26 C
Rome
martedì 12 Ottobre 2021
PolisCoronavirus Italia: c'è stato davvero uno shock culturale?

Coronavirus Italia: c’è stato davvero uno shock culturale?

Il coronavirus è arrivato in Italia come una novella via crucis da attraversare per giungere ad un ipotetico salvifico dopo. Sta andando veramente così?

Coronavirus in Italia come le astronavi di Emmerich

È accaduto qualcosa di terribile e inaspettato, almeno nella percezione dei popoli e della politica, troppo impegnati a rincorrere la cronaca di questi anni, piuttosto che gli avvertimenti della scienza, dei lobbisti dell’ambiente, dei portatori di buonsenso.

È arrivato un nemico comune, lo shock culturale spesso evocato come spauracchio per ridiscutere totem considerati immodificabili. E quello spauracchio, il Covid-19, al contrario delle gigantesche astronavi aliene alla Emmerich anni ’90, ha invaso il nostro mondo con la sua apparente invisibilità.

Il Coronavirus in Italia ha riecheggiato, nell’opinione pubblica, la fantascienza anni ’50 fatta di ultracorpi, entità invisibili che infettando un corpo lo andavano a sostituire del tutto, risultando apparentemente identiche.

Ma proprio quell’apparente identicità è stata il tarlo capace di cambiare la percezione del pericolo in tutte le cose che abitualmente si affrontavano in una giornata: una stretta di mano avrebbe potuto essere letale?

Il ritorno della peste

L’enormità dell’evento pandemico ha provocato una riflessione generale a più livelli, dalla brutale analisi economica (quanto ci costerà) fino alla spiritualità new age, in stile divi liberal hollywoodiani (come ci cambierà), diventando una sorta di metafora generalizzata, un’ allegoria della condizione umana nel secolo liquido.

La metafora della pestilenza che ritorna, come nell’alba invasa dai topi nella città di Wismar, nel Nosferatu di Herzog.

La pandemia è arrivata come una novella via crucis per l’umanità, da attraversare, per giungere ad un ipotetico dopo. Ma come ogni percorso fisico e spirituale c’è un tempo tripartito fatto di un prima, un durante e un dopo.

Il peccato originale: morire di Covid per colpa dei vivi

 

Prima del Covid

Il prima è il mondo moderno come lo abbiamo conosciuto fino a qualche minuto fa. Un mondo che ha sostituito nella vita lo scopo con l’obiettivo, cioè qualcosa di fondo, una finalità, con qualcosa sul breve e medio termine.

La stessa cosa è avvenuta in politica: la sostituzione di un obiettivo finale, dunque una visione, qualcosa che potremmo chiamare ideologia se la parola non fosse stata defenestrata dal dibattito pubblico, con l’obiettivo, cioè un qualcosa d’immediato, minimo, mutuato dal lessico manageriale.

La scomparsa delle ideologie, questa parola così ingombrante, vista come un fardello inutile, foriera solo di divisioni, ha creato una nuova cittadinanza che non guarda più a un futuro ideale da realizzare per se, ma ad un presente da negare agli altri.

Una sorta di perenne legge della sopravvivenza, della giungla, riducendo la convivenza civile a una sorta di brusio di fondo costante. Un rumore esternato per cercare di compensare l’idea che la vita stia andando altrove. Una specie di trincea.

È una cosa che si vede(va) ovunque, specialmente nei fine settimana; persone deluse da qualcosa che alzano il volume di tutto: del tono della voce, delle risate, degli oggetti che toccano. Sembrano gridare: Guardami! Ti sembro deluso, annoiato? Non è così!

Questo perché l’unico spazio che occupano realmente è quello dei loro corpi, per cui non riescono a proiettare niente fuori di essi.

Populismo nemico della complessità

Un umanità senza fine, col solo scopo della sopravvivenza,  si è trasportata nella dimensione pubblica, politica: la sopravvivenza di gruppi di potere, di carriere, di rendite di posizione.

La cronaca quotidiana del nostro paese ce lo ha ricordato continuamente in questi anni, con casi mediatici costanti, dal Cavaliere ai due Mattei, presenze ossessivo compulsive nel dibattito pubblico.

Personaggi senza uno scopo, ma ricchi di obiettivi prossimi, pratici. Le loro vite, i loro curriculum lo dimostrano: personaggi che hanno cambiato idea continuamente, smentendo e dicendo tutto e il contrario di tutto. Ma, appunto, sempre con nuovi obiettivi, dando una dimensione sportiva e muscolare della vita pubblica: vincere l’elezione, il voto in assemblea, la poltrona, il decreto a propria firma, lo share televisivo, le copie vendute della propria biografia.

