Streaker: una storia vera accaduta durante il lockdown.

Elena Bibolotti ci conduce in questa storia liberamente cesellata ma vera, accaduta in un borgo italiano durante il lockdown.

Streaker

Nina cerca di liberare il braccio dal corpo del padre. Il telefono suona a più riprese da almeno dieci minuti. Gli occhi dell’uomo in pigiama guardano il nulla di là della parete, muto, innocente, inconsapevole di tutto, comprese le ragioni per cui al posto di quella brava donna forzuta e garbata adesso c’è quella giovane sbrigativa che assomiglia a qualcuno di famiglia. Solo sapesse cos’è una famiglia.

Il telefono squilla di nuovo.

Dio mio dammi la forza di arrivare alla fine di ‘sto cazzo di lockdown.

Nina siede accanto al mobiletto in corridoio e risponde. Lì c’è il notes che serve per disegnare ghirigori durante le telefonate al fisso sul quale chiamano per lo più i parenti, il medico di famiglia e Maria. La luce del mattino illumina la foto di loro quattro in gita a Pompei. Nina aveva dieci anni. Poi sua madre se ne andò. Poi se andò il fratello, non per il cancro ma per lavorare in Germania.

Sì, Luciano l’ho sentito. Dice che anche da loro chiuderanno. Ma no ma no che non può scendere. Quello tiene i figli, il suocero che sta più di là che di qua. Ma no, Marì, dai che ce la posso pure fa’ da sola.

Tira fuori il piede dalla pantofola: ha bisogno dell’estetista. Muove le ciocche bionde. Mostra allo specchio un’espressione critica. Ogni volta che è Maria a parlare, allontana la cornetta e si avvicina alla stanza del padre per sentire.

Magari ad avercelo ancora un sabato sera, Marì. Sì, qualche volta ballo per esercitarmi. Poi però mi viene da piangere. No, non è il tango a farmi piangere, ma l’idea di non ballarlo più.

Papà, mangia ancora un poco e dai

Nina alza il cucchiaio e lo avvicina alla bocca del padre che guarda sempre di là della parete e di Padre Pio, come non avesse alcun interesse al di qua, nemmeno una vita. Ingoia e bofonchia, bofonchia e ingoia. Nina gli pulisce la bocca.

Sì papà, il lievito e la farina li ho comprati. Pure le noci. Che così le trito e le metto dentro alla pagnotta che ti fanno bene.

Alza il volume della TV. Sfilano gli uomini della protezione civile. Inizia la conferenza stampa. Nina siede accanto al padre dopo avergli passato una mano sulla testa canuta. Ascolta, commenta spazientita. I numeri dei contagi salgono assieme a quelli dei morti.

 

Streaker: una storia vera accaduta durante il lockdown.

 

Quando era bambina i suoi la portavano a teatro. Al Bellini, proprio sul Corso, la domenica pomeriggio. Ci andava anche Luciano ma poi si addormentava. Nina no. Amava la prosa. Le metteva strani brividi addosso. Ma non era il dramma in sé, non la bravura degli interpreti a emozionarla, quanto l’idea che le prendeva nei momenti di maggior drammaticità, di alzarsi dalla poltrona di velluto e mettersi a fare qualcosa di folle.

Le succedeva anche a Messa, durante l’eucarestia. Immaginava se stessa alzarsi dal banco, salire sulla panca e improvvisare uno spogliarello. Durante il funerale di zia Giovanna dovette uscire dalla chiesa di corsa per non farlo.

Come adesso, che neppure se suo padre fosse in sé potrebbe fermarla, mentre si toglie di dosso quei tre strati di roba, senza vergogna, davanti a lui che tanto guarda altrove: maglione, maglia, canotta, reggiseno, tuta, collant, slip.

Esce. Fa ancora freddo. Neppure un vicino sulle scale del palazzo. Stanno tutti rintanati come topi. Ma d’altra parte che devi fare in questo paesello che a stento è segnato sulle cartine.

Sono tutti morti, forse. E Nina danza, nuda, per le scale, per la via deserta.

Poi le sente le voci, sono lontanissime, come provengano da un sogno: Ma che ti sì impazzita; Torna a casa che tieni a tuo padre malato; Ma chi è, fammi guardà, ma quella non è la figlia del professor Cuomo? Ha perduto la testa, chiamate la polizia.

Nina danza al suono della sirena della volante. E ride, ride da matti, come se nulla più al mondo potesse fermarla. Ormai ai balconi ci sono proprio tutti. Tutti con il cellulare in mano a filmare la novità più sconcertante degli ultimi cinquant’anni. La volante si ferma. I due uomini i divisa raggiungono Nina e cercano di coprirla. Lei si ribella, li insulta. Gli uomini la lasciano senza perderla di vista. Nina raggiunge l’auto, si stende supina sul cofano dell’auto, nuda. E ride.

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Elena Bibolotti

About Elena Bibolotti

Si è diplomata alla Silvio d’Amico. Ha pubblicato diversi romanzi e racconti. È autrice di "Justine 2.0" (2013, Ink Edizioni), "Pioggia dorata" (2015, Giazira Scritture), "Conversazioni sentimentali in metropolitana" (2017, Castelvecchi), "Io e il Minotauro" ( 2020, Giazira Scritture) ->
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