Catturano i primi dieci, venti, trenta e nessuno sembra quasi accorgersene. Sembra fatta, li hanno presi quasi tutti. Quasi. Ne resta uno solo.

Potrebbe essere ovunque. Potrebbe essere in casa tua, nascosto tra l’armadio e la parete della camera da letto, sotto il materasso, nella doccia. La notizia non sono i 49 serpenti ritrovati ma quell’unico che non si trova. E che il bravo giornalista deve tenere nascosto nel suo cassetto il più a lungo possibile se si vuole tenere agganciato il lettore al racconto che se ne fa.

Dal film alla realtà, il giornalismo ai tempi della pandemia è spesso di questa risma: ci vuole un uomo, una faccia, un corpo, una categoria sociale, un’etnia, una generazione su cui concentrare tutta l’attenzione, su cui accanirsi come su quell’unico serpente.

I nuovi mostri: i giovani in discoteca. E non solo.
Young Signorino

Caccia agli untori: i giovani in discoteca

Prima furono i cinesi, poi gli asintomatici di Codogno, poi i runners, chi portava fuori il cane o si sgranchiva le gambe. Dopo quelli che affollavano gli aperitivi. Poi è stata la volta dei migranti. Ora, dei ragazzi.

Ragazzi che si sono chiusi in casa per mesi, rinunciando alla socialità e accettando di fare lezioni al pc. Che hanno rinunciato senza battere ciglio a vivere la primavera di anni che, come vuole la retorica degli adulti, si vivono una volta sola. E che ora sono diventati colpevoli di andare a divertirsi quando il governo-le regioni-il comune-l’esercente lo hanno consentito fino al giro di boa del Ferragosto, quando il grosso dell’incasso è entrato e si può tornare a cercare un capro espiatorio.

I giovani che, dopo essere stati usati come bancomat dalla politica per tenere buono il comparto turistico, sono diventati i grandi colpevoli insieme ai migranti.

Essendo in prossimità delle elezioni regionali, non appare casuale che siano le uniche due categorie a non votare. Intanto le fabbriche non hanno mai chiuso in quello che continua ad essere uno dei più grandi focolai al mondo, nella Padania che non esiste se non come zona rossa permanente, dove i contagi non si sono mai avvicinati allo zero.

È nelle aziende padane che sono emersi i più grandi focolai registrati dalla fine del lockdown, come quello alla Bartolini, prima a Bologna e poi a Rovereto senza che nessuno sui media mettesse in dubbio le condizioni di sicurezza dei lavoratori.

I nuovi mostri: i giovani in discoteca. E non solo.

La crisi dell’uomo adulto

La guerra ai giovani è una costante delle generazioni di adulti in crisi, minacciate da eventi imprevedibili e cambiamenti epocali. Si pensi alla guerra mossa alla generazione entrante degli anni 60, culminata simbolicamente nel colpo di fucile a Dennis Hopper e Peter Fonda in Easy Rider e nei tanti, tantissimi giovani ammazzati nella realtà, dalle proteste in piazza, alla chiamata in Vietnam fino al dilagare mirato dell’eroina.

Anche la guerra al popolo della notte non è una novità, con la guerra alla tribù di raver degli anni 90 e l’invenzione del razzismo musicale; con le leggi contro la musica ad alti battiti per minuto emanati dal britannico “Public Order and Justice Act” del 1994 che vietando “eventi dove la musica include suoni pienamente o predominantemente caratterizzati dall’emissione di una successione di battiti ripetitivi”, metteva fuori legge la cultura rave. Ottenendo solo di renderla itinerante e dando via alla stagione dei rave traveller.

La guerra ai giovani, oltre che opportunista, è figlia dell’analfabetismo funzionale della nazione campione nella disciplina. Mascherina, distanziamento e gel riducono, non annullano il rischio di contagio. Non percepire la distanza abissale tra questi due predicati verbali è un problema giovanile solo nel senso che chi gli adulti che se ne fanno portavoce avrebbe dovuto aver più cura della propria istruzione in età scolare.

Era ovvio infatti che riaprendo non saremmo stati nei livelli di contagio immediatamente post lockdown.

Se si deve convivere con un virus ormai endemico, non si possono cercare untori e capri espiatori sempre nuovi ogni 100 casi in più. In tal senso il coro di voci post lockdown erano tesi a spronare le persone a far ripartire i consumi.

A tornare a vivere, riportando in auge gli sciagurati proclami come Milano non si ferma.

I nuovi mostri: i giovani in discoteca. E non solo.
Giuseppe Sala

Le prossime chiusure

Ora che le risorse sono state consumate, che i soldi sono circolati abbastanza da garantire la sopravvivenza ai maggiori protagonisti del settore, è il momento di mettersi al riparo dalle polemiche per le nuove chiusure in arrivo.

La colpa, come sempre, ricadrà sui cittadini, sebbene la retorica sugli italiani irresponsabili sia falsificata dai numeri post lockdown: nessuno tra i vicini europei ha avuto il nostro ribasso e ha tenuto i contagi sotto la soglia d’allarme quanto in Italia.

Mentre nelle nazioni vicine si tenevano imponenti manifestazioni negazioniste e covid-party, la maggioranza dei giovani italiani hanno atteso la riapertura malgrado alcuni capi politici, grandi e vaccinati si macchiassero di gesti e messaggi irresponsabili.

E anche qualora i giovani sbagliassero, e la gioventù sta anche nel commettere errori, ricordiamoci che, come sosteneva Leboyer, tra il dire sono sua madre; sono suo padre e è mio figlio; è mia figlia c’è un mondo e non bastano 100 contagi al giorno in più, per giunta a carico di altri comparti, per attraversarlo.

I ragazzini sono sempre quelli: teppisti e torturatori di animali, promotori di pace e rispetto per l’ambiente. Ma i veri ragazzini siamo noi, basta osservare il mondo che stiamo consegnando agli adulti di domani.

 



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Luca Buonaguidi
Luca Buonaguidi
Scrittore e psicologo, ha pubblicato libri di viaggio, di musica e di poesia.

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