Garlasco e la giustizia-spettacolo: il fascismo che non urla

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La vicenda Garlasco svela un fascismo moderno: non urla dai balconi, ma si nutre di visibilità e spettacolo. Processi ridotti a show, magistrati e avvocati star da social. La giustizia si piega al mercato delle emozioni, tra like e sentenze teleguidate.

Garlasco e i processi irresponsabili

La vicenda Garlasco rivela aspetti inquietanti del nostro fascismo ammodernato che non veste camicie nere né discorsi urlati da un balcone. È quel fascismo corredato da fascisti compiaciuti per la raggiunta visibilità, orgogliosi di prendersi la scena da personaggi.

Un fascismo, quello liberale, così orgoglioso del pubblico ludibrio ingaggiato dai professionisti della comunicazione, sempre lesti nel far diventare un processo, un’indagine, un avviso di garanzia, degli spettacoli ludici nei quali è doveroso incalzare i magistrati riaffermando, per settimane, per mesi e anni, sospetti, indiscrezioni, maldicenze e ferree convinzioni.

Tutti diventano parti in commedia, e nessuno si accorda col senso di responsabilità dovuto al proprio ruolo sociale. Tanto che oggi un avvocato difensore, già schiacciato dal peso del processo che, negli anni, ha visto il pubblico inferocito e appassionato di esemplarità imporre sentenze teleguidate dagli anchorman più sofisticati, ha pensato bene di infarcire la merce giudiziaria, ormai inserita nell’architettura dello Spettacolo, con un post su Instagram.

Sì proprio Instagram. “Guerra dura senza paura. CPP (Codice di procedura penale) we love you”. Manco fossimo nello show del sabato sera quando la soubrette ammicca alla telecamera, neanche fossimo in una rissa mediatica che contempla lo sforzo bellico.

Salvatore Satta, giurista e scrittore, intellettuale capace di districarsi tra diritto e letteratura, in un pamphlet edito da Adelphi “Il mistero del processo”, descrisse il senso della vecchia sbarra che regolava l’accesso al pubblico nelle aule di giustizia perché quest’ultimo non diventasse attore del processo pur prendendone parte.

Oggi anche gli attori del processo dovrebbero rientrare nei ranghi, dotarsi di un’immaginaria sbarra perché non si percepiscano star system, perché non si lascino fagocitare dalle sirene della visibilità, dalle lusinghe dei consumatori di spettacoli giudiziari alla “Chi l’ha visto”.

Dovremmo tutti tornare a contemplare un po’ di serietà e ripudiare insulse nozioni quali efficienza, performance o mercato. Il mercato dei delitti e delle pene.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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