Fuochi nella notte di San Giovanni

La notte di San Giovanni, la notte dei prodigi e delle meraviglie, porta in sé rituali misterici che affondano le loro radici in archetipi millenari e comuni a tutte le civiltà più antiche.

La notte di San giovanni

Dal punto di vista astronomico, è il giorno in cui il sole raggiunge il suo zenith e le giornate dei solstizi, in tutte le tradizioni precristiane, erano considerate sacre al punto tale che ancora oggi, inconsapevolmente, ne tramandiamo la memoria, a volte come rito scaramantico e altre per semplice curiosità.

Si tratta della più grande festa pagana incorporata nella tradizione cristiana, immortalata finanche in una delle più famose opere di Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate, quando in gran parte dell’Europa e del Nord Africa i contadini accendevano grandi falò sulle colline per propiziarsi la “benevolenza” del Sole (e della Natura) per i futuri raccolti, mentre intorno alle fiamme i più giovani danzavano e cantavano con il capo cinto da corone fatte di artemisia e verbena.

Queste piante, insieme all’iperico, non solo erano considerate come potenti rimedi curativi, ma si prestavano soprattutto alla preparazione di incantesimi e pozioni d’amore.

In questa notte, tutto parlava di magia e tutto aveva un significato simbolico, dualistico e propiziatorio: è la celebrazione della luce, ma i suoi rituali avvenivano di notte.

Fuochi-nella-notte-di-san-giovanni

La notte dei fuochi

È l’esaltazione del fuoco, del Sole, elemento maschile, come simbolo di purificazione e fertilità, ma è anche la celebrazione dell’acqua, dell’abbondanza che fluisce e inonda, elemento femminile dominato dalla Luna.

È la notte in cui si aprivano i cieli e i mondi del visibile e dell’invisibile entravano in contatto in un’atmosfera incantata e sospesa, alla “porta” che ne consentiva il passaggio.

Gli antichi Romani vi avevano posto Giano(Ianus), il dio bifronte, colui che vedeva il passato e futuro, che apriva e chiudeva i cicli della Natura, sostituito per “sovrapposizione”, in epoca cristiana, dalle figure di San Giovanni Battista (colui che annunciò al mondo l’arrivo del Messia, fonte di luce e di rinascita) per festeggiare il solstizio d’estate e da San Giovanni Evangelista per il solstizio d’inverno.

Così, con il passare dei secoli e con il cristianesimo in pieno sviluppo, la notte degli incantesimi divenne quella di San Giovanni e il sincretismo religioso fece il resto: l’acqua come elemento ancestrale alla base degli antichissimi rituali, si trasformò in elemento salvifico attraverso il rito del Battesimo.


 

Dai riti per la fertilità al Battesimo

Che gli antichi rituali misterici finissero con il confondersi tra le maglie della nuova religione, fu un fenomeno lento, ma irreversibile, anche se per secoli, tra i ceti più popolari, la notte di San Giovanni continuò a rappresentare la celebrazione della fertilità in ogni sua forma, ludica, superstiziosa e soprattutto erotica.

Il tuffarsi in acqua in piena promiscuità, completamente nudi, osservando le millenarie tradizioni propiziatorie nei confronti delle forze generatrici dell’Universo, strideva fortemente con il senso stesso del sacramento del Battesimo.

Il sacramento, almeno fino all’Ottavo secolo, veniva somministrato il giorno della nascita del Santo e i catecumeni, desiderosi di purificarsi prima di diventare neofiti, dovevano immergersi completamente in qualunque specchio d’acqua, fiume, mare o lago.

Questa prevedibile confusione tra i vari rituali, fu una naturale evoluzione di ciò che si potrebbe immaginare come una forza centripeta tra la Natura e gli Uomini.

Essi, dopo secoli di magico equilibrio, proprio non ne volevano sapere di chiudere definitivamente quella “porta” foriera di rinascita, di luce e di incantesimi.

Nel corso dei secoli, numerosi furono gli uomini di Chiesa a condannare la pratica del Battesimo per immersione durante la notte di San Giovanni.

Sul finire del X secolo, con una cristianizzazione capillare nei Paesi Europei, il problema fu in parte risolto con la somministrazione del Sacramento per aspersione.

C S I – Fuochi nella notte di S. Giovanni

 

Rituali ancestrali

Restava però da combattere ancora la pervicace resistenza dei rituali ancestrali che nella notte di San Giovanni il popolo continuava a replicare, confondendo inconsapevolmente gli antichi culti con le leggende sorte intorno ai prodigi legati al Battista.

In merito, vale la pena ricordare parte del testo di una cantata, scritta dal Velardiniello, “museco ‘nfra li buone e ‘nfra li mastre“, primissimo autore di Villanelle.

Si tratta di un genere musicale nato a Napoli nel XV sec., dall’incontro con la cultura spagnola del Viceregno ),e  il Velardiniello ci descrive questa scena:

Li femmene la sera de San Gianne
jevane tutte ‘nchietta a la marina
allere se ne jeano senza panne
cantanno senza maie la romanzina

Insieme alle donne, si tuffavano in acqua ovviamente anche gli uomini tra canti, balli sfrenati, falò, ‘ntrezzate e ‘mpertecate, vino, musica e varie amenità.

Fuochi nella notte di San Giovanni

La notte di San giovanni a Napoli

Le cerimonie della festa a mare o della Bona (così veniva definita la celebrazione di San Giovanni a Napoli) duravano un ottavario e all’Eletto del Seggio del Popolo spettava l’onore di aprire la processione.

Il corteo partiva dalla Chiesa di San Gregorio Armeno (dove erano custodite le reliquie del Battista) per poi giungere nei pressi di Piazza Mercato, dove sorge l’antichissima chiesa normanna di San Giovanni a Mare.

Qui, su questa lingua di terra e sabbia, oltre le strade ornate dai paratori e l’incredibile folla, si poteva ammirare lo spettacolo delle galere e delle barche dei pescatori uscire dal porto e illuminare con le loro fiaccole la meraviglia del Golfo.

Nel 1653, su ordine de Vicerè Don Garcia de Avellaneda y Haro, conte di Castrillo, furono definitivamente vietati sia i balli sia l’usanza del bagno nudo in comune.

Pare infatti, che il povero Vicerè Castrillo fosse stato obbligato dalla sua consorte, Maria de Avellaneda Delgadillo (notoriamente bigotta), perchè “promiscuità di homini et femmine” procurava inquietudini e turbamento.

A lei, probabilmente.

 


, ,

About Paola Filardi

Archeologa "prestata" al sociale, visceralmente partenopea, esperta in story telling e in progetti di recupero e valorizzazione del patrimonio culturale e di rigenerazione urbana
View all posts by Paola Filardi →