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domenica 23 Gennaio 2022
AgoràChe Guevara, il mito pop che resiste all'usura del tempo

Che Guevara, il mito pop che resiste all’usura del tempo

Ernesto Che Guevara, mito rivoluzionario e icona pop, che non accenna a diminuire, nonostante la storia abbia preso una piega non proprio collaborativa verso i tentativi di resurrezione delle idee più progressiste.

Che Guevara, il mito pop

Se la sinistra affanna, l’icona del Che continua a vivere di vita propria, una contraddizione che dovrebbe essere, dunque, il cuore di un ragionamento: perché trionfa il mito del rivoluzionario e non la rivoluzione?

Bè, in parte questo accadeva già 50 anni fa quando, per esempio, proprio Guevara e il Vietnam diventarono la rivoluzione che nei paesi occidentali non si poteva più fare, e la funzione dei media è stata fondamentale: tutti hanno in mente le immagini televisive, le commemorazioni logorroiche di Fidel Castro, la canzone ‘Aprendimos a quererte” di Carlos Puebla, il diario del Che in Bolivia.

Tutto forse cominciò con una foto: la salma di Guevara immortalato da un fotografo che certo aveva visto il Cristo morto di Mantegna. La simbologia trionfò su ogni dubbio e su ogni analisi storica, diventando icona religiosa. Ma anche icona della modernità, tanto che fu Andy Warhol a sfruttarne la potenzialità, collocandolo accanto alla serialità grafica di Mao e Marilyn.

Viene in  mente il regista Steve Sodebergh quando presentò la sua doppia opera dedicata a Guevara (piuttosto dimenticabile): “Guerriglia”, e “Che, l’argentino” e finì  a definire il suo eroe attraverso una caratterizzazione hollywoodiana: “Era un po’ Steve McQueen, un po’ Gregory Peck”.

Dunque uno straordinario miscuglio di realtà e drammatizzazione.

Che Guevara, il mito pop che resiste all'usura del tempo

Iconografia del mito rivoluzionario

La sua icona ha resistito al logorio del tempo, con tutto ciò che si è portato dietro: l’assassinio a 39 anni di età, l’abbandono dell’Avana quando era al culmine della popolarità come leader della rivoluzione, la sua coerenza portata fino alle estreme conseguenze; il volto da eroe giovane e bello ritratto in decine di fotografie (in particolare quella iconica di Alberto Korda, con il basco e lo sguardo rivolto all’orizzonte).

E ancora un viaggio giovanile in alcuni paesi latinoamericani a bordo di una moto (celebrato dal regista brasiliano Walter Salles nel film I diari della motocicletta, del 2004). E infine quella morte violenta, brutale, che lo ha consegnato ai posteri come un novello Cristo. Quel giorno finiva il ribelle rivoluzionario e nasceva il mito.

Che Guevara, il mito pop che resiste all'usura del tempo

L’iconografia

Guevara è diventato uno dei riferimenti del ’68, del ’77, dei No global e di chiunque rifiuti l’ordine costituito in ogni angolo del mondo, da Cuba al Molise, dal Venezuela al Laos.

È dunque l’unico mito rivoluzionario che resiste. Per le generazioni contemporanee, come per quelle precedenti, anche se non hanno mai letto i suoi scritti e conoscono ben poco della sua biografia, il Che è sinonimo di ribellione al potere e di indissolubile rapporto tra etica e politica.

A conferma della capacità di tenuta del mito Guevara non c’è solo il fenomeno delle magliette e delle bandiere con il suo volto.

In questi cinquant’anni passati dalla sua morte, la sua immagine, considerata la più riprodotta ed esposta della storia dell’uomo, è finita ovunque. Su bandiere e magliette l’abbiamo detto. Ma anche su portachiavi, magneti da frigorifero, distintivi, souvenir, piattini di ceramica, mouse, e berretti.

È comparsa comi tatuaggio, quella stessa foto, sul bicipite di Diego Armando Maradona e sugli addominali di Mike Tyson.

Qualche anno fa si organizzò un convegno su Che Guevara anche in una sede di Casapound…

Che Guevara, il mito pop che resiste all'usura del tempo

L’eredità del Che

La faccia del Che è di per sé un marchio e il simbolo globale della ribellione pura, più ancora delle sue idee.

Probabilmente il suo impianto ideologico, espresso nel saggio Il socialismo e L’uomo a Cuba, è molto meno noto alla maggior parte dei suoi adepti rispetto al celebre ritratto di Alberto Korda.

Il volto del Che è considerato il simbolo globale di una sfida allo status quo, della ribellione contro le ingiustizie. È  l’eredità del ribelle che ci ricorda che bisogna prendere posizione e, se serve, combattere fino alle estreme conseguenze. Ci sono pochi altri volti in grado di esprimere un messaggio simile.

Perché Guevara, per quanto fossero trendy, come diremmo oggi,  il suo basco e la sua barba, era un guerrigliero. Non era un marchio o un attore. La vita del Che era sostenuta dalla coerenza tra il suo pensiero e le sue azioni. Questa è la più grande eredità.

Come ha scritto Liudmila Pena Herrera sulle pagine della Juventud Rebelde :

“Questa è, per me, la definizione più esatta di ciò che dovrebbe essere un leader rivoluzionario: fango fino alle ginocchia se necessario per seminare; con la suola dipinta di terra rossa se la fabbrica ha bisogno di produrre più nichel; pranzare in una sala con gli operai se si vuole davvero sapere di cosa ha bisogno il minatore, cosa pensa la sarta, cosa manca al dottore, l’angoscia e i sogni del contadino. Insomma la vita che quella massa pensante che sono le persone, e chi ha bisogno di sapere che chi le chiede e le promette, è prima capace di sentire e di fare.

Perché, come ha detto lui stesso nel suo intervento in occasione della premiazione degli operai eccezionali del Ministero delle Industrie, il 30 aprile 1962, chi fa la storia, chi la fa giorno per giorno attraverso il lavoro e la lotta quotidiana , che la firma e la fa diventare realtà nei grandi momenti, è la classe operaia, sono gli operai, sono i contadini, siete voi, compagni, gli artefici di questa Rivoluzione, i creatori e i sostenitori di tutto ciò che c’è di buono in essa.”

53 anni fa veniva assassinato Che Guevara moriva il ribelle, nasceva il mito (2)

Sua figlia Aleida Guevara in un’intervista rilasciata al quotidiano Vanguardia,  lo ha ricordato così:

Penso che abbia adempiuto a quello che diceva sempre, perché giovanissimo affermava che quando sentiva odore di polvere da sparo e sangue, sarebbe stato accanto agli operai, agli umili, e lo ha fatto. In qualche modo, il Che continuerebbe oggi a fianco dei nostri popoli. Partecipare e attirare la nostra attenzione. Correggere i nostri errori .

53 anni fa veniva assassinato Che Guevara moriva il ribelle, nasceva il mito (5)

Siamo un esercito di sognatori. è per questo che siamo invincibili. Ernesto Che Guevara

 

 

 

 


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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