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La manovra del governo finanzia fondazioni legate a Veltroni e Minniti, simboli di un’élite autoreferenziale che occupa il mercato delle idee. Destra e sinistra convergono in un consociativismo ideologico che restringe lo spazio democratico e alza il livello repressivo.
Le fondazioni di regime
Nella nuova finanziaria, sono duecentomila gli euro destinati alla neonata fondazione “Giorgio Napolitano” presieduta niente popò di meno che dal tuttocampista Walter Veltroni; ben quattrocentomila invece andranno a facilitare le attività della fondazione “Med-Or” di Marco Minniti. Una sorta di agenzia spionistica privata che avrà il nobile compito di scovare putiniani, filo-russi, e, perché no, semplici contestatori del sistema, ovunque questi si manifestino.
Le classi dirigenti liberali sono affette da autismo programmatico. Non riescono a svincolarsi dall’impostazione ideologica definita agli albori degli anni Novanta, quando l’ebetismo ottimista imprigionava la politica con i ragionamenti sulla diffusione scorrevole della democrazia e del modello di mercato statunitense in tutto il mondo. Quell’approccio viene ancora evocato anche quando la sua riproposizione indefinita potrebbe anche risultare dannosa per gli interessi che si vorrebbero difendere.
Le élite occidentali, soprattutto quelle rinchiuse nel fortino europeo, vivono in una vera e propria comunità chiusa, impermeabile al giudizio altrui, ignifuga a qualsiasi altra visione del mondo. Non avendo altre opportunità di socializzazione, se non quelle determinate dalle loro associazioni o dai loro think tank, hanno sviluppato un senso comune inossidabile nel loro continuo straparlarsi addosso. Un chiacchiericcio rumoroso riprodotto pedissequamente nelle televisioni, sulla carta stampata, luoghi nei quali vengono reclutati nuovi adepti e nuovi messaggeri del Verbo.
La società civile insomma ha un compito ideologico fondamentale per il Regime. Deve indirizzare l’opinione pubblica. Vediamo in questi giorni tutta la sua ipocrisia, nel momento in cui ha dovuto, suo malgrado, sopportare benevolmente la solidarietà di massa con i palestinesi per poi, immediatamente dopo, vendicarsi, esultando per l’inchiesta sui cosiddetti finanziamenti ad Hamas, suggeriti da uno Stato terrorista la cui condizione dovrebbe essere, oggi, quella del processo internazionale per crimini contro l’umanità e per genocidio.
Ma la società civile, appunto, ha il compito di occupare militarmente il mercato delle idee in modo che quel ristretto gruppo di tecnocrati, tutti affetti da una evidente sindrome sociopatica, si convinca sempre di più della sua missione civilizzatrice e, grazie a uno sguardo perennemente autoreferenziale, si impegni in una pervicace azione ideologica, anche di fronte all’apparire drammatico della realtà.
In questo modo intercambiandosi compulsivamente i ruoli di vertice tra mondo dell’impresa, del giornalismo, della consulenza, della politica e dell’Accademia, potrà imporre l’agenda senza preoccuparsi della democrazia.
I finanziamenti alle due fondazioni, l’una dedicata al Capo dello Stato che più di ogni altro ha contribuito all’espansione del totalitarismo liberale con interventi anticostituzionali e intrinsecamente golpisti e l’altra ideata per privatizzare l’intelligence, dimostrano la totale indistinguibilità tra destra e sinistra e la loro reciproca interdipendenza nella gestione dittatoriale dello spazio pubblico. Un consociativismo non più personalistico, non più amichevolmente furfantesco, quando si maneggiava con disinvoltura il manuale Cencelli, ma spietato perché ideologico.
Così quelle classi dirigenti, ormai quasi del tutto screditate, devono per forza di cose alzare il livello della repressione. Da qui gli arresti, le spedizioni censorie, le campagne di diffamazione e le sanzioni individuali. Andrà sempre peggio.

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