Sovranisti: dal tricolore alla bandiera dei cialtroni

Il tricolore in pochi anni è diventato appannaggio dei cosiddetti sovranisti e di tutte le loro emanazioni, anche le più cialtronesche.

Sovranisti, tricolore e identità

La terza legge della dinamica o principio di azione e reazione, stabilisce che a ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria.

L’animo umano non è esente da questa regola. Ma se la applichiamo alla cronaca, a certi fenomeni sociali, di costume, allora anche alcune storie possono essere viste sotto un’altra luce.

Per esempio sarebbe interessante capire come il tricolore, il simbolo dell’unità nazionale, nel giro di pochissimi anni sia diventato di esclusivo appannaggio della cosiddetta galassia sovranista e di tutte le sue emanazioni, anche le più cialtronesche.

La questione identitaria nell’era dei social ha generato questo strano cortocircuito di appartenenza con il quale determinate categorie antropologiche, prima ancora che politiche o sociali, hanno iniziato a marchiarsi coi colori della nostra bandiera.

Tricolore e democrazia

Diciamolo subito: molti italiani non amano la democrazia più di tanto e, anche se non lo ammetterebbero mai, vivere in un paese in cui fossero in vigore altre forme di governo, diciamo pure antitetiche a quelle democratiche, in fondo in fondo, non gli dispiacerebbe.

L’importante è uno stipendio a fine mese, magari con qualche buono pasto, un sussidio, perché tengo famiglia è il primo comandamento poi, se pure ci fosse qualche limitazione alle libertà individuali, qualche censura a chi la pensa diversamente, non sarebbe un grosso problema. Anzi, sarebbe cosa gradita.

La polvere va tenuta sotto il tappeto.

Solo che quest’idea non è mai esprimibile compiutamente perché va a cozzare con quell’altra peculiarità nazionale che è l’anarchia individuale.

L’impossibilità di rispettare completamente un qualcosa che provenga da un ordine esterno, di una qualsiasi autorità, che sia di Stato o di un genitore, di un capoufficio o un trainer, poco cambia, è un tratto distintivo della nostra comunità nazionale.

L’ordine non va eseguito va interpretato.

Il che, tutto sommato, potrebbe essere considerato come una qualità. L’essere stolidamente supini davanti a un ordine dall’alto non ha mai prodotto grossi risultati sul breve periodo.

Però è antitetico all’idea da low e order che quella parte di cittadinanza reclama. Il punto è che la reclama per gli altri, mai per sé.

Italians low e order. Più o meno…

C’è tutta una comunità che pensa costantemente che il problema sia generato da altri e che quindi la fermezza sia necessaria contro gli altri.

Dunque tutto ciò genera di continuo momenti di puro cabaret se non fosse, in realtà, un problema culturale gravissimo, che dalle sfere arriva ai punti più bassi della società, rendendoci uno dei paesi con i più alti indici d’analfabetismo funzionale in Europa.

Si tratta dell’incapacità d’interpretare la realtà, i codici del mondo in cui si vive.

E dunque ammantati sotto i simboli di questo low e order ma non troppo, le realtà più disparate si sono unite, usando come simbolo il tricolore, in una sorta di nazionalismo sovranista che la storia preferisce interpretarla, non studiarla.

Con queste premesse non può che risaltare la coerenza di tali espressioni sociopolitiche di questi giorni:

Leghisti sovranisti, fautori della serietà, delle regole da rispettare, che però non riescono a tenere una semplice mascherina, cercando scuse, sollevando questioni si, ma, però.

Fascisti e nazisti in piazza che protestano contro l’anti-democraticità del governo o contro l’ebreo Zuckenberg che gli censura le pagine social.

No Vax silenti per tutta la quarantena, quando  c’era pericolo effettivo per la salute, che invece tornano in piazza a emergenza finita, protestando contro i poteri forti che hanno inventato la pandemia con un complotto ordito da Bill Gates che vuol trasformarci tutti in bombe al mercurio.

Ci iniettano mercurio nelle vene collegato al 5G

 

Da Pisacane a Pappalardo

Siamo passati dal tricolore agognato dai martiri di Belfiore, dei Carlo Cattaneo, i fratelli bandiera, Carlo Pisacane, a quello sulle mascherine durante i selfie della Meloni con Salvini, al salviamo la patria! dell’ex generale dei carabinieri Pappalardo.

