21.8 C
Rome
mercoledì 8 Settembre 2021
PolisLa Fase 2 dell'aperitivo: Spritz o morte!

La Fase 2 dell’aperitivo: Spritz o morte!

La Fase 2 dell’aperitivo è scattata: da nord a sud gli irriducibili dello spritz sono i nuovi nemici della collettività. Ma è davvero così?

La Fase 2 dell’aperitivo: si riparte!

La nuova adunata sediziosa, assai poco carbonara, di giovani impettiti contro il potere, pronti a sfidar la sorte con le loro chiome al vento, sprezzanti del pericolo, non è sotto la bandiera di un colore vivido, rosso men che mai. Al limite il rosso è quello dell’Aperol e il grido di battaglia è Spritz o morte!

Sono i nuovi nemici dell’establishment e dei benpensanti che perpetuano il loro: io resto a casa ancora un po’.

Sono la preoccupazione delle casalinghe che guardano Mentana, il pericolo pubblico dei già recidivi delatori balconari. Li puoi trovare in tutte le città, a seconda della fantastica narrazione per clichè dei media.

Attenti alla movida criminale!

A Napoli, li vedi affollati, uno sull’altro, sul lungomare di Mergellina, cercando una pizza, un mandolino, due taralli. Il solito che fanno i napoletani. E le mascherine sono un optional, qualcuno le ha dipinte sul volto, per ingannare i controlli.

A Roma si concentrano su Ponte Milvio, a migliaia, pigiati uno sull’altro, cercando di verificare l’effettiva resistenza dei piloni dopo secoli di usura, sostituendosi così ai tecnici del comune.

A Milano invece girano tutti bardati di flanella, anche se ci sono 34 gradi, griffati dalla testa ai piedi e l’immancabile Negroni tra le mani. Affollano i Navigli alla ricerca dello scorcio perfetto per il selfie che buca su Instagram.

Il Governo, come un maestro d’asilo, si dice preoccupato e ricorda sempre che si può uscire, si può lavorare in fabbrica fingendo che le distanze siano mantenute, si possono riaprire bar e ristoranti ma non si può far festa.

La movida è bandita, altrimenti si torna indietro e si minaccia di prendere provvedimenti, mentre i soliti media puntano il dito contro queste bande di predoni del sabato sera che, dicono, rischiano da soli di mandare in fumo gli sforzi della collettività per combattere il Coronavirus.

Giovani anziani sociopatici?

Ovviamente, da reclusi volontari come orsi, anche prima dell’epidemia, per scelta di vita, snobismo o inadeguatezza al vivere, fate voi, da queste colonne non v’è alcuna simpatia verso i giuovani dell’aperitivo.

Molti di questi ragazzi o finti giovani quarantenni (che però hanno 47 anni), che protestano contro il rigore e il distanziamento sociale, obiettano che la loro libertà di mangiare un cheeseburger all’interno di un ristorante, o di portare birre con una dozzina di amici in un picnic in un parco pubblico, è più importante dell’impedire la morte del loro vicino di casa anziano.

Più importante delle 30.000 vite, che sono state perse a causa di questa terribile malattia.

Sebbene camminino e parlino così, probabilmente non sono sociopatici in senso clinico. Sono solo le stesse persone incuranti, egoiste e sconsiderate. Quelle che abitualmente parlano a voce alta nei cinema e pensano che entrambi i braccioli siano loro.

Solo che ora, la loro mancanza di considerazione non sta solo rovinando il divertimento degli altri, ma potenzialmente causandone la morte.

È il solito scaricabarile

Il loro è dunque un afflato libertario o solo scelleratezza? No, probabilmente dietro le caricature ci sono delle persone che, come chiunque altro, hanno affrontato la quarantena, spesso con solo la paura ad accompagnarle. Che hanno aspettato, chi più comodamente, chi meno di tornare alla vita precedente, per quanto orribile ci possa apparire.

E che ora si trovano a fare da diversivo ad una classe dirigente impegnata in un compito troppo grande per le oggettive capacità mostrate in questi anni.

Ma il giochetto lo conosciamo e non ci piace: se è andata male, se va male, la colpa non è dei sottoposti ma dei superiori.  Così finiscono in secondo piano la mancanza di dispositivi di protezione, i tamponi fatti secondo criteri ancora poco chiari, i soldi che non arrivano.

Pensiamo agli show di Vincenzo De Luca, agli ammonimenti da vecchia zia di Giuseppe Sala.

La Fase 2 dell’aperitivo: l’ira di De Luca

 

Pensiamo a Matteo Salvini che, con un lessico da ultras, ha invitato tutti a sciacquarsi la bocca quando si parla della sanità lombarda.

Anche per lui non contano nulla i problemi con i tamponi, l’immobilismo di Fontana e Gallera sulle zone rosse, l’Ospedale in Fiera costruito sperperando milioni di euro e già prossimo alla chiusura, gli anziani malati di Covid piazzati nelle case di riposo, condannati a morte certa.

No, il problema sono gli aperitivi, l’ennesimo scaricabarile con tanto di beffa. L’ansia di sopravvivenza di un Paese allo sbando si perde in queste piccole folle fatte passare per bolge.

E dunque, ancora una volta, Spritz o morte!

 


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

Ti potrebbe anche interessare

Ultimi articoli