Dunque, per questi capitani dell’era moderna, l’importante non è arrivare ma salpare; l’importante è la conquista della plancia del Titanic, indossare l’alta uniforme. Che poi la barca affondi o meno è irrilevante: per il capitano la scialuppa di salvataggio è sempre pronta.

Questa chiusura, declinata al solo modo riconosciuto, ovvero io, me, mio, è stata trasversale dai ceti più alti a quelli più bassi.

E dunque il virus è arrivato nel momento in cui il pianeta sembrava convergere nella condivisa persuasione che la sola risposta alle minacce della globalizzazione, cioè la percezione errata dell’altrove pericoloso, consistesse nella ridefinizione di confini armati e di identità forti. Il populismo, la scorciatoia più semplice contro la complessità della vita.

Coronavirus un crollo del credito in vista?

Coronavirus Italia: la Fase 1

C’è stato poi il durante, la Fase 1, nel pieno della bufera pandemica, fatta d’isolamento, diffidenza, sospetto verso il prossimo, l’untore.

La fase iniziale di condivisione separata dei flashmob dai balconi, di fratellanza nella distanza dei corpi, non è stata altro che una variante carnevalesca della nostra ben radicata cultura del clan familiare, del piccolo nucleo autosufficiente ma bisognoso di scambi col clan vicino. Ma con la naturale diffidenza del branco, che pensa in primis alla propria sopravvivenza e prosperità, minacciata più che mai ora dalla presenza invisibile del virus.

Dunque il flashmob va benissimo come parata autorappresentativa, ma sempre con un occhio puntato verso il basso, sulla strada, a cercare il sospetto che trasgredisce la regola, da mettere all’indice della pubblica autorità.

E c’è la crisi economica, sistemica, tanto evocata e ora visibile, tangibile, che ci ha fatto immediatamente percepire come la nostra modernità fosse costruita su di un castello di carta: si parla già di ricostruzione, di piani straordinari europei, Germania permettendo, di novelli piani Marshall straordinari, e tutto ciò non dopo anni di guerra, ma dopo un evento in corso da alcune settimane.

Questo perché l’intera economia mondiale si basa sul movimento: di merci, capitali, di esseri umani invisibili ai più ma connettori pratici di tutto ciò; quest struttura è andata in crisi per l’atto collaterale, ma centrale, alla pandemia, ovvero il fermo. Stare fermi.

Dopo il Crollo di Wall Street del 1929, la crisi dei Subprime del 2006, la più devastante potrebbe esser ricordata come La crisi dei divani. Il mondo che cambia stando seduti.

Italia record di morti da Covid in Europa ma si discute del Natale

Coronavirus Italia: la ripartenza

E, infine, c’è il dopo, la ripartenza che abbiamo appena cominciato a percorrere. C’è il quotidiano bollettino che ora serve a rassicurare l’utenza, quanto appena poche settimane, se non giorni, era il termometro delle paure.

Calano i nuovi positivi, stabili i decessi, ottimismo del Comitato Tecnico Scientifico. Frasi che risuonano come un mantra.

E poi le nuove ansie da fine quarantena: ci siamo adattati e adesso tornare a vivere può fare paura. E poi il piano di riaperture per aziende, locali e attività sportive, le frecciate tra regioni e governo centrale, le promesse di soldi a pioggia per tutte le categorie colpite.

La cronaca la conosciamo. Il percorso che armonizzi tutto ancora no.  Ma è proprio dalla definizione del percorso che si arriverà a un bivio in cui dover scegliere la strada che si vorrà attraversare.

Perché se la paura come abbiamo visto, è ora populista o sovranista, il virus è complesso e complesse sono tutte le condizioni che si creano e si creeranno per superarlo definitivamente. Andrà tutto bene. Si è detto per settimane ossessivamente.

Ma sta andando tutto bene realmente? Perché tutti vogliono pensare che la crisi può essere superata senza che la nostra percezione di noi e del mondo ne sia modificata realmente, ma può essere così?

Si può attraversare l’epidemia senza esserne toccati?

 

Coronavirus fase 2, Conte: “Fate vacanze in Italia”

 

 


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

Ti potrebbe anche interessare

Ultimi articoli