E ancora il tricolore nel tema di facebook sui profili delle zie che fanno il pane in casa e nel mentre esultano per l’annegamento di 20 tunisini nel mediterraneo.

Oppure il tricolore esibito da simpatici personaggi come Ercole Viri, il noto sindaco di Affile che nel 2012 fece costruire un mausoleo dedicato al generale fascista Graziani, conosciuto come il Macellaio del Fezzan, sul quale si staglia la grande scritta “Patria e onore”.

Ma è in queste due parole basiche nella galassia dell’ultra destra patriottica e tricolore del nostro paese, che si trova il definitivo imprinting cialtronesco di tutta la vicenda.

Patria e onore, due parole che hanno reso impossibile per la destra italiana essere normale.


Patria e onore

In quelle due parole, come imprimatur nefasto, circola il sangue mussoliniano. Un DNA che riproduce inesorabilmente la farsa e la tragedia.

Come detto al principio: la terza legge della dinamica o principio di azione e reazione, stabilisce che a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. In determinate situazioni sottrarsi a ciò fa la differenza.

Per esempio davanti alla fine.

É troppo facile giudicare un uomo quando inizia. Diceva Cesare Pavese: L’unica gioia al mondo è cominciare. É bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire.

Negli uomini di potere è ancora più forte questo sentimento: la sbornia iniziale, l’ebrezza della folla, del fare, immedesimarsi tutt’uno con la terra, pensando che tutto fiorisca e appassisca assieme a loro.

Ma tutto è destinato a spegnersi, come i carnefici che si consumano come le vittime che fanno.

I fascisti del nuovo millennio che abbiamo visto in piazza qualche giorno fa in quel di Roma, evocare schizofrenicamente la democrazia, alzando il braccio teso all’aria ed evocando il Duce e successivamente piangere,  come dopo una sbornia per le botte che s’erano dati tra di loro, al grido di: M‘ha dato ‘na pizza, m’ha dato!

M’ha dato ‘na pizza, Simone Carabella aggredito da Giuliano Castellino

 

Storditi come il loro capitano collaterale: Potrò togliermi la mascherina mentre parlo con una signora?”

(Il potere dà all’ignorante un’ebbrezza da sbornia pesante, Massimo Cacciari al vetriolo)

Ecco, il tanto evocato Duce, l’uomo forte che impugnava la sciabola davanti l’islam, che a torso nudo potava il frumento e rievocava il millenario impero romano, quel Duce dell’Italia agli itaiani (ops!) davanti alla fine, sua e del paese che aveva guidato allo sfacelo, al grido di Patria e Onore tentò di scappare travestito da soldato tedesco (si dice anche in abiti da donna), degno finale di una farsa da operetta che diventò tragedia per milioni di persone.

Reazione opposta e contraria, appunto.

Patria o muerte.

Pensiamo invece a Salvador Allende, un uomo dall’aspetto del tipico “Travet”, Le misèrie d’Monssù Travèt, commedia del 1863 in dialetto piemontese del letterato italiano V. Bersezio (1828-1900).

Rappresentazione, divenuta proverbiale, delle peripezie di un povero impiegato, Travet, che, tormentato dalle angustie della famiglia e dell’ufficio

Un socialista pragmatico, un costruttore di ponti per gli uomini, non un rivoluzionario ma un fautore del possibile, passo dopo passo, senza furore.

Eppure davanti alla fine inevitabile, fece un discorso storico alla nazione, mentre l’aviazione dei golpisti bombardava il palazzo del governo.

Starò sempre insieme a voi. Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria. Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi. Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.

Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.

Finito il discorso Allende, i suoi più fidati amici, gli uomini della scorta e il personale del palazzo che gli era rimasto accanto, armati some si vede nelle foto storiche di quella giornata, si asserragliarono nella Moneda, ma impossibilitati a resistere, tutti gli uomini vennero poi congedati dal presidente, che rimase solo ad attendere la fine.

Sovranisti: dal tricolore alla bandiera dei cialtroni

L’uguaglianza è la più grande conquista che l’uomo sociale deve ancora raggiungere. Ma non tutti gli uomini sono uguali. Non tutte le idee sono uguali.

Chi azzera queste differenze, azzera la memoria, che è l’unica ricchezza possibile.

 


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About Alexandro Sabetti

Scrittore e autore radio e tv. Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014). ->
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